Ciao Luciano, the different, the good and the right one

Ultima parte

Perché Spalletti non viene messo da parte perché ha deluso o perché poteva fare di più: gli si chiedeva di tornare in Champions e l’ha fatto; gli si chiedeva di giocare una Champions dignitosa, e quella dell’Inter è stata più che dignitosa. Se c’è una mancanza è quella di Coppa Italia, ma è un rimprovero flebile di fronte a quello che invece gli si può attribuire: aver giocato alla pari contro le migliori della Serie A, Juventus compresa, per due anni, trovando anche il coraggio e la forza di provare a giocarsela ad armi pari contro il Barcellona di Messi e il Tottenham poi finalista di Champions League.

Spalletti viene messo da parte perché c’è una fetta di interismo che ha l’ossessione di essere Juventus, e non stupitevi se un giorno o l’altro comincerete a leggere, da quella parte di tifoseria, che vincere è l’unica cosa che conta: c’è chi ha esultato per Marotta, chi sta esultando per Conte, e non si arriva neanche ad avere un minimo di imbarazzo nel portarsi a casa Christian Stellini. Magari non si batterà ciglio all’acquisto di Cuadrado.

Non offendetevi se, voi che leggete, siete sponsor di Conte e/o critici di Spalletti: non tutti hanno questa ossessione, non voglio offendere nessuno. Molti sì, però: troppi. E qualcuno di troppo è dentro l’Inter, visto che l’ossessione Conte nasce da tempo, già da prima che Spalletti arrivasse all’Inter.

Per inciso, buona parte degli stessi che oggi gli rimproverano chissà che, sono quelli che facevano il tifo affinché si dimettesse ad ogni fine di sessione di mercato perché non avevamo preso Nainggolan (nel 2017), poi Pastore, poi Tizio, Caio e Sempronio. E, per inciso, dispostissimi a credere ora a quel giornalista e talora all’altro che Spalletti sarebbe andato l’indomani (perché il giorno buono è sempre l’indomani) a dare le dimissioni in conferenza stampa sputtanando l’Inter e Suning. Chiuso l’inciso.

Non me ne vogliate, voi tifosi di Conte e/o critici di Spalletti: così come vi si concede di essere pacificamente arrivisti, concedetemi voi il lusso di essere un po’ naif, di lasciarmi sedurre da quel pizzico di nostalgia che ci pervade quando siamo costretti a salutare una persona a cui abbiamo imparato a voler bene.

Perché sono uno che si affeziona quando (io eh, è personale) percepisco un certo interismo di fondo… l’ho fatto con Simoni, col primo Mancini, (chiaramente) con Mourinho… mi è successo anche con Stramaccioni, fate vobis: a Luciano Spalletti da Certaldo voglio bene.

Ho imparato a volergliene sin dalla prima conferenza stampa, dalle prime parole che me lo rivelavano più (potenzialmente?) interista di quel che credessi, da quella famosa difesa a Ranocchia. Ho imparato a volergliene ogni volta che ci ha messo la faccia, ritrovandosi da solo, dovendo gestire questa barca che ha (sempre avuto) la tendenza all’ammutinamento, la tendenza a perdersi.

Gli voglio bene anche perché credo meritasse di più, lui e il suo lavoro, il suo professionismo, la sua profonda umanità e, fatemelo ammettere, la sua profonda intelligenza che troppo spesso ha cozzato con la pochezza delle altre “intelligenze” che dovevano fargli le domande e riportare a noi le sue risposte.

Gli voglio bene perché se ne va nonostante abbia spesso fatto e detto le cose più giuste che poteva dire e fare, perché non ha ceduto a determinate tentazioni, perché ha avuto sempre chiara la natura e le potenzialità reali di questa squadra, quanto fosse corta la sua coperta.

E perché c’è voluta molta forza per portare avanti questa barca squinternata.

Mister, devo confessarti una cosa che probabilmente sarà più chiara fra qualche tempo: tu non lo sai, ma con l’Inter hai già vinto. Perché se questa squadra dovesse vincere qualcosa, dovesse migliorare, progredire, dovesse fare questo famoso step in avanti, nessuno potrà negarti il merito di averla normalizzata, riportata sulla retta via, datole continuità, gioco, idee e identità. Averle dato due anni di Champions League e una barca di soldi sulla quale fondare le future vittorie.

Se questa squadra dovesse fallire con Conte, se non dovesse arrivare allo scudetto nei prossimi due anni, allora nessuno potrà negarti che sei stato cacciato ingiustamente, che avresti meritato giocatori migliori, occasioni migliori, un progetto a più ampio respiro.

Anche se per me lo avresti meritato, a prescindere, di rimanere altri due o tre anni in condizioni oggettivamente migliori. O forse anche uno soltanto, sarebbe bastato forse, chissà.

 

E, no, sono convinto che non ti sarebbe pesato, nonostante tutto, nonostante la solitudine e tutti i media contro… non come a praticamente tutti gli allenatori interisti, che già dopo il secondo anno è come aver perso una decina d’anni tutto d’un fiato.

Lo abbiamo visto nelle ultime settimane, quando ti vedevamo “scurito” ma non era perché ti pesava l’Inter e l’ambiente di merda che la circonda. Da che ho memoria, sei l’unico “sopravvissuto” al tritacarne nerazzurro, l’unico a uscirne senza esserne stravolto.

Chi l’avrebbe mai detto due anni fa, quando sei arrivato? Che tu sia in parte interista o meno non importa, so che dalle tue parole è venuta fuori più Inter di quanto non ne vedevo dai tempi di Mourinho: è un dato di fatto, quale che sia il posto in cui si sieda l’osservatore.

Non si può che dirti grazie, niente di più, niente di meno: come si fa tra professionisti che si stimano, come si fa tra amici a cui si vuol bene, nella speranza che tu non sia vittima del fantomatico benaltrismo interista.

 

Un pezzo di Inter se ne va, comincia una nuova era dove tanta parte di tifo interista (me compreso) deve fare i conti con i propri convincimenti e la propria “etica”, tanto spesso sbandierata a destra e sinistra… e già il fatto che la metta tra virgolette ci racconta tanto, troppo.

La cosa, questa cosa chiamata addio, mi lascia un po’ di nostalgia addosso, o forse è solo colpa di quel comunicato così asettico, che a Pioli riconosceva la dedizione e il duro lavoro, a Spalletti no.

Ci pensiamo noi, con molti meno follower ma più libertà, più indipendenza. Probabilmente anche un pizzico di amicizia e di stima in più, che da questo lato della barricata è tutto più che meritato, non solo per questi due anni, ma per tutto il buono che è rimasto e che darà i suoi frutti.

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