#BarcellonaInter: la strada è quella buona

Introduzione

Partiamo da un presupposto, perché essere stato un po’ fuori dai social negli ultimi tempi mi ha lasciato “impreparato” a certe reazioni. Purtroppo constato che c’è una fetta di tifo interista che non ti permette, letteralmente, di esprimere una opinione che possa anche solo vagamente somigliare a una perplessità… non dico critica eh, ma perplessità. Figuriamoci qualche critica.

Il fatto che è ilMalpensante ha una vocazione: durante la stagione, prova a raccontare le partite, i momenti. Quale che siano la partita o il momento, provandole a legare a un ragionamento a più ampio spettro.

È una cosa che chi vi scrive ha iniziato con Mancini, proseguita con Mourinho, poi su su fino a Conte: nessuno escluso.

Pertanto, qui si sono raccontate e si racconteranno sempre le cose che si vedono e si interpretano, senza nessuna preclusione o pregiudizio. Se succedono cose buone, si racconteranno cose buone; se succedono cose cattive, si racconteranno cose cattive.

Perché ‘sto pistolotto?

Perché una parte dei frequentatori social ha quasi “respinto” alcuni commenti a fine partita, nello specifico questo:

 

Avremo tempo anche di spiegarlo più approfonditamente ma, giusto per premessa a tutta l’analisi, la considerazione non vive “isolata”, ma fa parte di un piccolo corpus che riguarda tutta la partita: il prepartita, durante il primo tempo, fine primo tempo, e poi fino al termine… che “fino alla fine” è espressione che ci crea inspiegabile allergia.

E, fatevelo dire, se l’unica considerazione che si elabora da una partita del genere è “abbiamo fatto il massimo” oppure “non abbiamo nulla da rimproverarci” o anche “era pur sempre il Barcellona” o, meglio ancora, l’immarcescibile “loro Vidal e Dembele, noi Gagliardini”, evidentemente non avete capito qual è il potenziale di questa squadra e di questo allenatore, non avete capito l’importanza di quei 30 minuti circa in cui il Barcellona non ha capito come affrontare l’Inter.

Senza offesa eh.

Mi hanno posto sotto il naso la prestazione dell’anno scorso, come se fosse necessario un raffronto col passato, come se fossero situazioni identiche.

E no, non lo sono: perché Sensi e Barella sono due innesti che si stanno rivelando di grandissima utilità e anche qualità, a dispetto di quanti li criticavano a prescindere.

Soprattutto perché la squadra dell’anno scorso, in quella considerazione, non aveva più nulla da raccontare, nulla da evolvere, nulla da migliorare: aveva raggiunto la sua massima espressione, come vi ho spesso scritto, e aspettarsi di più era impossibile. “Questi siamo” è frase che, chi frequenta queste pagine, ha letto spesso.

 

Questa Inter, invece, ha mostrato di avere qualità e potenzialità anche per andare a Barcellona e dare grattacapi serissimi ai blaugrana, sul loro terreno di gioco, lavorando sui loro difetti, esaltando i propri pregi.

Se non avete capito questo, sorry, mi spiace per voi: rimanete soddisfatti al 100% di quello che avete visto anche nel secondo tempo. Per fortuna l’Inter ha un allenatore che, da questo punto di vista, è decisamente più lungimirante del tifoso che si accontenta:

E diciamolo: per fortuna.

 

Se volete andare avanti nel racconto, prendendo il buono e il cattivo, il bello e il brutto, proseguite pure: altrimenti fermatevi qua.

Prima della partita ho letto di molti tifosi, tra le svariate chat e i social, che avrebbero barattato una sconfitta col Barcellona con una vittoria contro la Juventus. Una di quelle posizioni per cui rimane solo un grande “boh”, perché evidentemente, anche qui, è probabile che non si sia capita la direzione della società e della squadra.

Ovvero, se l’intento è quello di barattare una onorevole sconfitta in Champions contro i blaugrana con una vittoria contro i bianconeri, sarebbe bastato tenere Spalletti e dargli Barella e Sensi. Solo che adesso c’è Conte, e anche Marotta, che rivelano anche il desiderio della società: accelerare le tappe di una crescita, anche nei risultati, che con Spalletti, o altri, sarebbero arrivati più avanti, probabilmente… quale che sia il significato che vogliate attribuire all’ultimo avverbio.

Conte è il più “resultadista” degli allenatori in circolazione, persino più di Allegri: chi scambia le prestazioni con una sconfitta non è allineato col pensiero della società e di Conte.

 

Aggiungiamo anche che questo Barcellona è, almeno in questa fase della stagione, un Barcellona che si può aggredire e che non ha ancora trovato equilibrio e meccanismi degni del suo recente passato.

Per capirlo, si dovrebbe vedere quella manciata di partite giocate fin qui: squadra capace di tutto, di farne 5, ma anche di arrivare a fare zero tiri in porta in porta anche in partite largamente dominate per possesso e dominio territoriale.

Con Valverde, il Barcellona ha esasperato alcuni suoi difetti, pur avendo un allenatore che ha spesso provato a cambiare la natura di questa squadra, riuscendoci a fasi alterne: se si abolisse il tiro in porta, questo Barca se la giocherebbe con quello del 2010.

 

Questi blaugrana producono il 63,6% di possesso palla, una precisione di passaggi vicina all’88%, facendo meno di 12 tiri in porta: in questa classifica, addirittura sesta in Liga, dietro Real Madrid, Villarreal, Sevilla, Levante e Leganes… tenendo conto che l’Atletico, altra squadra che tira pochissimo (ma per ben altre ragioni tattiche), è 18esima con 10 tiri in porta di media.

La media semplice può essere fuorviante, perché eliminando gli outliers con una media troncata, il valore sarebbe decisamente più basso: il senso è che questo Barcellona ha la tendenza a tirare sì e no 10 volte a partita.

 

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