#InterLecce 4-0: promossa la prima #Inter di #Conte

Seconda parte

Dovrà essere bravo Conte a far capire ai suoi quanto sia necessario giocare più veloce e in verticale, soprattutto provando a sfruttare la dote migliore di Lukaku, ovvero la possibilità di partire già fronte alla porta con l’avversario costretto ad arretrare.

 

Per chi se la fosse persa, la presentazione di Lukaku la trovate qui:

Insomma, niente centravanti boa: quello avrebbe dovuto farlo Dzeko, dovrà farlo Lautaro che, per caratteristiche, forma una coppia migliore con Lukaku di quanto non faccia, abbia fatto o farà Sanchez.

Anche perché già dalla prossima Maran potrebbe dar qualche pensiero di più a Conte, chiudendosi più ermeticamente, prima e con più efficacia di quanto non abbia fatto questo Lecce.

 

Rispetto agli anni passati, questa prima partita però ci offre qualche spunto importante, a partire da uno la cui mancanza è stata davvero soffocante in molti momenti: all’Inter mancherà anche qualcosa in termini di qualità e di inventiva, ma 3 gol da fuori, più il quarto generato da un tiro da fuori, sono una eccezionalità che si ha il dovere di trasformarla in qualcosa di più ricorrente: non certo facendo 4 gol da fuori area ad ogni partita, ma almeno continuandoci a provare con convinzione e insistenza, perché il materiale tutto sommato c’è.

Poi si sono viste anche alcune accelerazioni interessanti, un gioco che ha provato a essere più verticale in qualche occasione, senza esasperazione (anche perché il risultato dopo 20 minuti è cambiato, cambiando anche il disegno della partita), con una buona costruzione dal basso, pur con qualche sofferenza di troppo, e un buon controllo della metà campo quando è servito. A dimostrazione delle ultime considerazioni arriva il conforto dei numeri: nonostante i 16 tiri (di cui 4 in porta), solo 3 sono arrivati dall’area, ben 9 da fuori area e l’Inter ha occupato relativamente poco gli ultimi 16 metri avversari, come testimoniato dalla heatmap, soprattutto del primo tempo:

 

 

Nella elaborazione di Whoscored (il calcolo è diverso) sui 90 minuti, è ancora più accentuata la rarefazione dell’Inter in area avversaria:

Se ve lo state chiedendo, no, non è un limite né un problema perché l’Inter proverà a giocare un calcio fatto di concretezza ed efficacia.

Il possesso palla (quasi 60%) si è quasi tutto dipanato tra difesa a centrocampo, con meno del 25% nell’ultimo terzo di campo avversario: raro per le squadre di Conte, ma la precisione dei passaggi completati supera il 90%. I lanci lunghi sono stati più del 12% per i nerazzurri, poco meno del 12% per il Lecce: più che in verticale, l’Inter ha sfruttato diverse volte il cambio di campo da fascia a fascia e tutti i report li considerano passaggi lunghi.

La difesa era condizionata dalle assenze e dall’improvvisazione, l’attacco da una forma ancora da trovare: come vi avevo già anticipato, Lukaku farà fatica non solo perché fisicamente imponente, ma anche perché dovrà perdere qualcosa dal punto di vista della massa muscolare, lavoro in eccesso fatto in vista dello scorso mondiale e che lo stesso calciatore ha ammesso d’essere stato sbagliato.

 

Ci sarà da capire l’evoluzione della metà campo, che è il punto nevralgico e al tempo stesso il più interessante. Sensi, come anticipato, ha mostrato di starci alla grandissima e di avere doti che nell’Inter mancavano: approfondiremo in settimana con un articolo specifico (invero pronto da un mese abbondante…), ma la sua posizione ha permesso all’Inter di depotenziare qualunque tentativo di scardinare la posizione centrale di Brozovic, perché Sensi è uno che protegge benissimo la palla e la manovra dalle sue parti fluisce che è un piacere: il centro nevralgico è sempre il croato, ma l’italiano è, e sarà, una chiave importante per la manovra nerazzurra.

Sarà interessante soprattutto perché Sensi ha scalato spesso per liberare Brozovic, lasciando più campo a Vecino che lo ha sfruttato poco: quello sarà un punto da sfruttare molto, magari con una sorpresa dal mercato last minute.

Il Lecce non ha mostrato di avere particolari doti, anche se qualche calciatore che può fargli fare un campionato più tranquillo c’è. Per l’Inter un inizio “morbido” ma, al tempo stesso, pericoloso proprio perché “morbido”: nonostante questo, la squadra di Liverani ha mostrato di avere coraggio, che forse è diventato più che temerarietà troppo presto, offrendo il fianco all’Inter.

 

Non è la partita giusta per alzare vessilli o cantare osanna, ma un ottimo punto di partenza. Per il resto, i dogma lo conosciamo già: testa bassa e pedalare.

Ci saranno momenti con meno relax e più apprensione, momenti di difficoltà e di tensione: ma ieri, oggi, domani… non sono i giorni giusti per farsi troppi problemi. Per qualche giorno, giusto sposare il nuovo mantra post partita…

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