#BarcellonaInter: la strada è quella buona

Seconda parte

La tattica è una evoluzione (o involuzione, se vi pare) del tiqui taca: piuttosto che “richiamare” l’avversario in uscita con un possesso palla sfiancante con continui richiami in orizzontale, questo Barcellona fa girare la palla da destra a sinistra, da sinistra a destra facendo spendere all’avversario quanta più energia possibile, provando di tanto in tanto qualche accelerazione secondo uno schema precostituito: “pivot” al limite dell’area (in genere Suarez) che dà appoggio ai 4 trequartisti in discesa… perché in fase di costruzione, le due punte aggiuntive (Messi incluso), con i due interni di metà campo, fanno di fatto i trequartisti.

 

Questo Barcellona, inoltre, ha un serio problema di distanze: Lenglet e Piqué non sono fulmini di guerra, lo spagnolo tatticamente non è neanche una cima insormontabile, e non ci sono “equilibratori” bravi per posizione (Puyol) o per rapidità (Mascherano). Detto in altri termini, se questi avessero due tra Skriniar, De Vrij e Godin vincerebbero la champions in carrozza o quasi.

Aggiungiamo che Messi ha letteralmente smesso (ormai da un paio di anni abbondanti o forse più) di fare pressing, costringendo De Jong (poi Valverde, nel secondo tempo, gli darà fiato spostandolo dall’altro lato) a compensare le sue manchevolezze.

I blaugrana si trovano spesso nella posizione di forza con un pressing asfissiante, che però non ha coperture né distanze sufficienti alle spalle della seconda linea di pressione: è qualcosa che vedremo meglio nell’analisi con foto e video.

 

Ora, che io abbia una opinione su Conte è cosa nota, ma che sia allenatore preparato e intelligente non si può negare neanche sotto tortura. Ed è proprio su queste debolezze che ha costruito un primo tempo di livelli altissimi.

Il quadro è disegnato con lungimiranza: l’Inter deve partire dal basso per alzare il pressing del Barcellona, istigarlo ad allungarsi, con l’obiettivo di far salire la palla rapidamente, di prima, trovando quello spazio tra difesa e metà campo che i blaugrana non coprono mai mai. Mai.

Dal punto di vista individuale, Sensi si occupa spesso di Busquets, che tocca pochi palloni ma dirige il traffico di cui si parlava prima, questo sfiancante destra-sinistra, sinistra-destra, che prosciuga le energie avversarie.

Su Messi, invece, una “scatola” ben congegnata: il concetto è “chi è in zona Messi, lo prende a uomo e lo segue”, chiedendo però a De Vrij e Skriniar di salire spesso sull’argentino per il raddoppio.

 

Il meccanismo su Messi funziona: la prima “discesa libera” di Messi si ha al minuto 40:30 e solo grazie a un errore del duo Brozovic-Asamoah.

Ma quello che fa davvero la differenza nel primo tempo è la capacità della difesa di abbassarsi e alzarsi a con grande tempismo, lasciando pochissimo spazio alla squadra di Valverde: l’Inter respinge, letteralmente, gli assalti del Barcellona, che non trova spazio né respiro per far valere la sua qualità nel palleggio.

L’Inter segna subito e questo in teoria la dovrebbe agevolare… invece non è così: il gol arriva al 2° minuto, dopo di che per quasi 18 minuti c’è un predominio totale del Barcellona, ma è solo occupazione del campo, perché l’Inter si difende in maniera eccellente. Sbaglia “solo” le uscite: troppa fretta, troppa imprecisione, forse anche un poco di timore, ma certamente troppa precipitazione.

Cancellate le sensazioni, perché sono sensazioni: se rivedete la partita ve ne renderete conto.

 

Per comprendere, in questa precisa fase (parliamo di 18 minuti) il Barcellona effettua 202 passaggi, l’Inter 77: nella seconda parte del primo tempo la squadra di Conte cambia atteggiamento e trova sicurezza, agilità, passaggi di prima, verticalizzazioni giuste. Trova le soluzioni studiate da Conte, serviva soltanto che i ragazzi trovassero la posizione giusta in campo.

In 18 minuti 202 passaggi a 77, nei successivi 25 lo score dice 168 a 110. Sono letteralmente due partite diverse.

Tre sono gli “apriscatole”.

Il primo è Lautaro Martinez, che fa un lavoro di raccordo pazzesco; l’altro è Sensi, per me nettamente (senza neanche possibile discussione!) il migliore in campo per distacco (dei 22, ben inteso). Sensi è quello che trova gli appoggi giusti, a volte rischiando col tacco o in acrobazia, trovando corridoi e verticalità, spazio e corsa per smantellare le certezze blaugrana e regalarle ai compagni.

Il terzo è Brozovic, non-marcato dal Barcellona… o meglio, guardato a zona: a volte lo prende Arthur, che è la prima consegna, altre volte Busquets, meno frequentemente De Jong o Messi che fa finta di marcarlo, ma in tutti i casi nessuno è davvero vicino, nessuno è asfissiante.

 

Superato il primissimo pressing, Brozovic si trova nella posizione di poter gestire con campo davanti, Sensi con profondità e libertà, Lautaro bravo nello scegliersi la zolla giusta. Se fate mente locale, tutte le uscite di palla interessanti nascono da sinistra, anche quando poi finiscono a destra su Barella o su Candreva.

Il succo era tutto lì: uscita di palla coraggiosa, di prima, tutta in verticale, partendo dal basso.

 

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