La prima di #Conte, il mercato dell’#Inter e le posizioni di #Icardi e #Nainggolan

Ultima parte

Pertanto, come dicevamo prima, la scelta su Lukaku è probabilmente “one shot, one kill”: puntare sul bersaglio grosso e il resto a fare da contorto. Ma questo contorno ci vuole, e deve essere di qualità: e credo che per Conte sia vitale.

Questa prospettiva smonterebbe buona parte della narrativa scritta e discussa da gennaio a maggio di quest’anno, ovvero che la società avrebbe scelto Conte per affidargli una squadra top-top, facendogli mercato da top-top, cosa che non avrebbe fatto a Spalletti. Ragionamento che non ho mai compreso appieno, perché a me è sempre parso chiaro che Conte è la torta, non la ciliegina.

E che sia la torta ce lo dice quella stessa parte di tifoseria che ne è entusiasta, visto l’assunto che vede l’allenatore leccese abilissimo nel far rendere i calciatori sopra i loro personali livelli: torniamo al paradosso scritto ieri (errata corrige: in realtà è contenuto nell’articolo che troverete online domani o mercoledì), ovvero che la stessa squadra dell’anno scorso avrebbe superato con facilità gli 80 punti per il solo fatto di essere allenato da Conte: togliete i problemi con Icardi, Nainggolan e Perisic, togliete un paio di Abisso, e l’Inter sarebbe da scudetto, anche senza mercato… secondo questo ragionamento.

 

Conte, d’altra parte, ha lo stipendio più alto di tutti: allenatore, più la stabilità societaria e un uomo forte come Marotta, sono tutti fattori che non vanno in campo, non giocano, non segnano… ma dovrebbero servire a rendere l’ambiente migliore, più produttivo, meno “ballerino”, meno sensibile a certe deviazioni, a certe chiacchiere.

Marotta s’è tenuta aperta la porta Dybala, mostrando di apprezzare il calciatore non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto da quello umano: evidentemente il rapporto tra i due è molto stretto:

“In questo momento è utopia, anche se ho avuto modo di conoscere Dybala non solo per le capacità tecniche. Però tutto è aperto e stiamo alla finestra a vedere cosa succede”. 

Sarebbe un innesto importante, anche se aprirebbe la porta a altre questioni tattiche che non è il caso di affrontare.

Il capitolo acquisti, però, è fortemente condizionato da quello delle cessioni, vero banco di prova per qualunque società che abbia ambizioni: soprattutto oggi, in regime di fair play finanziario, vendere bene è assolutamente necessario per poter acquistare altrettanto bene.

 

Ed ecco la quarta mancanza importante: le buone cessioni.

L’Inter non ha una grande storia da questo punto di vista. Fatta la tara alle cessioni dei giovani, qualcosina si è visto di recente con le cessioni di Murillo, Kondogbia, Jovetic, Juan Jesus etc…, ma per trovare una sessione di mercato di discreto livello, con almeno una cessione buona dal punto di vista remunerativo, si deve tornare al 2015-16 con la cessione di Kovacic, Shaqiri e Hernanes.

Marotta, invece, ha una sua discreta storia: da Lemina a Zaza, da Vidal a Ogbonna, da Matri a Giaccherini, storia impreziosita da operazioni oggettivamente fantastiche come quelle di Morata e Pogba.

L’Inter non ha esuberi dal punto di vista numerico (vedi ragionamento di cui sopra), per cui ad ogni cessione dovrà corrispondere almeno un acquisto: e qui molto dipenderà da Icardi e Nainggolan.

 

Icardi e Nainggolan. Era proprio necessario esporsi in questo modo? Soprattutto, era così scontato non dargli neanche una chance?

Ora, diamo per scontato che nessuno all’Inter sia impazzito improvvisamente: non lo sono stati all’inizio della faccenda, non lo sono oggi. Pertanto dobbiamo dare anche per scontato che ci siano ragioni umane e lavorative tali da far escludere entrambi dall’attuale progetto nerazzurro.

Di più, Marotta ha tenuto a precisare che l’atteggiamento nei confronti dei due, il loro rimanere fuori dal progetto e, contestualmente, la scelta di esporsi chiaramente in pubblico sulla faccenda è stata ampiamente condivisa da tutte le componenti societarie. Come a voler dare sostegno a una posizione che rischiava di essere etichettata come “esclusivamente marottiana”.

Non sappiamo cosa sia successo con Icardi né cosa abbia spinto a tenere Nainggolan fuori, soprattutto oggi che non sembrano esserci le condizioni per venderlo bene: se riesce a non infortunarsi, rimane comunque, di gran lunga, il più decisivo della metà campo nerazzurra. E questa la dice lunga su come l’Inter è messa a metà campo.

Faccio, però, fatica a comprendere le ragioni di questa uscita in questa fase di mercato. Che Icardi fosse fuori dal progetto-Inter era risaputo pure alle formiche, non così per Nainggolan.

 

Cosa ci guadagna l’Inter? Se l’uscita serve a stanare i calciatori e fargli capire che è meglio accettare le poche (se non uniche) opzioni sul tavolo, allora ha un senso; così come potrebbe avere un residuo di senso il cercare, con questo metodo, nuovi possibili compratori.

Il problema è, semmai, che anche una residuale forza contrattuale è stata persa definitivamente con quell’uscita. Chiaro, sempre che ne fosse rimasta, ma l’intervista di Marotta è un taglio netto anche a questa prospettiva.

Con una battuta, il nostro Zizzi l’ha sintetizzata così:

Nel frattempo ve ne consiglio la pagina Facebook (cliccate sull’immagine):

 

Se, poi, di regole e di gruppo si deve parlare, perché Perisic (visto che passo come uno dei #perisicers)rimane escluso dalla vicenda?

Ormai sono due anni che chiede di essere ceduto, nell’ultima occasione ha persino provato a fare più di una forzatura, non soltanto chiedendo la cessione (per stessa ammissione di Marotta), ma avendo già, probabilmente, accordo con un’altra squadra e provando a liberarsi non dico a costo zero ma quasi.

Non c’è dubbio: la questione delle cessioni di oggi dipende dagli errori di ieri in fase di acquisto. Se oggi non riusciamo a liberarci di Borja Valero neanche a zero è perché ha un contratto sovradimensionato rispetto al mercato che può esprimergli apprezzamento.

 

Per dire, l’Atalanta dell’anno scorso ha elargito circa 1,5 milioni a Gomez e Zapata, la Samp 1,2 a Quagliarella e 1 milione a Ramirez, il Torino 1,8 milioni a Immobile: Sensi a 1,8 milioni può essere un letterale furto se “esplode”, può diventare un nuovo peso nel caso si dimostrasse un giocatore di cui doversi liberare fra uno o due anni.

La cosa che mi aspetto di più da questo mercato (dando per scontato che proprio l’operazione Sensi sia “retaggio” del passato) è anche questo: da una parte saper scegliere i titolari spendendo il giusto, scommettendo bene; dall’altra il sapersi districare tra le possibili alternative ai titolari senza rimanere col cappio al collo in caso di scommessa persa.

Non mi sembra chiedere troppo, anche se siamo al 7 di luglio.

 

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