Che #Inter vuole Antonio #Conte?

Adesso solo Inter...

La scollatura sembra innervarsi anche sul modulo: le sconfitte contro Arsenal e Liverpool, però, sono troppo brucianti, la vicinanza di Abramovic troppo stretta: si cambia modulo, la squadra lo segue, è costretta a farlo, c’è una sola competizione da giocare… e la stagione svolta, con 13 successi consecutivi e solo 3 sconfitte da lì a fine stagione, 15 clean sheet e solo 6 partite con più di 1 gol subito. Il ruolino di marcia è incontestabilmente impressionante.

In questa variazione (da 3-5-2 a 3-4-2-1 con Hazard e Pedro più larghi dietro la punta) ci sono diverse cose interessanti, a partire dall’uso di Azpilicueta come terzo difensore centrale, così come dell’utilizzo di David Luiz “alla Bonucci”, visto che il piede e la visione erano della stessa stoffa. A metà campo, quello che sembrava un mantra (il triangolo centrale) si sgretola, soprattutto perché c’è uno che sa fare per 3: N’Golo Kanté, il cui lavoro libera gli esterni e soprattutto dà più libertà a Matic o Fabregas di impostare (a fine stagione totalizzeranno più di 20 assist), concedendo anche più respiro e meno pressing a Hazard.

 

Sparisce quasi del tutto il pressing alto, tranne in piccole fasi di match o in alcune specifiche partite (ne ricordo una in particolare proprio contro il City di Guardiola, contro cui ne ha giocata almeno un’altra di tutt’altro tenore difensivo), con spesso un uomo solo mandato a fare pressing: il Chelsea è molto più compatto, stretto e, se volete, persino più organizzato di quanto non sia mai stata la Juventus.

Funziona anche perché il Chelsea che può dedicarsi a una sola competizione, ma funziona solo per un anno, perché nel successivo implode, ma lo avevo in parte previsto qua (cliccate sul titolo per aprire l’articolo, magari ne vale ancora la pena dopo più di due anni):

Il breve excursus per raccontarci soprattutto che il modulo non è scontato: questo articolo nasce qualche giorno prima della sua prima conferenza stampa, ma nella revisione possiamo aggiungere che lui stesso ha ammesso che la difesa a 3 non è un dogma, bensì un punto dal quale vorrà partire.

La difesa a 3 è, pertanto, la base, soprattutto perché al momento l’Inter ha in rosa 4 centrali di livello, in una concentrazione davvero rarissima: De Vrij, Skriniar, Godin e Miranda sono una corazzata… a cui manca certamente della velocità, ma questo è probabilmente un indizio di quello che vedremo, ovvero più vicino all’ultimo Chelsea che non alla primissima Juventus di Conte.

Miranda parte? Non lo darei così per scontato.

Ma qui si innesta la prima considerazione: dei 4, si fa fatica a raggruppare un buon numero di minuti giocati con la difesa a 3, tutti e 4 nascono per fare altro. Siamo sicuri che Conte non proverà da subito variazioni alla difesa a 3?

D’altra parte sia con la Juventus che con il Chelsea ha impostato la sua prima squadra giocando con la disposizione, almeno difensivamente parlando, che ha trovato: ovvero la 4.

 

Il lavoro in allenamento sarà tutto votato al cambiamento, anche se non è da escludere, pertanto, che i 4 dietro siano tenuti più che in caldo.

Giocherà con 3 centrali puri come nella Juventus? Anche se Chiellini nasce terzino, per caratteristiche fisiche e tecniche è sempre stato destinato a essere un centrale. Uno dei tre, Bonucci, ha mostrato da sempre qualità di regia non indifferenti, tali da sopperire anche a eventuali marcature più strette nei confronti di Pirlo.

Nel Chelsea c’era un “centrale sui generis”, ovvero David Luiz (c’è chi l’ha messo a metà campo pur di toglierlo dalla difesa), che per caratteristiche di costruzione ha ricordato molto il Bonucci bianconero, dall’altra parte Azpilicueta reinventato.

Ergo, se difesa a 3 deve essere, quello che al momento ha più chance di giocare sembra ancora D’Ambrosio.

Se vogliamo cercare una continuità, ci vuole un marcatore di un certo livello (l’iniziato è Skriniar) e il Bonucci di turno, ovvero quello che farà i suoi 15 (almeno) lanci a partita, e qui l’indicazione appare scontata: De Vrij ha il piede da centrocampista, anche se Godin potrà dire la sua.

 

Nel caso di Godin-De Vrij-Skriniar, è probabile che l’uruguaiano faccia “il libero”, la “regia” di De Vrij decentralizzata.

A metà campo triangolo o linea a due?

L’Inter in avanti non ha, al momento, uomini di grande fantasia, non ha un Hazard sul quale costruire la formazione e/o adattarla, pertanto se il mercato non porta novità non c’è al momento un’indicazione chiara se non quella che arriva dalle ipotesi di mercato: l’Inter potrebbe giocare con il triangolo a metà campo piuttosto che in attacco.

Da capire chi starà in mezzo, anche se chi conosce l’Inter degli ultimi due anni non può avere dubbi: quel ruolo è di Brozovic. Qui si giocherà una partita importante, perché l’impressione è che il croato perda i riferimenti se tolto dalla “buca centrale”.

L’Inter si presenterebbe con Barella, Sensi e Brozovic allo start? Faccio fatica a crederci e, sinceramente, mi aspetto qualcos’altro dal mercato. Non sono da sottovalutare né Sensi né Barella, sui quali mi dedicherò più avanti: il secondo è uno che, se arriva, parte da titolare indiscusso, anche perché sarebbe l’acquisto più costoso della storia dell’Inter o quasi, visto che tra costo e bonus (circa 40,5 milioni se non ricordo male), commissioni post cessione (5,5 milioni circa), Kondogbia dovrebbe avere superato la soglia dei 46 milioni.

 

Sensi appare al momento più una pedina da “second unit”, affidabile sì, ma senza le stimmate del titolare. Ma occhio a darlo per scontato perché il ragazzo ha qualità che a questa Inter mancano, soprattutto nella fase di impostazione bassa per uscire dal pressing: sia lui che Barella apportano novità in questa squadra, soprattutto in termini di dinamismo, recupero palla, velocità, in parte anche tecnica. Non è un “salto di qualità” immediato e importante, ma in prospettiva potrebbe diventarlo anche se il costo ne condizionerà, inevitabilmente, i giudizi. Ma ci torniamo con più calma.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...