L’#Inter di #Sensi e #Barella

Introduzione

Il calciomercato è spesso foriero di stranezze, di particolarità, di realtà in contraddittorio con la logica, quantomeno con la logica che si dipana prima, sui giornali e oggi anche sui social, che il campo dia i suoi responsi.

Non è insolito, anzi, dare giudizi troppo affrettati, in un senso o nell’altro. Nell’Inter ci sono i casi epici, come quelli del “Trezeguet fortunato” (alias Samuel Eto’o, per il quale qualche interista genio della lampada aveva elaborato il più epic fail dei soprannomi: “Pacco’o”), giusto un attaccante d’area che a quell’Inter non serviva. Vendi il migliore al mondo, Ibrahimovic, dove vuoi andare…

La cosa fantastica è che non si tratta solo di chiacchiere da “bar sport”, perché il giornalismo è pieno di giudizi tranchant, che sarebbero anche accettabili, in un verso o nell’altro, se si basassero su dati di fatto, visioni personali, scorci di carriera, piuttosto che sulle proprie personali fisime: d’altra parte, chi è immune dagli errori? Nessuno, ma proprio nessuno, neanche chi vi sta elaborando ‘sta filippica, ovvero quello che (risparmiandovi i pronostici azzeccati) aveva, tra le altre nefandezze, accolto con (molto) favore sia l’arrivo di Suazo che di Zarate, e avrebbe preso Ricardo Rodriguez.

Ho, però, l’onestà di non sovraimporre nulla al mio giudizio: non mi sentirete dire mai “Milito al posto di Acquafresca, è un mercato masochistico”.

 

In questa sessione di mercato, l’Inter ha acquistato due italiani, Sensi e Barella, dando per scontato che il secondo fosse titolare e il primo un semplice rincalzo. In certe valutazioni il contesto è tutto: una è parsa operazione di mercato fortemente voluta, l’altra aveva le stigmate dell’operazione che aiuta il bilancio a stare meglio; uno ha già diverse presenze in nazionale per la quale ha fatto anche la normale trafila passando per l’Under 21, l’altro invece è apparso quasi dal nulla, un paio di presenze in nazionale A, nessuna in Under 21, una manciata nelle nazionali più giovani, già 24 anni… dove vuoi arrivare se a 24 anni non hai ancora dimostrato nulla?

Vogliamo aggiungere una cosa? Nel calcio, tra i tifosi ma anche tra gli “addetti ai lavori”, c’è questa costante sottovalutazione dei calciatori sotto i 180 cm, come se l’altezza fosse comunque un requisito necessario per emergere. Entrambi sono piccoletti, ma Sensi lo è anche nettamente di più: dove vuoi andare se sei persino sotto i 170 cm?

 

Fatevene una ragione, qualcuno dei lettori deve ammetterlo anche a sé stesso, così come gran parte delle valutazioni negative su Suning derivano dal fatto che sono cinesi, e che pertanto c’è del razzismo di fondo che magari ti viene da sfogare mettendo dei carretti cinesi buttati dagli spalti di San Siro.

Tornando a Sensi… da quando sono state definite le operazioni di mercato, però, sui social malpensanti mi sono più volte esposto su un concetto: non sottovalutate Sensi, perché è quello più pronto e, per caratteristiche tecniche, è quello che può integrarsi con più facilità.

Metto le mani avanti, perché mi piacerebbe fingere di averlo (visto) lungo e beccato nelle giovanili: no, ho semplicemente “scoperto” Stefano Sensi per puro caso, mentre seguivo una partita di… Premier League, precisamente dell’Arsenal, inizio dello scorso anno.

 

Seguivo l’Arsenal per Torreira. Chi legge queste pagine da tempo sa che Torreira è uno dei tre nomi che avrei “scippato” alla Sampdoria:

E mentre cercavo di capire per quale dannata ragione Emery gli preferisse, in quel determinato momento, Guendouzi… mi spiego: in prospettiva, Guendouzi-Torreira è una coppia praticamente perfetta per l’Arsenal, quello a fare le valige sarà probabilmente Xhaka che è un regista con un gravissimo difetto per essere un regista: non ha controllo né perfetta consapevolezza dell’avversario alle sue spalle, cosa che lo rendono vulnerabile sul primo pressing. Ergo, la definizione di “regista” è eccessiva per lui e ci si dovrebbe “limitare” al “mediano”, fatemi usare un po’ tutte le virgolette del caso.

 

Che c’entra Torreira con Sensi? Si somigliano molto per certi versi, decisamente più dinamico e versatile il secondo… solo che, mentre cercavo di capire le ragioni di Emery, la seconda voce in telecronaca inglese (che non ho assolutamente idea di chi fosse) si è messo a parlare proprio di questo problema dell’Arsenal (partita persa contro il City, tra l’altro) nella gestione in uscita di palla su pressing avversario: indicava, correttamente, Xhaka come il maggior responsabile del problema.

Domanda del primo commentatore: Torreira è l’uomo giusto? La risposta secca, sì, e ho chiaramente condiviso, ma immediatamente dopo una considerazione piuttosto forte: questo commentatore avrebbe preso un altro centrocampista dall’Italia, ancora più bravo, secondo lui, nella gestione della palla, più versatile, “più da calcio inglese”, in prospettiva accoppiata migliore con Guendouzi. Questo centrocampista, per lui, era tra i più interessanti in Europa e addirittura il giovane (lo sottolineo, a scanso di equivoci) centrocampista più bravo di tutti in Europa in questo fondamentale che per l’Arsenal era un problema: parlava di Stefano Sensi.

Capite che se qualcuno che si dimostra così preciso, così puntuale, così preparato, si espone a una considerazione così netta, il minimo che puoi fare è memorizzarlo e andare a verificare.

 

Non so classificare i calciatori su specifici aspetti, a meno che non siano perfettamente caratterizzanti (Icardi è un top 3 d’area al mondo; Dzeko è un top 3 (gli altri due sono Lewandowski e Kane) tra i centravanti associativi; e via discorrendo…), però su alcune sfaccettature del gioco è agevole evidenziare qualità individuali importanti.

 

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