L’#Inter di #Sensi e #Barella

Seconda parte

Potevo risparmiarmi questa storiella, ma mi piaceva anzitutto rendere merito a opinioni così precise, ma anche per dimostrare (ancora una volta…) quanto gap ci sia tra noi e il calcio inglese, anche in termini di giornalismo e di approfondimento, visto che dall’altra parte scelgono Mourinho per spiegare le partite, da questa parte ci trastulliamo con Cassano, Vieri e Wanda Nara. Oh, poi non dite che non meritiamo l’estinzione…

Tornando al nostro uomo…

Oltre al già citato fatto dell’altezza, la sfortuna di Sensi è di avere avuto un avvio di carriera un po’ troppo lento. Il che non implica necessariamente che la carriera ne sia compromessa, come qualche tifoso da social ha provato ad abbozzare.

In genere sono gli attaccanti ad avere una maturazione, se non proprio una “esplosione”, tardi negli anni: da Milito a Protti, da Hubner a Toni, da Bacca a Vardy, la storia dei calciatori che si esprimono a certi livelli dopo una certa età è lunga, ma coinvolge un po’ tutti i ruoli, vedi Fabio Grosso o quel Marco Materazzi, a 24 anni al Perugia poi portato in Inghilterra e infine esploso definitivamente nell’anno domini 2000-2001 con 12 gol in 30 partite: a fine stagione: il suo passaggio all’Inter avviene a 28 anni.

 

L’Inter ha giocato contro il Lecce di Fabio Liverani, che approda al Perugia a 25 anni. Vado a memoria, l’ultimo più consistente caso di centrocampista è quello di Alessandro Diamanti.

Succede anche in altri sport, e il primo, e più fulgido, esempio che mi viene da citare è quello di John Stockton, approdato veramente tardi in NBA (secondo gli standard della lega) e per tre anni (abbondanti) in difficoltà a trovare spazio da titolare: parliamo addirittura di uno dei più forti playmaker della storia della NBA, uno che ha riscritto il modo di fare il playmaker: vero che non ha vinto neanche un titolo (succede anche ai migliori (provocazione: in nazionale, Gattuso ha un palmares migliore di Crujff)

Va detto che nel calcio è evento sempre più raro, visto che tra social e Youtube c’è tanto materiale da spulciare, da parte di tutti, per intercettare in “anteprima” un possibile talento. Insomma, di sorprese propriamente dette è ormai difficile trovarne.

 

Su Sensi, però, si è consumata una delle tipiche “piccole tragedie” sportive tipiche in Italia, ovvero di un calciatore “mandato a farsi le ossa” dove certe qualità rischiano di rimanere impantanate nella bruttezza intrinseca dei campionati minori italiani: in certi contesti, alcuni calciatori non emergeranno mai.

Protagonista di questa lunga deviazione di carriera è probabilmente Pierpaolo Bisoli, uno dei tanti decantati “maestri di Coverciano” che sovraimpongono sempre la loro visione alla realtà. Motivo del contendere, pare, l’aspetto caratteriale/mentale del calciatore. Oggi la faccenda fa persino sorridere, considerato come si è presentato a San Siro il piccoletto.

Perché va detto che, mentalmente, Sensi deve essere piuttosto coriaceo: è una fortuna che non si sia perso per strada come sarà certamente successo a tanti talenti che non abbiamo mai avuto il piacere di osservare perché rimasti inespressi, considerando pure che, in quel contesto, la sua differenza di cifra tecnica ha costretto qualche altro “maestro di Coverciano” in pectore a spostarlo sulla trequarti.

 

Ma non fidatevi troppo dei “maestri“, perché se lo hanno spostato più avanti non è perché era più bravo coi piedi, ma spesso lo hanno fatto perché era il più basso, meno utile nel contrasto e nelle palle alte, e a metà campo è sempre meglio un marcantonio. Costi quello che costi.

Tra le deviazioni della sua carriera c’è un altro responsabile, altro “maestro di Coverciano” protagonista: Di Carlo non crede nelle qualità del ragazzo e sceglie, rullo di tamburi e suoni di fanfare, Mudingayi, questo sì centrocampistone da 180cm abbondanti di altezza e, chissà, qualcuno potrebbe pensare anche di lunghezza.

Nomi di allenatori che abbiamo masticato più volte, eppure la fortuna di Sensi è di avere incontrato due illustri sconosciuti. Il primo è Agatino Cuttone, che già 4 anni fa raccontava al mondo intero, inascoltato, che Sensi era pronto per la Serie A, e quale fosse il suo vero ruolo:

Con me ha sempre fatto il regista, il suo ruolo è quello. Nella scorsa stagione è stato trequartista nel 4-2-3-1, ma principalmente è un regista, di play in mezzo al campo. (Agatino Cuttone, 2015)

 

Poi, dopo  tale Massimo Drago, carriera onesta spesa quasi tutta in Serie B, un altro a capire che il ragazzo ha un ruolo ben cucito nel dna: è un regista basso. Bravo, versatile, intelligente, dove lo metti sta, ma è uno che ha la testa giusta per organizzare il gioco, che ha bisogno di campo davanti.

Avvicinato da tutte le medio-grandi della Serie A, senza distinzioni, nessuno ha voluto affondare il colpo: avesse avuto 10/12 cm di più, sarebbe arrivato nella massima Serie con qualche anno di anticipo. Potete scommetterci.

Per inciso, Sensi aveva (e ha) dei limiti oggettivi che impareremo presto anche noi tifosi interisti, soprattutto di velocità sul lungo e, va da se, un fisico gracile che, nel calcio super-fisico della Serie A, rischia di faticare in certi contesti: è probabile che alcuni dei suoi limiti non riusciranno a essere limati più di tanto perché ci si lavora a certe età, poi diventa più complicato.

 

Ma Sensi ha una di quelle qualità che io apprezzo sopra ogni altra cosa: dimostra di essere consapevole di sé stesso e dei suoi limiti.

Ricordate? Ne ho parlato qualche tempo fa in relazione a Lautaro Martinez: il calciatore è intelligente, capisce qual è il suo limite maggiore e lavora duramente per far sì che il suo gioco lo porti a farlo diventare un non-problema, addirittura una risorsa lavorando sulle alternative.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...