#InterLecce 4-0: pagelle malpensanti e statistiche

Seconda pagina

Ma c’è un dato che sorprende più di tutti. Candreva non è mai stato uno da alte percentuali di riuscita nei passaggi, neanche quando si è trattato di partite semplici o di tocchi al compagno vicino.

Questa volta ha superato il 92% di precisione nei passaggi, 3 cross buoni su 5, 8 passaggi lunghi su 10 azzeccati, con il 100% dei cambi di campo riusciti.

Da stropicciarsi gli occhi per l’incredulità, sperando che duri il più a lungo possibile: il Candreva dei primi 3 mesi di Spalletti è stato una macchina da cross, assist e corsa, poi lo schianto dal quale non si è più ripreso. Su quella fascia serve questo genere di calciatore, con continuità.

BROZOVIC 8

Quando ho parlato della stagione e della posizione di Brozovic, ho evidenziato che il centro della metà campo è sua e solo sua, anche se dovrà dividerla col più giovane Sensi, che gli darà una mano.

 

Il timore era che Conte, viste le caratteristiche di Stefano, potesse essere tentato di togliere Brozovic da quel guscio per fargli fare l’interno, lui che da quando è stato preso di peso dal Melià e riportato al campo di allenamento ha mostrato qualità persino insospettabili:

Da quel marzo 20018, ovvero da quel Inter-Napoli in cui Spalletti gli ha affidato le chiavi della metà campo, l’ascesa di Brozovic è stata fenomenale, al punto da farmi dire a più riprese che si tratta del miglior mediano e miglior regista della Serie A, tra la diffidenza di tanti tifosi interisti e il sarcasmo fuori luogo di qualche tifoso avversario, troppo facinorosamente avversario da accorgersi di come gioca Marcelo.

Che fin qui è stato poco “reclamizzato” ma che, vista anche l’attenzione mediatica che suscita Conte, può finalmente cominciare a ricevere i complimenti che merita: Brozo ha tutto per diventare un top di ruolo.

 

Il timore è sempre stata la continuità, ma ormai sono due anni che, con i fisiologici alti e bassi, Marcelo ha trovato la sua dimensione tra regia e interdizione, là dove è nato e là dove ha sempre preferito giocare.

130 tocchi, 102 passaggi, 92,2% di precisione nei passaggi, 12,512 km fatti, 2 tiri in porta, un gol, un quasi gol, alcune illuminazioni strabilianti in mezzo al campo, intercetti e contrasti un po’ ovunque in mezzo… gli manca solo il dono dell’ubiquità, anche se in qualche caso ho avuto l’impressione che ne fosse provvisto.

Partita epica per un centrocampista che merita più attenzione anche da parte degli interisti.

SENSI 7,5

L’approfondimento su Sensi e Barella è colpevolmente in ritardo, ma sui social ne abbiamo parlato insieme a sufficienza: Stefano Sensi non deve sorprendere nessuno perché ha caratteristiche uniche in questa squadra, che ne fanno e ne faranno un elemento prezioso e, probabilmente, di difficile sostituzione.

 

Ne parliamo in settimana, ma intanto la sua prima a San Siro mostra tante cose buone che si erano già intraviste nel precampionato. La cosa più interessante, dal punto di vista della prospettiva, è che Sensi si è mostrato per quello che, in teoria, non brilla… vedremo più avanti qualità nel controllo della palla, soprattutto in uscita fronte alla propria porta quando serve lo scarico “sicuro” ai difensori centrali; o quando la palla dovrà girare più rapidamente, più verticalmente, e si dovrà saltare un passaggio per arrivare prima: Sensi nasce trequartista, ha girovagato, ma è un regista “alla spagnola” che a quest’Inter farà benissimo.

Interessante il suo movimento che da interno lo porta a doppiare Brozovic in regia, facendo saltare il meccanismo di pressing leccese, è quella zona più intensa della sua heatmap vicino alla posizione di Brozovic:

 

Con altre squadre sarà più complicato nel caso di marcatura a uomo (in Italia non sono pochi gli allenatori che a metà campo marcano uomo su uomo), ma Stefano ci stupirà con la sua capacità di abbassare fisicamente il baricentro e diventare blocco unico con la palla rendendo impossibile il recupero all’avversario.

Ne apprezzeremo anche le doti di interdizione, ma intanto ce lo godiamo così, da mezz’ala che segna, imposta, aiuta in regia e si prende San Siro con una maturità, anche questa, da stropicciarsi gli occhi…

VECINO 5

In difficoltà fisica, pochissimi palloni toccati, poca presenza: evidentemente è anche fuori forma.

Con Conte ha possibilità di fare più gol e di essere più utile, deve solo entrare nel meccanismo e giocare più rapidamente possibile…

ASAMOAH 7

Attacca con molta più costanza, avendo un uomo in più a coprirgli le spalle: l’atteggiamento spesso troppo cauto dell’anno scorso dovrebbe andare in soffitta: l’anno scorso, la maggior parte delle partite di Asamoah sono finite con meno di 3 tocchi negli ultimi 16 metri, raramente sul fondo, con molte partite con addirittura zero tocchi/zero presenza in quelle zone di campo: gliene è bastata una per farsi attaccante aggiunto e toccare più palloni in avanti di quanto non abbia fatto nello scorso girone di ritorno o quasi…

 

Lui è più agevolato degli altri perché conosce Conte e sa perfettamente cosa vuole da lui, soprattutto attaccare la profondità quando ci si trova a essere lato debole, punto di riferimento per il cambio di campo che tante apprensioni ha creato all’avversario.

Facesse sempre così…

 

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