#InterEmpoli, si torna a respirare…

Ultima parte

KEITA 6

Saluta l’Inter regalandogli il meglio e il peggio: un gran gol e una sciocchezza dal QI calcistico di una ameba.

Non so cosa farà nella sua carriera, ma è certo che dovrà far capire ai suoi prossimi allenatori che lui è un attaccante, seconda punta o addirittura prima, perché da esterno non ha assolutamente nessuna delle letture necessarie per fare quel ruolo: sul gol l’errore tattico più pesante, ma c’è almeno un’altra mezza dozzina di situazioni che evidenziano una grave carenza dal punto di vista dell’intelligenza tattica.

Quando, però, va a fare l’attaccante, mostra che probabilmente avrebbe meritato più attenzione in questa stagione: 5 gol su appena 21 tiri in porta ne fanno un cecchino mostruoso dal punto di vista realizzativo. Soprattutto lo mettono sullo stesso piano di Politano, che però ha giocato per 2670 e più minuti contro i 969 (compresi i recuperi) di Keita. Il confronto, però, lo stravince con tutti: Lautaro 6 gol in 1476 minuti, Perisic 8 in 2872, Nainggolan 6 in 2872 minuti, Icardi 11 in 2405 ma con ben 5 rigori.

Va detto che i numeri non sono e non possono essere tutto, ce lo ricorda lui nell’azione del gol annullato a Brozovic: a certi livelli devi avere testa e lucidità, anche se ti chiami Zidane. Figuriamoci se ti chiami Keita.

 

MARTINEZ 5,5

Nel contropiede che sbaglia clamorosamente manifesta quella che è la sua più grave carenza: la velocità, soprattutto in progressione. In realtà gli manca anche la rapidità nel brevissimo, cosa che lui sa perfettamente perché si vede che ha imparato dai suoi difetti: è intelligente e ha provato a porgli rimedio forzando sul primo controllo di palla, cosa che lo porta di tanto in tanto ad arrivarci lungo, in scivolata, o sbagliando.

Attenzione, è un aspetto fondamentale sulla testa: chi lavora per correggere i propri difetti non può che avere la stima di chiunque. E lui ci ha lavorato tanto, è una cosa piuttosto palese.

Questo, però, dovrebbe imporgli di essere il più associativo possibile, di giocare di prima, fare da riferimento centrale, far salire la squadra: è un lavoro che sa fare (e anche bene) e che deve fare. Non contro l’Empoli, in cui non ha fatto una gran partita e ha giocato poco con e per i compagni: anche nell’azione del contropiede fallito sarebbe stato meglio lasciarla a Politano e allargarsi.

L’Inter può puntare fiches importanti su Martinez? Come unica alternativa sembra un rischio sin troppo azzardato, ma ha testa e qualità tecniche per emergere, anche se di lavoro ne ha tanto da fare.

 

DALBERT 3

Se potesse scegliere, si trasferirebbe da qualunque altra parte sul globo terracqueo pur di non essere lì, sul terreno verde di San Siro, con 140mila occhi a guardarlo.

La prestazione contro l’Empoli credo sia la pietra tombale sulla sua esperienza nerazzurra, perché il ragazzo mentalmente non sembra proprio in grado di sopportare certe pressioni: poco dopo il salvataggio di D’Ambrosio, che nasce da un suo errore, si piega appoggiando le mani sul terreno, manifestando una fottutissima paura (fisica) di combinarne un’altra.

Insomma, è stato a un passo dal passare alla storia come un altro Gresko: buon per lui che dall’altro lato c’era D’Ambrosio.

Il problema è che era l’unico terzino sinistro in rosa, qualunque altra sostituzione avrebbe comportato adattamenti non consigliabili in quel contesto: spostare un centrale o D’Ambrosio, o addirittura mettere Miranda terzino, nella logica del campo erano scelte peggiori. Col senno di poi, con cui tutti siamo più bravi, no.

Si trovi un modo per portarlo altrove, ormai qui è bruciato.

 

SPALLETTI 6,5

L’Inter del primo tempo aggredisce l’Empoli e crea una decina di palle gol, di cui almeno la metà di buona fattura con parate importanti di Dragowski.

Non un grande calcio, anche perché l’Empoli si difende con 9 uomini e poi rilancia subito in avanti per i due attaccanti lasciati a dar fastidio ai due centrali interisti, ma comunque una buona partita e probabilmente la più importante dal punto di vista della produzione offensiva: 28 tiri (tanti gliene attribuisce Opta) sono davvero una enormità.

Come quella contro il Napoli, però, questa dimostra quanto sia corta la coperta di questa Inter, che non appena si concede il lusso di perdere le distanze, di perdere compattezza, diventa facilmente aggredibile da chicchessia: è un problema di caratteristiche fisiche.

 

Si poteva provare diversamente? Sia con una squadra più bassa e corta che punta al contropiede, sia con una squadra con una punta in più, sarebbe mancata la qualità per rilanciare l’azione nel primo caso e nel servire le due punte nel secondo: insomma, o così o è probabile che gli esperimenti avrebbero consegnato questa squadra all’oblio.

Della sua esperienza interista ne parleremo (credo) in settimana, per adesso basti dire “mission accomplished”. E, tutto sommato, va bene così.

BANTI 4,5

Fa sorridere leggere di peana e voti positivi per una partita in cui manca un clamoroso rigore su Icardi nel primo tempo e in cui ne assegna uno che, a mio avviso, non era da dare perché Dragowski va sulla palla: in tempi di Var non si possono commettere né il primo né il secondo errore.

Ma fa sorridere soprattutto perché nell’arco dei 90 minuti c’è una serie di errori impressionanti, in cui l’espulsione di Keita è soltanto la punta dell’iceberg: un errore tecnico mostruoso, perché è sì fallo, è sì giusto annullare il gol di Brozovic, ma l’ammonizione di Keita è una letterale invenzione che non c’entra assolutamente nulla, è pure un azzardo pensarlo comportamento antisportivo.

 

Chiunque abbia giocato a calcio ha potuto apprezzare il cambio repentino di metro arbitrale tra il primo e secondo tempo: dal 65esimo in poi praticamente non fischia più niente all’Inter, portando il tabellino delle chiamate arbitrali a un 7-1 che è clamoroso, considerando tutto: metà di chiamate all’Empoli sono piuttosto gratuite, ne mancano diverse su Martinez (zero falli fischiati), Nainggolan e Politano.

L’ultima partita della carriera e, sinceramente, non ne sentiremo la mancanza.

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