#Lukaku ci dice che #Inter vuole #Conte

Ultima parte

Come terminale offensivo centrale ha una caratteristica: nelle ripartenze palla a terra, o comunque in profondità, è uno dei giocatori potenzialmente più devastanti che abbia visto in carriera. Lukaku è velocissimo, chi lo pensa lento non lo ha mai neanche visto su Youtube: per molti versi è anche quel tipico calciatore che ha bisogno di spazio davanti, ma con le sue doti di velocità, con la sua fisicità, è in grado di allungare l’avversario e rendere quello spazio paradossalmente più corto, ampliando quello disponibile per i compagni.

Conte lo sa benissimo.

Ha cercato di prendere Lukaku già nel 2014 alla Juventus; poi, più seriamente, nel 2017 quando se lo vide soffiare da Mourinho. Ricordo un’intervista (o forse era un’indiscrezione, non ricordo) in cui Conte criticava il modo di utilizzare il belga da parte di José: aveva ragione, così come aveva ragione chi diceva che Lukaku era perfetto per Antonio, Morata per il portoghese.

 

Lui lo vedeva più come un attaccante di movimento, potenzialmente devastante sulla corsa in verticale, in grado di svariare molto per aprire gli spazi centrali ai due compagni d’attacco, tra Hazard, Pedro e/o Willian.

Unite gli ingredienti: altissima efficienza, bravissimo nel convertire i cross dei compagni o i passaggi in verticale alle spalle dei difensori (meglio se palla a terra, in questo è bravissimo a cercarsi lo spazio), ma ha anche una straordinaria capacità di farsi trovare al posto giusto in area sulle cosiddette palle sporche.

Il tutto avendo accanto giocatori di manovra come Dzeko o Lautaro. Si comincia a vedere il disegno dell’Inter di Conte?

Le capacità sono tante, le potenzialità enormi, così come anche il rischio di fallimento o, comunque, di una resa che apparentemente può essere inferiore alle attese: se il concetto di “Lukaku può essere utile anche segnare” può andar bene a certo tifo più evoluto, a una gran parte interessa poco. E, in più, dovrà vedersela con chi lo paragonerà costantemente a Icardi… e non saranno poche le vedove di Maurito.

I difetti sono presenti, ma ci si può lavorare.

 

Allo United, Lukaku è stato spesso lasciato libero di disinteressarsi completamente della riconquista del pallone, a differenza di quanto accadeva all’Everton. Con Conte dovrà fare un ulteriore passo avanti, perché dovrà essere il primo difensore: Dzeko e Lautaro sono altri due che fanno relativamente poco in questa fase tattica e l’Inter non potrà permettersi due giocatori sopra la palla che non partecipano. Non poteva l’anno scorso, non potrà quest’anno.

A differenza di Dzeko e Lautaro, però, quando Lukaku sarà tagliato fuori dal possesso avversario, lo vedrete isolarsi sì, ma senza mai scollegarsi dal resto della squadra: i suoi sono spesso smarcamenti preventivi, una ricerca costante della posizione migliore per poter essere lanciato, sempre palla a terra, nello spazio davanti. In questo è, anticipiamolo, un fuoriclasse assoluto.

Altro difetto è l’incostanza. Nel 2017-18 ci sono ben 3 serie da 4 partite in cui non ha realizzato gol, nella stagione precedente (con 25 gol realizzati) ce ne sono 2; nella stagione 2015-16 altre 2, ma un finale di campionato totalmente a secco di gol, 10 partite (una panchina) senza gol e con appena un assist.

Due cose saranno fondamentali, soprattutto per i tifosi interisti: come detto prima, comprendere che per Lukaku, per il suo modo di giocare e di vedere il calcio e il suo ruolo, il gol non è tutto.

 

La seconda è che potrebbe volerci un surplus di pazienza.

Il ragazzo non è in grande sovrappeso, almeno non così come lo raccontano, ma per il mondiale sembra abbia fatto una specifica preparazione fisica che, nel corso di tutta la stagione 2017-18, lo ha appesantito muscolarmente, con 4-5 chili di massa aggiunti a un fisico già di per sé possente.

Ripartire dopo un mondiale, con poca preparazione fisica, è stato devastante: aggiungete che Mourinho era già un separato in casa e la preparazione del Manchester non è stata granché, il risultato è stato quello di un calciatore che per mesi è stato a tratti brutto da vedere, che esauriva presto le energie, poco movimento.

D’altra parte, però, è un tipo maniacale, è uno che lavora molto sul fisico e immagino anche che abbia lavorato tanto in queste settimane: se avrà bisogno di tempo per tornare quello di due stagioni fa, non ci vorrà moltissimo per essere più che presentabile in campionato.

Mi accingo a chiudere aggiungendo che c’è una linea sottile che separa Lukaku dal trasformarsi da grande calciatore a top: è quell’ultimo step mentale che una squadra come l’Inter può dargli. Ovvero una squadra in cui lui è leader indiscusso o quasi.

 

Deve fare, insomma, lo step definitivo, non è un top player: se c’è un calcio in cui è possibile che ci riesca, questo è quello di Conte. Nello United era l’unico riferimento centrale, spesso costretto a imbottigliarsi quando invece il suo istinto gli chiedeva di svariare; all’Inter, se avrà Dzeko soprattutto, potrà muoversi più liberamente, assecondare il suo istinto di corsa e di ricerca di una posizione più agevole, diversa da quella che ne ha esaltato i difetti più che i pregi.

Mentalmente c’è tutto per farlo, perché è maniacale, sia nella cura del fisico che nello studio dell’avversario, ha una attitudine pazzesca che Mourinho ha un paio di volte sfruttato anche per sopperire a situazioni di necessità schierandolo difensore centrale nelle fasi finali di partita.

In più, sembra che abbia dimestichezza con 5 lingue e potrebbe essere quel surplus necessario alla squadra per fare il salto di qualità: dal punto di vista caratteriale potrebbe essere per Conte quello che Nainggolan non è riuscito a essere per Spalletti.

Per l’Inter è un rischio che solo il futuro ci dirà quanto sarà stato lecito e logico giocarsi, perché si tratta di un giocatore estremamente condizionante sotto molti punti di vista.

 

Il pericolo maggiore è quello di avere un “giocatore esclusivamente per Conte”, o comunque per gli allenatori alla Conte: ovvero, è presumibile che si tratti di una di quelle esperienze fisiologicamente temporanee nel calcio, per cui il tifoso interista deve augurarsi che il calciatore risponda e l’allenatore pensi di sostare almeno 3 anni dalle parti di Milano.

Le due cose sono inevitabilmente collegate. E più resta Conte più vorrà dire che sarà un’Inter vincente, con Lukaku protagonista, inevitabilmente, e una squadra cresciuta al punto da tornare là dove le spetta essere, tra le protagoniste d’Europa.

 

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