#CagliariInter e le prime certezze di stagione

Introduzione

Deponete le armi, quale che sia la vostra fazione. Se siete, cioè, dei contiani di ferro che fino a dieci giorni fa hanno ribadito al mondo intero che, no, l’Inter di Conte non avrebbe mai più fatto partite come la spallettiana Inter di Empoli (o Sassuolo o Udinese), che sarebbe stata squadra più cattiva, più determinata, più efficace ed efficiente, persino più bella.

Deponete le armi anche voi, anti-Conte e/o pro-Spalletti, voi che soffrite insieme a noi ma che al gol di Joao Pedro avete sofferto un po’ meno degli altri, o almeno un gradino sotto i primi a cui abbiamo detto di deporre le armi.

Arrendetevi.

 

Perché l’Inter che è stata non sarà più, Spalletti è andato via, è andato via anche Icardi (al momento in cui vi scrivo dovrebbe essere in volo per Parigi), è andato via Perisic, così come Nainggolan, anche se ci siamo tenuti Candreva che sembra un giocatore normale (vedi Cagliari) se non riesce a fare cose straordinarie (vedi Lecce), ed è già grandioso così.

Arrendetevi perché la nuova era Conte è ormai un dato reale e, vivaddio, le prime due partite ci hanno raccontato di una squadra umanissima, dal fare operaio, senza troppi fronzoli né con sogni campati in aria a sospingerne le intenzioni. Una squadra che ha saputo fare della coartata necessità una virtù vincente, con tutto l’annesso di piccole o grandi sofferenze in mezzo al campo.

Soprattutto nel primo tempo, come da tweet nell’intervallo:

 

Non diavoli affamati di carne avversaria, randagi ad inseguire ogni avversario come se fosse la più importante delle cose poco prima di morire, ma una squadra ordinata, che ha rinculato spesso, e forse pure troppo, per evitare che le palle lunghe del Cagliari la sorprendessero spaccata in due; una squadra che ha masticato il proprio gioco con lentezza, subendo la buona vena dei sardi, senza fare mai il passo più lunga della gamba.

Di quel 54% scarso di possesso palla finale, oltre il 65% è stato sviluppato nella metà campo interista, col Cagliari che ha spinto volontariamente l’Inter dal lato di D’Ambrosio-Vecino, il meccanismo ancora meno funzionante di questa squadra.

È un numero importante perché riflette la maggior fatica nerazzurra, ovvero quella di far salire la palla con velocità, cosa che è accaduta soltanto in poche occasioni e, va detto, quasi a esclusiva opera di un ragazzo che di nome fa Stefano e di cognome Sensi.

 

Luce brillante quella del centrocampista interista, roba da Sensinho:

Chi legge queste pagine sapeva di potersi aspettare cose buone dall’urbinate arrivato in sordina e con il marchio del “frutto del fair play finanziario”. Per chi se la fosse persa, la presentazione cliccando sull’immagine sotto:

 

Ecco, l’accento su Sensi è assolutamente necessario perché si tratta, al momento, dell’unico centrocampista dell’Inter capace di cambiare passo, di dare una scossa alla partita sia con che senza palla: e non è un caso che è uno dei 7 nuovi acquisti, perché nella formazione dell’anno scorso l’unica variabile impazzita poteva essere Nainggolan, ma fosse stato sano… non dico 100%, ma almeno al 70%, uno stato di forma che non ha mai raggiunto, purtroppo.

Non è un caso che sia proprio Sensinho a sparigliare le carte, a trovare l’assist per Martinez, a colpire la traversa, a inventare l’unica palla interessante del primo tempo (in verticale su Vecino che spreca malamente), a procurarsi il rigore.

Non è un caso, va da sé, che giocare con un attaccante che in 90 minuti fa 36 tocchi e svaria molto, lottando moltissimo, è un altro valore aggiunto: ci torneremo tra domani e dopodomani quando approfondiremo su Icardi.

 

L’Inter ha giocato una partita come ne abbiamo viste in altre occasioni: lenta, impacciata, con una serie di tentativi di verticalizzazione in più rispetto al passato ma senza moltissima convinzione, tanto che non si è vista né velocità né precisione… che arriveranno prima o poi: sono oltre 200 i passaggi “non corti” che raccontano comunque una tendenza.

E non c’è nulla di male nel dirlo, perché sembra che per qualche tifoso sia blasfemo dire quello che si vede per una partita: si racconta ciò che si vede, che vale per una partita a meno che non sia un trend… ma dopo due partite, che trend volete che sia?

L’Inter è arrivata relativamente poco in area, come dimostra la passmap di Whoscored, addirittura nel primo tempo si contavano con le dita di una sola mano, letteralmente, i tocchi in area avversaria (la chiazza rossa più grande è dovuta a Sensi):

 

Concedendo un possesso palla all’avversario che non è ancora in linea con quanto necessario per essere veramente efficaci: non è soltanto il 46% che potrebbe starci, ma sono i quasi 400 passaggi a essere un po’ troppo, con un eccesso di superficialità dal gol di Martinez fino al pareggio del Cagliari, periodo in cui i sardi hanno avuto oltre 12 minuti di possesso palla a confronto dei 9 e mezzo circa dell’Inter: nel momento in cui l’avversario prende ritmo, soprattutto se sei in vantaggio, spezzarglielo è il primo compito e l’Inter non lo ha fatto, lasciando che si giocasse come se si fosse sullo 0-0.

 

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