La prima di #Conte, il mercato dell’#Inter e le posizioni di #Icardi e #Nainggolan

Seconda parte

Se si fa mercato di un certo tipo e costo, quali che siano i nomi, l’ambizione cresce.

A questa sarebbe seguita la più naturale sul calciomercato: “il gap con la Juventus è colmabile, almeno in parte, acquistando Lazaro, Sensi, Barella, Dzeko e Lukaku?” che avrebbe fatto il paio con quella posta a Spalletti l’anno scorso: ovvero “cosa ti hanno promesso?” o giù di lì.

Conte avrebbe accettato l’Inter senza garanzie di un mercato a sua immagine e somiglianza? Difficile, anche se Conte sa di non dover vincere a tutti i costi, almeno non quest’anno: un terzo posto in teoria sarebbe visto già come un miglioramento.

Lazaro è una scommessa niente male, l’interista si aspetta che sia un’operazione diversa da quella di Dalbert, pur avendone, in nuce, alcune somiglianze, soprattutto perché il ragazzo non sembra proprio adattabilissimo ad altri ruoli che non siano da metà campo in su: ergo, nel caso in cui volessimo prendere in considerazione un’epoca “post-Conte”, Lazaro potrebbe diventare un discreto enigma tattico.

Sensi potrebbe essere una pedina migliore di quel che pensiamo, ma al momento è più lecito vederlo come rincalzo con potenziale di crescita più che titolare per fare la differenza: si farebbe torto a lui e all’Inter a pensarla diversamente. Nel caso specifico, l’operazione sembra più che buona.

Dzeko lascia un po’ perplessi. Partiamo dal presupposto che ritengo sia un calciatore fortissimo, soprattutto se il contorno è di gente che sa fare gol, perché Dzeko è uno di quei “registi offensivi” in grado di cambiare il volto di qualunque squadra. Solo che costo e età fanno pendere la valutazione dell’operazione verso il basso: l’Edin di 3 anni fa sarebbe stato magnifico, oggi il rischio è di ritrovarsi con un giocatore che crolla verticalmente da un giorno all’altro… stesso identico ragionamento che facevo l’anno scorso per Nainggolan. Poi diventano invendibili.

 

Al momento l’unico nome top è Lukaku, l’unico in grado di fare davvero la differenza. Dal punto di vista tecnico e tattico ne parleremo più avanti, ma fatevelo dire da uno che lo segue da quando era un ragazzino in Belgio: dal punto di vista mentale e di leadership sarebbe l’acquisto più importante dal triplete a oggi. No contest.

Chi non valuta Lukaku anche in questi termini, non lo sta valutando nella sua interezza: è un calciatore in grado di trascinare un’intera squadra. Se proprio volete, nel bene e nel male.

Ma Lukaku non basta: la direzione di oggi corregge gli errori del (più recente) passato? L’Inter sta intervenendo dove serve? Come serve?

A metà campo la disparità di qualità, di esperienza e spessore è, al momento, tragica. Faccio fatica a pensare che Conte non lo veda e non lo percepisca come un limite di questa squadra: l’auspicio è che, oltre a Barella e Sensi, ci sia qualcosa in serbo, qualche trattativa che non è stata ancora data in pasto ai media.

 

Il tasso tecnico, inteso anche in termini di velocità di esecuzione (che è la vera discriminante tra un grande centrocampo e uno che non lo è), non è malvagio in assoluto, ma la differenza con le prime due della classe è troppo ampia: se ci si raffronta con l’Europa diventa drammatica.

Conte punterà di più sulla forza fisica? Sulla verticalità? Ci torniamo domani o mercoledì con più calma, ma all’Inter manca qualità, ne ha un bisogno disperato.

E manca, ancora, clamorosamente, qualcuno che batta le punizioni (e gli angoli) come si deve.

Insomma, se il mercato fosse (solo) questo mancherebbe più di qualcosa. Lukaku rientra probabilmente nell’ottica de “One shot, one kill” ed è argomentazione che potrei condividere.

Quello che mi lascia più perplesso è perché l’Inter, soprattutto oggi che c’è Marotta, non sta rastrellando mercati alternativi, quelli che ti permettono scommesse a poco costo con alto rendimento.

Manca, non dico la raccolta di un nuovo Asensio, ma anche quel colpo alla Salah (40 più bonus), il Mané (40 più bonus), il Gundogan (27 più bonus) o il Pjanic (32 più bonus) di turno, come i Sarabia e i Guerreiro di quest’anno al PSG.

 

Così come mancano gli inserimenti sugli esuberi dei club più importanti, almeno da quel che sappiamo, anche se è vero che questo genere di colpi nascono e si possono chiudere all’improvviso.

Non parlo dei Rodriguez e dei Ceballos che oggi Conte probabilmente non vorrebbe perché lontani dal suo disegno tattico, però in genere da questa parte si pesca bene pagando poco: una operazione tipo Sneijder è l’esempio perfetto.

Oppure, fermarsi ai 35 per Barella per potere inserire qualche contropartita per ammorbidirne l’impatto a bilancio vale più o meno della scommessa del Napoli su Fabian Ruiz, dallo stesso costo complessivo, persino ammorbidito?

Vedremo se ci saranno differenze rispetto al passato nelle prossime settimane.

Ad oggi sono queste quattro le cose che mancano di più: qualità a metà campo, capacità di scommettere (su più giovani, su mercati diversi, su esuberi etc…) e le alternative (la quarta ve la dico a fine articolo).

Ecco, le alternative.

Uno dei refrain che ho sentito di più l’anno scorso è che all’Inter mancavano gol, in attacco e a metà campo, mentre da queste parti ci si affannava a dire che mancavano i cambi di marcia e le alternative, quelle in grado di renderla diversa. L’Inter era “ingessata” da una rosa troppo stretta e che si somigliava troppo in tutta la sua estensione.

L’Inter l’anno scorso ha pagato a caro prezzo la querelle Icardi. Guardando solo alla Serie A, eliminando dal conteggio i due top scorer, l’argentino e Ronaldo, la situazione è stata questa:

Attacco:

  • Mandzukic (9), Kean (6), Dybala (5) e Bernardeschi (2): totale gol 22;
  • Perisic (8), Martinez (6), Politano (5) e Keita (5): totale gol 24;

Rispetto al Napoli è mancato qualcosa in termini di alternative, perché i tre davanti (Milik, Insigne e Mertens) hanno segnato 43 gol in 3, ma anche in questo caso si paga la questione Icardi: con Mauro vicino ai suoi standard (media di 23 gol a campionato nelle 4 stagioni precedenti) gli score non sarebbero stati così dissimili.

 

A metà campo:

  • Can (4), Matuidi (3), Pjanic (2), Bentancour (2) e Khedira (2): totale gol 13;
  • Nainggolan (6), Gagliardini (5), Vecino (3), Brozovic (2) e Joao Mario (1): totale gol 17.

Al Napoli hanno reso discretamente le alternative in attacco (Callejon, Verdi, Ounas, Younes) che hanno fatto scendere di molto l’importanza del gol dei centrocampisti, vero limite di questo Napoli (Zielinski 6 e Ruiz 5).

 

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