L’#Inter di #Sensi e #Barella

Ultima parte

Barella è nella top ten dell’anno scorso, tra i centrocampisti, per passaggi totali (il primo è quello che da mesi vi dico essere il miglior regista in Italia: Marcelo Brozovic) ed è nella top five assoluta per contrasti tentati e in quella dei contrasti vinti: sempre in tema di Brozovic, è nella top 3 di entrambi.

È sorprendente trovarlo anche nella top ten dei centrocampisti per dribbling tentati e riusciti, classifiche guidate da Bakayoko (la prima) e Ismael Bennacer (la seconda), quest’ultimo calciatore troppo sottovalutato e che al Milan ha tutto per fare bene… sempre che Giampaolo trovi la quadra.

Non deve sorprendere, e adesso spieghiamo perché, la sua presenza come secondo in classifica per passaggi corti sbagliati, dietro a… Milinkovic Savic.

I primi due numeri sono sorprendenti perché raccontano di un Barella diverso da quella che è probabilmente la sua vera natura, ovvero di un giocatore verticale nel movimento così come lo è Sensi, ma inteso nell’organizzazione di gioco.

Maran gli ha dato forse troppe responsabilità, costringendolo a pensare, mentre lui è un istintivo per nature, è uno che si esprime meglio nel flusso magmatico della sua adrenalina: più al centro del gioco, più passaggi, ma impennata di errori, come abbiamo visto nella statistica precedente.

Troppe attenzioni, responsabilità in più, una squadra costruita male e che è finita terz’ultima per gol fatti (appena 36), terz’ultima anche per aspettative di gol.

 

Trovandoci, alla fine, un giocatore sostanzialmente diverso da una stagione all’altra: solo che da titolare in Serie A ne ha poco più di due e allora nasce la domanda: qual è il vero Barella? Quello che in prospettiva sembrava il prossimo Vidal o quello che potrebbe assecondare di più la sua natura da… Kanté?

Dite che devo smetterla di esagerare anche io? Probabilmente avete ragione, o forse no: vedremo più avanti.

Il dinamismo, la corsa, le capacità difensive (soprattutto in contrasto e scivolata), la capacità di partire in verticale palla al piede, nonché la capacità di segnare come due stagioni fa (6 gol in Serie A, a dispetto dell’unico dell’ultima stagione, anche se con 3 legni colpiti): la tenacia, la capacità di riaggressione all’avversario, la corsa continua che è più una necessità esistenziale in mezzo al campo. Sono tutte qualità indiscutibili.

Barella è un calciatore che ha necessità di un gioco relativamente più semplice, più immediato, meno raziocinante di quello che gli è stato imposto nell’ultimo anno: l’opposto di Sensi… e di Brozovic, per questo si integreranno bene.

 

Quando ha espresso una preferenza per il calcio inglese, ha mostrato evidentemente di sapere che calciatore è: in UK, in un calcio meno sclerotizzato da preconcetti tattici, in una dimensione quasi da duelli spartani in mezzo al campo, uno come lui farebbe faville: nella concezione di pressing di Klopp probabilmente avrebbe avuto la sua definitiva consacrazione.

Se Sensi ha avuto, nella sfortuna di un giro un po’ troppo largo, di poter sviluppare una straordinaria consapevolezza di sé, a Barella da questo punto di vista manca qualcosa, e questo è l’anno giusto per svilupparla.

Anche lui molto versatile, anche lui di relativa piccola statura ma molto bravo a proteggere il pallone con baricentro basso e spalle larghe: rispetto a Sensi, il suo sinistro è nettamente meno interessante, non è un caso che prediliga il centro-destra.

 

Sia Sensi che Barella probabilmente troverebbero la loro dimensione ideale in un centrocampo a due, magari insieme, se fossero in mano ad allenatori poco preoccupati dell’assenza di Marcantonio: magari Conte non si farebbe problemi, ma all’Inter c’è Brozovic e da lì in mezzo è giusto non toglierlo.

Da mezz’ala destra dovrà rinunciare a qualche pallone, lui che è uno che ama stare al centro dell’azione ed essere punto di riferimento. Dovrà affinare una maggiore consapevolezza nell’attacco cosiddetto “a fari spenti”, attaccare gli spazi più in verticale senza palla che con.

Al momento appare dietro nelle gerarchie perché le distanze attuali dell’Inter non aiutano Barella, che ha bisogno di spazi più ristretti che prima o poi arriveranno e Vecino si accomoderà in panchina: al momento, però, l’impressione è che Barella sia la riserva di Sensi, pur essendo naturale considerarlo il 12esimo uomo, il primo ricambio a metà campo perché anche lui può fare tutti i ruoli lì in mezzo.

 

Conte probabilmente vorrebbe giocare con meno possesso palla, ma le caratteristiche di Brozovic, Sensi e Barella porteranno l’Inter ad avere possessi palla altissimi, in linea con la scorsa stagione se non addirittura di più. Per adesso sono alternativi proprio per queste due ragioni, ma sia Sensi (per la capacità di intercettazione) che Barella (per il senso dell’anticipo e la capacità di riaggressione) consentiranno a Conte di giocare con una squadra decisamente più alta di quanto non consentano Vecino e Gagliardini.

Tra i due, Barella è quello che probabilmente ha più stoffa da lavorare, più talento da scoprire, ma è paradossalmente quello che rischia di perdersi più facilmente proprio per l’eccesso di attenzioni e di aspettative, perché non ha dovuto forgiare la sua carriera nei campi polverosi di quella periferia in cui la prima preoccupazione è quella di portare a casa sane le gambe.

 

All’Inter ha un allenatore che con i Vidal e i Kanté ci è andato, ci va e ci andrà sempre a nozze: l’impressione è che Conte li abbia fortemente voluti entrambi. Toccherà a lui, alla sua intelligenza, soprattutto alla sua resilienza fuori dal campo (perché quella in campo c’è tutta!), dimostrare di meritare questo palcoscenico senza perdersi, emergendo e prenotando, assieme a Sensi e Tonali, la nazionale del futuro… e anche quella del presente.

Se finora mi sono espresso soprattutto su Sensi, è giusto allargare il concetto iniziale ad entrambi: guai a sottovalutare quei due…

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