#Lukaku ci dice che #Inter vuole #Conte

Terza parte

Ovvero, per guardare l’ultima stagione (il resto fatelo da soli), ha avuto un potenziale di 13,11 gol rispetto ai 12 realizzati, mentre in Premier League ha nel globale realizzato più di quanto non fosse lecito attendersi, cosa che è in linea con molti grandi realizzatori. Icardi, spesso osannato (giustamente) per il suo essere cecchino, ha un 9,6 circa di differenza tra gol e xG. La statistica di Lukaku, però, gli si avvicina se si escludono situazioni di calci piazzati: 7,23 mentre. Applicando lo stesso criterio all’argentino, Icardi scivolerebbe a 6,79, meno di Lukaku.

La traduzione di quello che ci rappresentano i numeri è che il belga ha trasformato moltissimo, tra i migliori in Premier League: rispetto agli attaccanti (che in media realizzano sotto il 15% dei tiri), nella stagione scorsa ha realizzato un 21,82% che è assolutamente strabiliante, anche in considerazione di alcuni aspetti che vedremo fra un po’.

Così come i 32 tiri in porta su un totale, dicevamo, di 55: un 58% che va molto oltre i numeri dei calciatori più prolifici o che hanno tirato di più:

  • Vardy 51%
  • Salah 47%
  • Kane 45%
  • Aubameyang 43%
  • Aguero 36%

 

Le percentuali di Lukaku non si discostano moltissimo da quelli della stagione precedente: la stagione più prolifica, 25 gol nel 2016-17, vede 55 tiri in porta su 110 per un 50% totale, mentre il tasso di realizzazione è del 22,73%.

Basterebbero questi numeri a smontare molte delle obiezioni su Lukaku. Solo che il belga non è solo gol.

In realtà al tweet è mancato un passaggio “è che se all’ultimo Higuain” è più corretto, visto che per natura anche lui è molto associativo.

Ci siamo quasi assuefatti a Icardi e al suo modo di giocare: quante volte gli abbiamo “rimproverato” qui il suo isolarsi, il suo imbottigliarsi al centro dell’attacco tra i difensori avversari, il suo gioco quasi esclusivamente diviso tra la costante ricerca della profondità e il sostare in area? Tantissime.

Anche qui un paradosso: Icardi rompe con l’Inter nella sua stagione migliore dal punto di vista del gioco, perché quello che abbiamo visto, soprattutto in Champions League, prima della crisi è stato illuminante.

 

Lukaku è diverso: ha bisogno di partecipare alla manovra, ma in maniera diversa rispetto a quella di Icardi, ma anche di molti altri che abbiamo visto nel campionato italiano.

Nelle ultime 6 stagioni, l’argentino ha avuto una media di 14,38 passaggi in Serie A, 16,53 passaggi per 90 minuti di gioco, con picchi verso il basso nelle stagioni 2016-17 e 2017-18.

Lukaku, considerando le sole stagioni “piene” in Premier League, compie 26,5 passaggi ogni 90 minuti: se contiamo le sole stagioni all’Everton, visto che a Manchester ha sofferto la disposizione tattica della squadra, siamo a quasi 29 passaggi a partita.

Ma non si tratta soltanto di “giocare di più” con la squadra, ma anche di una vera e propria vocazione a un certo tipo di gioco che mal si dovrebbe adattare alle caratteristiche fisiche di Lukaku, come nel caso dell’assist a Alexis Sanchez contro l’Arsenal:

 

Potenzialità per larghi tratti inesplorata ma che in questa Inter potrebbe essere approfondita: la capacità creativa di Lukaku è stata spesso sorprendente e, ad oggi, è ampiamente sottodimensionata.

L’anno scorso ha chiuso con zero assist, ma negli anni precedenti ha uno score composto così: 7 assist, 6, 6, 5, e 6 assist, parliamo sempre di Premier League.

Sempre in tema di xG, esiste un calcolo che ci racconta anche delle potenzialità di gol che ha la squadra nel costruire l’azione, senza che il calciatore sia protagonista di tiro o assist. Ovvero, quanto la squadra è pericolosa con il contributo dell’attaccante in termini di costruzione pura, non di realizzazione/assist. Per dirla breve, più è basso il numero e più quel giocatore diventa fondamentale per la realizzazione di squadra; più è alta e più è un calciatore associativo, in grado di essere utile anche in fase di impostazione della manovra. O come nel video che vedrete fra poco.

Oltre a Icardi, inserisco i due calciatori che più di tutti, oggi, sono associativi, anche se dovremmo fare la tara su Lewandowski perché ha giocato con una squadra formidabile dal punto di vista della costruzione, in un campionato largamente dominato negli ultimi anni:

Lewandowski 35,39 gol potenziali senza tirare o fare assist;

Kane 30,67

Lukaku 29,27

Icardi 14,93

 

Si spiegano da soli, vero? E raccontano anche che tipo di giocatore può essere Lukaku, ovvero diventare determinante in un contesto di gioco organizzato in una certa maniera.

Purché non gli si chieda di fare il “target man”, la boa, il centravanti di manovra. Non è un caso che il meglio lo abbia dato con attaccanti rapidi accanto e gioco palla a terra: Conte vuole conservarsi la possibilità di andare in verticale anche saltando la metà campo avversaria per sfuggire al pressing, ed è il motivo che giustifica l’attuale campagna acquisti nerazzurra

Sarà Dzeko il riferimento frontale per i lanci lunghi, perché Lukaku non ha grande tempismo né capacità tecnica per proteggere palla: è solo… come dire? Molto grosso, ecco. Ed è il motivo per cui i difensori hanno difficoltà a confrontarsi con lui in questo specifico contesto di gioco.

D’altra parte, al contrario, Dzeko è uno dei top 3 al mondo nella gestione di questo aspetto del calcio: 2+2 fa sempre 4, a meno di non immergersi in una lettura orwelliana del mondo.

 

Se volete allargare il concetto, pensate a Lukaku come una seconda punta più che una prima, perché è uno che svaria molto, soprattutto a destra dove può accentrarsi per tirare di sinistro o per creare spazio ai compagni. Questa è un’azione che dovreste conoscere bene, Lukaku è il terminale offensivo in basso a sinistra (destra dell’attacco United):

Ha, come detto, problemi spalle alla porta, ma resta un calciatore da coinvolgere, perché per lui è fondamentale essere al centro dell’azione, poter dialogare con i compagni, essere utile, non per forza sotto porta.

 

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