#CagliariInter e le prime certezze di stagione

Seconda parte

Ha concesso molto poco al Cagliari, che si è sostanzialmente distinto per il gol e un solo tiro pericoloso, quello di Cerri, generato da una squadra troppo corta e non aggressiva, come mostrato nel fermo immagine dell’azione da cui scaturisce:

Va detto che il resto è del tutto casuale, perché Nainggolan prova il tiro della domenica, Ranocchia si immola sacrificando lo scalpo e la palla finisce tra i piedi dei sardi: Candreva e D’Ambrosio sono troppo distanti da Cerri che, fortunatamente, manca il bersaglio (e non so perché, ma il commentatore inglese insisteva sul Cagliari che aveva preso un palo).

Non è neanche vero che l’Inter dell’anno scorso avrebbe perso queste partite, perché in realtà ne ha vinte diverse così, andando a memoria: Cagliari, Spal, Udinese, Empoli A/R, Bologna, Parma, Sampdoria, senza contare quelle vinte per un solo gol di scarto soffrendo comunque.

Solo, non venitemi a dire che “una grande squadra deve imparare a essere anche cinica”, perché era una cosa che ho concesso a Benitez, a Strama, a Mazzarri, a Spalletti, figuriamoci a Conte: ma, appunto, deve valere per tutti.

 

Si è visto qualcosa di diverso dal raddoppio in poi, quando l’Inter ha finalmente messo in pratica quello che deve fare una squadra di caratura che sta vincendo e deve vincere: tenere il pallone, prendersi quanti più falli possibili e gestire i ritmi della partita. Negli ultimi 20-25 minuti è stato fatto molto meglio che nel finale di primo tempo: 11 minuti di possesso nerazzurro contro 6 sardo, con 9 dei 12 falli subiti in totale recuperati negli ultimi 25 minuti.

A mio avviso, l’aspetto più confortante: è da queste cose che passa la crescita di una squadra ambiziosa.

E, sì, arrendetevi tutti, perché l’Inter ne giocherà altre così e molto dipenderà dall’avversario, se vorrà essere “sparring partner” oppure osso duro: perché più ti scopri con questa Inter e più sei destinato a soffrire.

Conte sta facendo di necessità virtù e lo sta facendo, a mio avviso, bene.

La squadra risente ancora dei carichi di lavoro, soprattutto dell’arrivo alla spicciolata, sommati agli infortuni di inizio stagione: Lautaro e Lukaku ancora non si trovano tantissimo, Brozovic ha avuto una fisiologica pausa, Vecino sembra spaesato (e troppo largo) e Barella ancora non ingrana; sulle fasce, Candreva è tornato normale dopo i fuochi d’artificio contro il Lecce, facendosi sopperire da Asamoah, non perfetto in difesa ma davvero propositivo in attacco.

 

A livello individuale, insomma, l’Inter ancora deve trovare il ritmo e corsa necessari per applicare le idee di Conte che ancora si vedono a sprazzi, sopraffatti dalla foga del Cagliari: l’Inter ha dovuto rispondere molto sul piano fisico, soffrendo un po’ l’eccesso di aggressività sarda, ma uscendo spesso sconfitta (o alla pari) dai duelli, con le splendide eccezioni di Asamoah e un Ranocchia in qualche caso temerario ma efficace, soprattutto in un paio di interventi a metà campo.

Dopo la buona prova contro il Lecce, nonostante le difficoltà di Vecino, a metà campo non è andata benissimo: i movimenti dei tre mi hanno lasciato perplesso, con Brozovic e Sensi chiamati più spesso a salire e Vecino a rimanere più staccato indietro, ma partendo da una posizione più defilata sul centro destra.

Il meccanismo di pressing non ha funzionato benissimo, con l’Inter spesso costretta a coprire troppo campo e trovandosi piazzata relativamente male con Sensi e Brozovic troppo alti, due fermo immagine a rappresentare la difficoltà:

 

Due le difficoltà critiche.

La prima è la difesa troppo bassa e, in certi casi, statica: cosa che potrà solo migliorare con il rientro di De Vrij.

La seconda, ed è quello sul quale si dovrà lavorare molto e trovare una soluzione, è la scarsa predisposizione di Martinez al pressing, cosa che ha sempre mostrato, e Lukaku ancora appesantito, con molta fatica nel rincorrere gli avversari.

Il pressing di Sensi e Brozovic ha dovuto sopperire soprattutto alla passività, o pigrizia se volete, dei due in fase di pressing: l’Inter l’ha pagata in termini di compattezza e fatica fisica, non è un caso che sia Brozovic che Sensi abbiamo macinato più chilometri di tutti, avversari compresi: 12,7 il croato, 12 l’italiano.

 

È stato soprattutto Nainggolan il pungolo, perché nella insolita posizione da regista è stato un pensiero fisso di Conte e dei centrocampisti nerazzurri, mentre sarebbe stato più semplice che uno dei due attaccanti stringesse prima possibile in mezzo, cosa che è avvenuta raramente:

Buon per l’Inter che la qualità del Cagliari, sempre che ci fosse, da metà campo in su non si è quasi mai rivelata.

Insomma, tanto da fare ancora e tanto da sistemare, meccanismi che non possono essere né pronti né assimilati, ma giusto abbozzati qui e lì come è naturale che sia.

 

L’azione del gol è un piccolo manifesto, con Skriniar che recupera palla benissimo e la palla che circola più rapidamente possibile, da Sensi a Brozovic, da Brozovic a Barella, poi giù in verticale su Lukaku che si gira splendidamente e toglie un tempo di gioco a tutti, vedendo Sensi partire e passandogli un pallone col contagiri prima che tutti gli altri, spettatori compresi, lo abbiano pensato: Big Rom, come detto nella presentazione, ha queste giocate, questa visione, soprattutto questa sensibilità di trovare corridoi per i compagni… a patto che sia già fronte alla porta.

 

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