Avete vinto voi…

Il progetto...

Già, il progetto.

Non credo esista al mondo una tifoseria più allergica a questa parola. Purtroppo lo so e convivo da sempre con questa profonda dicotomìa tra il mio pensiero e quello della stragrande maggioranza del tifo amico. Il web mi ha soltanto permesso di comprendere di non essere in realtà davvero solo a pensarla in un certo modo, ma in ogni caso sempre di grossa minoranza parliamo.

Ed è per questo che, inconsciamente, speravo che fosse proprio la “nuova” proprietà a farsi portavoce di un nuovo modo di pensare, di tifare, di sostenere, di criticare e di stimolare la squadra. Chi, se non lei? Chi, più di lei, avrebbe potuto farlo? Poi i cinesi, si sa, sono famosi per la loro proverbiale pazienza, così distante dal mondo occidentale frenetico e stressato.

 

E non mi sono sorpreso quest’inverno quando, a fronte di un girone di andata ottimamente condotto, con un terzo posto più saldo che mai e un girone di Champions durissimo (DURISSIMO) svanito, per colpa nostra certo, ma con un bella dose di sfortuna (e in ogni caso facendo un’ottima figura), una bella fetta di tifoseria ha cominciato a scaricare senza motivo un quantitativo non indifferente di letame addosso al nostro allenatore, colpevole come al solito di non aver stravinto il girone di Champions e di non essere ad almeno 2 punti di distacco dalla Juve capolista.

Non importa se all’inizio della stagione l’obiettivo, dichiarato dalla società e non da Tuttosport, fosse il terzo posto e una bella figura in Champions. L’obiettivo del tifoso interista non è mai quello prefissato e soprattutto non è mai quello raggiunto, perché manca sempre qualcosa: una volta è il gioco offensivo, un’altra quello difensivo, un’altra ancora “la mancanza di palle”, per proseguire con il tasso tecnico della squadra e/o di alcuni giocatori, il numero di fuoriclasse in rosa, la continuità di rendimento con le piccole, gli scontri diretti con le grandi, il numero di tiri in porta, il numero dei cross e così via.

Questa volta invece il problema è stata la mancanza del nostro allenatore di saper leggere le partite in corso unita ad un’eccessiva prudenza nei cambi, volti sempre al conservatorismo e mai al progressismo.

 

Per dire, a titolo di piccolo esempio, il tifoso interista, ripensando a Inter-Juve 2-3 della stagione precedente, ha in mente solo il cambio Icardi-Santon come genesi dell’apocalisse e annulla completamente tutti i seguenti ricordi legati alla medesima partita:

  • In 10 contro 11 per un espulsione dopo soli 17 minuti, sul punteggio di 0-1;
  • Un dominio totale, incontrastato, pazzesco, a tratti commovente, per tutta la partita, contro un avversario superiore e in vantaggio di gol e di uomini;
  • Un’assurda, pazzesca e decisamente commovente NON espulsione di Pjanic sul risultato di 1-1;
  • Un ribaltamento del risultato che ha dell’incredibile, con addirittura ulteriori occasioni per il 3-1, di fronte al nulla totale prodotto dalla Juve per quasi 75 minuti dopo l’espulsione di Vecino;
  • Un gol del 2-2 che definire casuale e fortunoso è un mero eufemismo;

Tutto ciò unito al fatto che all’Inter quei 3 punti servivano molto ma non moltissimo (come infatti poi si è rivelato essere), mentre alla Juve servivano molto di più (per ulteriori prove si rimanda al punto della non espulsione di Pjanic di cui sopra).

 

Sinceramente, da Spallettiano, riconosco persino che trattasi di una critica sensata, anche se il buon ADV ha più volte smentito tale tesi e mi ha sempre trovato più che d’accordo, però comunque ci sta che non tutti la vediamo allo stesso modo.

Ma ovviamente questo spunto per una discussione civile e costruttiva è deflagrato in un odio nei confronti del nostro allenatore che ha del surreale e pertanto, con ancora tutti i nostri bei obiettivi alla portata, ha gettato l’ambiente e la squadra nel solito clima di inquisizione intollerabile e infondato, a cui, ciliegina sulla torta, si è aggiunto il caso Icardi.

Caso Icardi che, inspiegabilmente (e qui ci vedo una bella dose di malafede da parte del tifoso interista), agli occhi di molti ha rappresentato un ulteriore elemento a discapito dell’allenatore, reo di non si sa bene cosa nei confronti della gestione del centravanti argentino.

 

E si badi bene, non sto affermando chi abbia ragione e chi torto in questa vicenda, ma semplicemente che in tutta questa storia si possono addebitare colpe al calciatore, al suo procuratore, alla società, finanche allo spogliatoio, ma è oggettivo il fatto che l’unico esente da colpe sia l’allenatore, che ha semplicemente preso atto di una decisione perpetrata della società, cui tra l’altro nessuno della squadra si è mai ribellato (segno che evidentemente lo spogliatoio ha apprezzato), e che addirittura è riuscito a tenere la barra dritta nel successivo periodo di emergenza (in alcuni casi, estrema) senza mai perdere di vista l’obiettivo principale e la gestione dello spogliatoio. E scusate se, nel frattempo che ci accapigliavamo su chi avesse ragione e chi no, ha continuato a macinare punti.

 

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