Che #Inter vuole Antonio #Conte?

Esterni, attacco, moduli, principi...

Sugli esterni sembra quasi certo Asamoah, così come dall’altro lato il tanto voluto Lazaro, con Candreva a fare da prima alternativa a entrambi: gli esterni di Conte si sono sempre distinti per una caratteristica peculiare, ovvero la tanta corsa sulla fascia. In questo contesto, Perisic potrebbe diventare più di una alternativa: bisognerà vedere se ha voglia e (più) fiato per fare l’esterno a tutta fascia con continuità.

Davanti… ecco il punto più interessante. Le squadre di Conte hanno avuto spesso un riferimento centrale “importante” fisicamente, da Matri/Borriello a Diego Costa, passando da Llorente, accompagnato da una (o due) seconde punte: da Vucinic a Tevez (usato anche da centravanti di riferimento per la capacità di controllo), da Giovinco a Hazard/Pedro.

 

C’è stata una sola eccezione, ovvero quando l’accoppiata è stata Vucinic-Giovinco, ma col primo utilizzato in maniera diversa dalle sue caratteristiche naturali.

L’indicazione più importante è che Conte non ha praticamente mai avuto, se non in frangenti di partita, due riferimenti “corposi” in avanti: nel caso di un’accoppiata titolare Dzeko-Lukaku dovrebbe sarebbe la prima volta.

Ma qui si apre la questione Lautaro Martinez, ci torniamo fra poco, perché Lukaku stesso sarebbe una “anomalia” nella carriera di Conte.

 

Su Lukaku, di cui ho già scritto in parte l’altro ieri, mi soffermerò più avanti nel caso l’operazione andasse in porto, ma quel che si può dire oggi è che, per caratteristiche tecniche e tattiche, Lukaku è dissimile da qualunque altro attaccante Conte abbia avuto, e la considerazione è da ritenersi sia in positivo che in negativo. Dal punto di vista mentale, invece, credo che Conte si aspetta che sia quello che Nainggolan non è riuscito a essere: mentalmente, l’equivalente di Pirlo o Tevez alla Juventus.

Ha grandi capacità di svariare su tutto il fronte del campo, nonché di corsa, sia con palla che senza, che lo rendono duttile a sufficienza per giocare sia con Dzeko (non sono per nulla incompatibili o conflittuali!) che con Lautaro, ma anche con Politano o Perisic; ha quella caratteristica tipica del centravanti che sa fagocitare attenzioni e palloni, tale da richiederne assistenza più laterale che frontale, riuscendo a escludere, pertanto, entrambi.

La mossa ha i suoi perché: nonostante i suoi 26 anni, ha già espresso grandi doti e efficienza sotto porta. Il meglio deve ancora venire, in genere questo tipo di attaccanti matura proprio tra i 26 e i 28 anni, a patto di vederli completamente al centro del progetto.

 

Conte non è (più) allenatore da troppi giocatori “sopra la palla”, Lukaku è uno di quelli capaci di portare pressing anche da solo all’intera difesa, con efficacia, a differenza di Lautaro e Dzeko, che amano piuttosto disinteressarsi del pressing, se non portarlo giusto per onore di firma. Su questo Conte dovrà lavorare molto, soprattutto su Lautaro.

A meno che Conte non voglia stupirci, e il mercato chiuda qualche porta di troppo, portando l’Inter verso un 3-4-3 con Politano e Perisic come partner d’attacco: soluzione che non è da scartare a prescindere… sempre che Lukaku arrivi, of course. In questo 3-4-3, a metà campo al momento vedo difficile la presenza di Brozovic, che corre tanto, recupera tantissimo, ma che non sempre è perfettamente lucido dal punto di vista delle distanze: Conte ci dovrà lavorare, è uno di quei difetti che al momento impediscono al croato di fare il salto di qualità definitivo.

Occhio a Politano che, da seconda punta, ha dato il suo meglio. Chiaro che era un contesto diverso, ma libero da compiti tattici spesso mal digeriti può rendere molto più di quanto abbiamo visto l’anno scorso.

Le alternative sono tante e le soluzioni idem: insomma, l’Inter di Conte è, come è giusto che sia, ancora un embrione dal quale potrà nascere molto più di quello che oggi è prevedibile (questo “di più” dovrebbe arrivare dal mercato ma, vista la dimensione di questo, è argomento che rimandiamo all’articolo di domani). Di certo è che il modulo rispecchierà l’intento di gioco.

 

Pensare che il modulo sia una sola applicazione numerica è sbagliato come concetto. Benché possa essere interpretato in maniera diversa da allenatore ad allenatore, da squadra a squadra, è chiaro che l’idea di base esclude, di fatto, alcune scelte, alcuni moduli, alcuni uomini: non è solo questione di caratteristiche fisiche e tecniche, ma di lavoro in allenamento, di movimenti, di ripetizioni sugli stessi movimenti, ragionamenti sul pressing, su come spalmare le energie nei 90 minuti, sugli avversari e decine di altri fattori condizionanti. Lo dice anche Conte:

Un allenatore deve essere duttile, mai ideologico. Noi dobbiamo essere bravi in questo, tenendo a mente che ci sono dei principi e devi avere un’idea. Perché quando si dice che i moduli sono solo numeri si dice una cosa sbagliata. Ogni sistema ha un’idea dietro, ci sono giocate memorizzate, c’è la fase offensiva, la fase difensiva, la fase di conquista, c’è la decisione di andare a pressare alto, basso…

Conte ha chiaramente un’idea e il servirà ad assecondarla. Nel caso non accadesse, c’è già la solita corrente, da topcalcio24isti, per cui la prossima conferenza stampa dell’allenatore è quella buona in cui si dimette in mondo visione. Più realistico, invece, che in quel caso sarà l’idea di Conte a doversi adattare alla realtà.

 

E non è detto che sia un male, anzi: il suo passato gli ha dimostrato che spesso gli porta anche bene.

Più importante, però, sarà dare a questa squadra qualcosa in più in termini di solidità mentale. Ritornando al discorso iniziale, probabilmente anche la società e la dirigenza hanno visto questo come un limite e hanno compreso che Spalletti non sarebbe riuscito a dare quel quid in più che ci si aspetta da Conte.

E su questo aspetto non potrà fallire.

 

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