#InterEmpoli, si torna a respirare…

Terza parte

D’AMBROSIO 9

Il salvataggio vale due punti e mezzo abbondanti perché salva una stagione e perché è perfetto… nel rimediare al suo stesso errore, ovvero di provare una salita senza senso per un fuorigioco che non ci sarebbe mai stato.

Questo intervento e la “parata” su Cutrone segnano la stagione, indelebilmente: era già successo l’anno scorso, ma quest’anno pesa di più, decisamente.

È costretto a stare più sulla difensiva da un atteggiamento dell’Empoli che lascia due attaccanti a presidiare la zona di De Vrij e Skriniar, così in attacco si vede pochissimo, mentre in difesa si limita all’indispensabile. Almeno finché non è necessario tirare fuori il coniglio dal cilindro…

DE VRIJ 6-

Sul gol dell’Empoli c’è anche la sua indecisione nel non voler rischiare un intervento in area di rigore: troppo conservativo. Sull’errore di Dalbert è sin troppo naif, cosa che regala palla all’avversario.

Ed è un peccato, perché in fase di distribuzione è stato quasi impeccabile, pur toccando meno palloni del solito, trovando “alla Blanc” quella palla splendida per Vecino da cui nasce il gol di Nainggolan, oltre a rischiare il gol (che avrebbe meritato) su calcio d’angolo.

Soffre un po’ troppo gli avversari, anche se dal punto di vista dei contrasti e dei duelli è una di quelle partite in cui esce largamente vincitore, cosa che negli ultimi tempi non gli è accaduta spesso.

 

SKRINIAR 6+

Nel primo tempo sbroglia un paio di cose che risultano fondamentali, è lui il più lucido.

Nel secondo tempo, con più spazi davanti, soffre più del solito, trovandosi costretto a posizioni ibride soprattutto quando entra Dalbert, che non capisce davvero mai, neanche una volta, da che parte mettersi.

ASAMOAH 6+

Ammetto che non mi era dispiaciuto affatto, più intraprendente del solito, con una conclusione che avrebbe meritato più fortuna. Forse quello che gli manca in avanti è fidarsi del primo istinto che gli arriva, ovvero provare a crossare di prima o attaccare lo spazio: quel tempo di gioco che perde nel pensare se sia o meno la cosa giusta… la rende comunque sbagliata.

Rispetto al solito è decisamente più arrembante, con una statistica al contrario rispetto ai suoi standard: un solo tocco al di sotto della propria trequarti, tutto il resto da lì in su. Mentalmente quello più caricato di tutti.

 

BROZOVIC 7

C’è un momento del secondo tempo in cui vorrebbe spazzare di sinistro al volo e sbaglia, regalando una palla poi pericolosa per l’Empoli: è uno di quegli atteggiamenti che dovrebbe eliminare per fare il definitivo salto di qualità.

È vero, sbaglia alcune scelte di pressing e non è sempre lucidissimo, ma fa una partita mostruosa sia dal punto di vista dei palloni giocati (oltre 100) sia dal punto di vista dell’interdizione, con una ventina tra duelli e contrasti, roba che di solito accumula un intero reparto difensivo, non solo un mediano/regista.

Non è questa la giornata in cui gli si può rimproverare la mancanza di lucidità, anche se in futuro servirà pure quella…

VECINO 6,5

Fin quando l’Empoli mantiene la squadra compatta (fatta eccezione per i due attaccanti) lui è quello che soffre di più, ed è incredibile se si pensa al Vecino dei primi 3 mesi della stagione scorsa, quello che sbagliava pochissimi passaggi e che sembrava sapesse gestire perfettamente proprio questo genere di situazioni.

 

Ma nella sua evoluzione è evidentemente passato mentalmente più ad attaccare che a difendere, anche se il pressing alto dell’Inter gli consente di guerreggiare dove più gli piace, sulla trequarti avversaria, risultando tremendamente efficace: anche lui esce vittorioso dalla gran parte dei duelli e dei contrasti.

Nel secondo tempo c’è tempo e spazio per attaccare e lui si lascia ingolosire, come quando trova lo spazio per il minuto giusto, quello dell’anno scorso contro la Lazio. Il tiro finisce sul palo, ma è un “passaggio” a Nainggolan.

Poi schianta, sbagliando alcune scelte in fase di copertura.

POLITANO 5

Spiace, perché per una parte sembra essere quello più propenso a far male all’avversario, ma poi si perde per strada.

Alcuni errori gravi, il più grave sul gol di Traore, ma soprattutto tante palle perse (10) e una non sempre felice scelta nella fase di ultimo passaggio, là dove dovrebbe brillare di più perché comunque ha ottimi mezzi tecnici, soprattutto se raffrontati al resto della rosa.

 

NAINGGOLAN 7

Not today.

Not today.

Il Ninja in versione Arya Stark toglie l’Inter da un pericoloso pasticcio e regala quella qualificazione Champions senza la quale il suo acquisto sarebbe passato come tra i meno azzeccati degli ultimi anni: non che lo redima totalmente, ma almeno gli restituisce (questo gol assieme agli altri cinque) il senso di un calciatore che era stato preso per alzare non il tasso tecnico ma quello mentale.

E la sicurezza con cui padroneggia il piattone del pareggio dimostra che il ragionamento non era poi così sbagliato.

Chiaramente il gol influisce sul voto, perché in generale la prestazione non è brillantissima, fatta di moltissimi buchi e tante pause, anche se rimane il più intelligente in fase di chiamata di pressing.

Anche per lui, comunque, non è la partita giusta per muovergli grandi rimproveri.

 

PERISIC 6,5

Poco da rimproverare anche a lui, che in attacco non sfonda ma che risulta comunque utile in entrambe le fasi, soprattutto nel secondo tempo quando entra Keita e l’Inter deve giocarsi il tutto per tutto.

Viene incredibilmente ammonito per una tacchettata che riceve lui, fallo del tutto simile a quello che portò all’espulsione di Vecino contro Mandzukic: qualcuno ci deve spiegare meglio il regolamento.

L’Inter dovrà farsi delle domande importanti sul croato e rispondersi nel più breve tempo possibile.

ICARDI 3

Nel rivedere la partita è cresciuto il fastidio provato durante la prima visione, ovvero quello generato dalle sbracciate, dagli sbuffi, da quella pantomima che ormai vediamo in campo da diverso tempo.

 

L’impressione lasciata è quella di un calciatore che ha sostanzialmente pensato a sé stesso e al suo gol, se volete è anche comprensibile visto che gli avrebbe restituito parte di quell’affetto che in questi mesi ha clamorosamente perso: per tutto il resto, ormai, non c’è speranza. Al gol di Keita è sparito dal campo.

Una chiusura amara con una prestazione più che sotto tono, nonostante un rigore procurato che ci stava (quello del primo tempo, ignorato da Banti) e quello che non ci stava e che poi ha sbagliato clamorosamente: credo sia il rigore tirato peggio in vita sua.

Ma è la prestazione nel complesso a lasciare l’amaro in bocca, perché c’è stato pochissimo impegno, pochissima corsa. Se volete, pochissimo cuore.

 

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