#InterLecce 4-0: promossa la prima #Inter di #Conte

Introduzione

Finalmente il campionato è ripartito, anche se ancora tocca sorbirci qualche altro giorno di calciomercato prima di poter parlare solo di calcio… anche se, si sa, parlare solo di calcio è quasi impossibile, in qualche caso persino un atto rivoluzionario visto il nulla cosmico che ci propinano tv e giornali.

L’Inter porta a casa (da casa) un 4-0 sonante che mette le cose in chiaro: l’Inter vuole essere protagonista in questo campionato. Lo fa, tra l’altro, con una squadra che ancora aspetta (e soprattutto spera) di poter inserire uno o due innesti tra metà campo (centro o esterni, fate vobis) e uno in attacco.

Lo fa con 4 italiani titolari che poi diventano 7 per tutta la partita (tranquilli, nessuno titolerà “ItalInter domani”), due dei quali segneranno due gol, i più belli del lotto… ma ormai,si sa, il problema dell’italianità non c’è più, la nazionale non ha più bisogno che i suoi calciatori giochino titolari nelle grandi squadre etc… etc…

 

 

Lo fa giocando una partita con un buon piglio e buon controllo di partita, anche se prima del gol di Brozovic c’è stata una serie di cose non proprio perfette che dovranno essere sistemate, anche perché si sono ripetute nei 90 minuti e soltanto la mollezza del Lecce del secondo tempo ha consentito ai nerazzurri di non pagare alcun dazio.

Chiaro, si tratta della prima partita ed è ancora troppo presto per formulare pareri definitivi, ma alcun cose si sono già viste nelle amichevoli, ma sono anche alcuni dei punti deboli della Juventus di Conte e del Chelsea del secondo anno.

 

Proviamo ad andare nel dettaglio.

L’Inter schiera due attaccanti, nessuno dei quali è portato per un pressing ossessivo, anche se Lukaku è capace di martellare la difesa con la sua corsa orizzontale. Non potendo alzare troppo gli esterni, che in fase di non possesso si schiacciano più sui difensori, l’Inter si trova con due opzioni.

La prima è di rimanere con il centrocampo un po’ più coperto, e questo però porta i nerazzurri costantemente in sotto numero  quando deve alzare la pressione.

Per evitare il sotto numero, devono alzarsi a metà campo, almeno due dei cinque, spesso lo fanno i centrocampisti, ed è capitato che lo facessero tutti e tre: pericoloso per l’avversario quando l’Inter riesce a mantenere tutti i reparti alti, magari facendo fruttare il pressing alto; pericoloso per l’Inter quando l’avversario riesce a rubare il tempo, trovano l’Inter disposta male e con troppo campo aperto davanti ai difensori.

Aspetto che dovrà essere curato, perché tutti i centrocampisti centrali dell’Inter hanno questa tendenza. Va detto, inoltre, che l’Inter ha portato meno pressing, e in troppe occasioni con troppo ritardo, rispetto a quanto sarà lecito attendersi fra un mesetto, a forma raggiunta.

 

Le marcature preventive non sono (state) felicissime, lo si è visto nelle occasioni in cui soprattutto Lukaku è stato cercato come riferimento delle palle in verticale per allentare la pressione avversaria: l’Inter, su dettato del suo allenatore, prova subito a salire su per il campo con quanti più uomini possibile, tanto che le ripartenze in parità, o addirittura superiorità numerica sono state diverse. Ma Lukaku (così come Vecino e, in minor parte, anche Lautaro) ha sofferto nelle sponde, come previsto e prevedibile: in questi frangenti l’Inter ha mostrato il fianco.

Prima del gol di Brozovic, l’Inter ha manifestato uno dei difetti tipici delle difese a 3: i terzini salgono molto, bastano due attaccanti per rendere difficoltosa l’uscita di palla, costringendo l’Inter a cercare subito la profondità.

Sensi, da questo punto di vista, si è rivelato essenziale perché è il meccanismo perfetto per disinnescare la pressione su Brozovic:

 

Se in fase di possesso l’Inter ha sfruttato bene l’ampiezza, soprattutto con i cambi di campo di un ritrovatissimo Candreva, in fase di non possesso ha la tendenza a schiacciarsi un po’ troppo in mezzo, lasciando gli esterni meno coperti in ampiezza: concessione che si può fare, soprattutto se hai la difesa titolare molto forte, come nel caso dei nerazzurri.

La buona lena di Asamoah e Candreva, infine, ha portato l’Inter a rifugiarsi un po’ troppo sugli esterni nei primi minuti: in una squadra che gioca col 3-5-2 non è una scelta molto saggia e non credo che lo vedremo spesso, nonostante la (ripeto) buona verve di Candreva.

Chiaramente, poco valutabili le incertezze della difesa, perché la contemporanea assenza di De Vrij e Godin non dovrebbe ripetersi troppe volte durante tutto l’arco della stagione.

Unica vera insufficienza per Vecino, ancora piuttosto indietro di condizione.

 

I piccoli nei, che sono più piccoli di quanto sembra raccontandoli, si esauriscono qua, almeno per la prima parte. Per il resto ci sono tante risposte, molto positive: dalla conferma di Brozovic al Candreva ritrovato, da uno splendido Sensi a un Asamoah in formato efficienza.

L’Inter ha bisogno che dal mercato qualcosa arrivi, perché alcuni problemi sono lì sul tavolo come c’erano l’anno scorso: vero è che la presenza di Sensi può liberare di più Brozovic, ma rimane necessario alzare il tasso tecnico complessivo, altrimenti con squadre più accorte e chiuse (piuttosto suicida, Liverani…) sarà complicato.

 

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