#Lukaku ci dice che #Inter vuole #Conte

Introduzione

Per parlare di Lukaku non credo si possa evitare di partire da una considerazione, ovvero che del belga si parla da anni, eppure è un giocatore del 1993, ovvero ha appena compiuto 26 anni, un’età in cui molti attaccanti, soprattutto della sua stazza fisica, si manifestano al calcio che conta. Luca Toni, per esempio, aveva appena compiuto 26 anni quando si è trasferito dal Brescia al Palermo; Didier Drogba va al Marsiglia a 25 anni, l’anno successivo al Chelsea.

Quando André Villas Boas lo porta per la prima volta al Chelsea, Lukaku aveva appena 18 anni. Io ho avuto la fortuna di incrociare un paio di partite all’Anderlecht nell’anno di grazia (di Grazia, con la “G” maiuscola, scusate) 2009-2010. Ovvero quando, per seguire qualche partita di Lucas Biglia (se leggete ilMalpensante da tempo, sapete che quel genere di calciatore mi piace da matti), ho guardato qualche match di Europa League dell’Anderlecht in cui gioca un centravanti di 16 anni, Romelu Lukaku.

 

Dovreste vedere l’effetto che fa: cercare le prestazioni di un regista/mediano brevilineo da 177 cm per 60kg di peso e ritrovarsi incuriosito dalle prestazioni di un armadio da quasi 190 cm per… forse al tempo 83/85 kg. Era un armadio già a quell’età:

La premessa è, pertanto, che avrei preso Lukaku già l’anno dopo il Triplete, o il successivo ancora, o quello ancora dopo, fino a oggi che l’avrei preso nonostante il costo. Ne ho seguito anche le tracce anche in Inghilterra, a maggior ragione nello United di Mourinho, visto che ormai sono più di 16 anni che seguo almeno (“almeno”) una quindicina di partite a stagione di qualunque squadra dell’allenatore portoghese.

 

Tutta questa premessa non è per dire “arrivo io e vi racconto Lukaku come nessun altro può fare“: l’esatto contrario. Ovvero, nella evoluzione… scusate, non è la parola esatta… nella circonvoluzione tecnica e tattica di questi ultimi 10 anni, ci sarebbe una sola cosa da poter dire con assoluta certezza: parlare di Lukaku è difficilissimo, perché si tratta di un giocatore talmente particolare da essere praticamente unico nel suo genere, di un giocatore al tempo stesso estremamente condizionante ma anche tanto predisposto all’adattarsi al contesto che dire “cosa è” o “cosa sarà” rischia di essere esercizio di onanismo giornalistico più che di vera e propria previsione.

Ci provo lo stesso, anche perché ci si deve pur esporre in situazioni simili, solo che per farlo, una volta di più, mi affido al brainstorming piuttosto che a una elaborazione più sistematica.

Fissiamo un punto Lukaku è schiavo del suo aspetto fisico, del fatto di essere un armadio, per di più dalla pelle nera. Da giovane ha anche commesso il sacro errore di farsi i capelli “alla Drogba”:

 

Lo ha fatto anche perché fan (per nulla segreto) del giocatore ivoriano, ma cosa che, purtroppo per lui, gli è costata per troppi anni la nomea di “nuovo Drogba”. E “purtroppo” va detto necessariamente, perché Lukaku è distantissimo da Drogba sotto molti punti di vista.

Dicevamo, è schiavo del suo fisico, nel bene e nel male. Raramente nel calcio si sono visti giocatori del genere, con questo connubio di forza fisica, velocità e tecnica (pur con tanti limiti, che vedremo avanti): davvero raramente si sono visti calciatori di questa fattura poter sprigionare quel senso di “dominanza” che Lukaku trasmette in molte situazioni.

Come provo a spiegarvi la sensazione che ho io vedendolo giocare?

Avete presente Shaquille O’Neal? Ecco, il senso è più o meno quello… e sinceramente gli auguro di poter diventare per l’Inter quello che Shaq è stato per i Lakers (volendo anche per Miami…), anche se non vorrei forzare troppo la mano col concetto, perché Shaq è stato un assoluto top-top-top, Lukaku no, non ancora ed è più facile che non lo diventi piuttosto che il contrario.

 

Nota: al minuto 1:20, il malcapitato è David Robinson, uno dei migliori centri della storia NBA: Hall of Famer, con titoli di MVP, difensore dell’anno, miglior rimbalzista, miglior marcatore, 4 volte all NBA team, 4 volte nel defensive team, 10 All Star Game, due ori alle Olimpiadi e uno ai Mondiali… 216 cm rimbalzati come fossero cartapesta.

Ma quella dimostrazione di pura e brutale forza fisica (tenete conto che negli anni ’90 costrinse l’NBA a rivedere le regole per la costruzione e il fissaggio dei canestri…) contro uno dei più forti si accompagna anche alle altre versioni di Shaq: quello della prima azione nel video, che palleggia in scioltezza per tutto il campo in un coast to coast degno di un playmaker, ma anche a una serie di situazioni tragicomiche dovute proprio al suo essere sgraziato, fuori da ogni canone fisico.

Tenete conto che è stato uno dei peggiori tiratori di liberi nella storia della NBA, al punto che lo forzavano a tirarne moltissimi (è il 3° nella storia) e detiene ancora il record di tiri liberi tentati in una finale, 39, nel 2000 contro i Pacers… per inciso, partita che vinse da solo (Kobe infortunato dopo pochi minuti), così come sostanzialmente tutta la serie.

Non siamo qui per parlare di NBA. Shaq non serve per dire quanto grande sia Lukaku, ma per inserirlo nel contesto di un calciatore potenzialmente devastante, con grandissime doti ma, al tempo stesso, grandissimi wakeness, flaws and shortcomings.

 

Il primo è che per molti anni credo si sia sentito grande la metà di quello che è, pensando i poter giocare come se fosse la metà: nel corso degli anni ha perso un po’ delle velleità mostrate nel passato, con giocate che spesso gli facevano perdere la palla. Oggi è inevitabilmente più consapevole e questo lo aiuterà a rendere meglio, ma nel passato lo ha aiutato a sviluppare una tecnica invidiabile da qualunque calciatore con fisici importanti.

(Lukaku a 19 anni, durante la sua permanenza al West Bromwich Albion)

 

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