Avete vinto voi…

Terza parte

In tutto ciò si è fatta larga l’idea che il nostro attuale allenatore non sia un vincente e che pertanto non potrà mai riportarci ai livelli che una squadra della nostra storia e del nostro blasone merita.

Ho vissuto quindi questi ultimi mesi in uno stato di netta divergenza con il resto dell’ambiente, così profonda come sinceramente mai mi era accaduto in passato, e vi dico altrettanto sinceramente, anche se so che ciò mi attirerà molte critiche, che sono arrivato persino ad odiarvi, calcisticamente parlando.

 

Per quanto possa valere, cioè meno di zero lo so, siete riusciti nell’impresa di farmi invidiare i tifosi delle altre squadre. Sì, anche gli juventini e i milanisti. Anche loro. Perché persino loro non si sognerebbero mai di attaccare la propria squadra in maniera gratuita e addirittura contro le evidenze dei fatti. Perché anche loro riescono sempre a tirare fuori la parte positiva delle questioni riguardanti la propria squadra, non fosse altro che per non dare soddisfazione ai tifosi avversari, a trovare il buono nei propri calciatori anche quando questo buono esiste solo nella loro mente.

Ho visto tifosi milanisti affermare che Calabria sia un giocatore di calcio, mentre vedo milioni di tifosi interisti vomitare di tutto addosso a D’Ambrosio.

 

Perché torniamo al discorso di prima, ovvero che al tifoso interista manca sempre qualcosa, e D’Ambrosio ne è l’emblema. Il buon Danilo non è un campione, e mai lo sarà, ma è impossibile non aver notato l’enorme impegno, la determinazione e la voglia che ci mette in ogni singola partita, è impossibile non aver notato che quest’anno persino le sue performance sono state di alto livello (sì ragazzi, D’Ambrosio quest’anno ha fatto una grande stagione, fatevene una ragione).

È impossibile non averlo notato, tranne che per i tifosi interisti.

Loro non notano mai le cose positive, ma sempre e solo quelle negative, e quando queste ultime mancano, o stanno per esaurirsi, le inventano. E le cavalcano, con un impeto che ne basterebbe la metà per supportare al meglio la squadra e che invece loro riservano per giudicare, sentenziare, bocciare, cassare, umiliare e annientare tutto ciò che riguarda il contesto della propria squadra.

Si potrebbe scrivere un trattato di psicologia sui complessi di inferiorità del tifoso interista medio, che è schiavo delle proprie vittorie passate e non sa gestire emotivamente nessun’altro sentimento diverso dalla vittoria.

 

L’Inter è la squadra che fa il Triplete perché è l’unica condizione accettabile e accettata dai suoi tifosi; anche solo un piccolo passo falso farebbe crollare tutto il castello e non si salverebbe nessuno.

Ma il Triplete, se va bene (perché c’è chi se ne sta facendo una malattia ad altre latitudini), lo fai una volta o due nella vita, ma ciò non può voler dire che in tutti gli altri casi si tratti di fallimento.

Non può, non deve essere così.

Vi lamentate dei tuttapposters, degli inguaribili ottimisti, ma non può essere sempre tutto sbagliato, tutto negativo, tutto da rifare. Non può sempre essere mancanza di ambizioni se si vuole fare un passo alla volta, se ci si accontenta oggi per cercare di ottenere di più domani, se si vuole trovare il lato positivo nei propri calciatori, al proprio allenatore, alla propria società, perlomeno fino al termine di una stagione.

Non può essere sempre migliore quello che non abbiamo, quello che hanno gli altri e mai quello che abbiamo noi.

Non può e non deve essere così.

 

Non può essere così impossibile imparare dagli errori passati.

E quindi questi ultimi mesi sono stati una sofferenza, perché ho percepito nettamente, senza capire il perché, che ciò che desideravo io per la mia squadra era entrato addirittura in antitesi con quanto sperato dalla maggioranza dei miei colleghi di tifo, che quelli che ai miei occhi erano (e sono) comportamenti corretti, plausibili, persino efficaci da parte di taluni, sia in campo che fuori, erano (e sono) giudicati scorretti, provocatori, finanche disastrosi e oltraggiosi. Ma soprattutto, che tutto ciò che a mio avviso di buono è stato fatto e tutte le basi che sono state gettate negli ultimi due anni vengono giudicate addirittura come nulle e fallimentari.

Che gli obiettivi che stanno per essere raggiunti di colpo non sono più gli obiettivi veri, perché questi ultimi sono stati clamorosamente mancati per colpa del nostro allenatore.

 

Quali siano, però, questi reali obiettivi, non è dato sapere.

O meglio, si sa, ed è sempre quello che manca, ovvero tutto ciò che è differente dalla vittoria. Il tifoso interista concede l’onore delle armi solo all’avversario, mai ai suoi beniamini.

 

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