#BarcellonaInter: la strada è quella buona

Terza parte

Per 10 minuti, dal 20esimo al 30esimo, Barcellona e Inter si misurano sullo stesso piano, stesso numero di tocchi, con l’Inter che costringe i blaugrana a spostarsi più a sinistra che a destra, “evitandosi” il pericolo Messi: i nerazzurri segnano anche, ma Candreva è in fuorigioco.

Dal 30esimo al 40esimo, però, c’è il capolavoro nerazzurro, perché il Barcellona prova a riprendersi ciò che sa essere suo, il possesso palla, ma l’Inter colpisce con ferocia e determinazione: sono quei dieci minuti in cui l’Inter meriterebbe almeno un altro gol, almeno; e sono quelli che tolgono certezze al Barcellona, che nel finale subisce ancora e ancora e ancora, con Sensi assoluto protagonista in proprio (nell’unica occasione in cui la palla sale rapida, e bene, da destra) o con assist.

25 minuti da spellarsi le mani, letteralmente e la dimostrazione che, se affrontato senza timore e con la giusta determinazione, il Barcellona è squadra che può essere messa in sofferenza se hai qualità, se non ti lasci prendere dalla foga o dall’ansia di subire il suo pressing… che è un pressing fantastico, ma che non ha le stesse “rassicurazioni” del passato:

 

(Mi perdonerete per la scarsa bellezza grammaticale della frase, ma dovevo infilare troppi concetti in pochi caratteri.)

Ed è proprio su quel vuoto che Conte ha costruito il suo disegno tattico.

Ci sono, però, due aspetti da non sottovalutare.

 

Il primo è che l’Inter ha speso moltissimo per rimanere corta e stretta, in verticale e in orizzontale, che è costato certamente tantissimo dal punto di vista fisico, soprattutto dopo la partita giocata in 10 contro la Sampdoria.

La seconda è che Valverde è un allenatore molto più intelligente di quello che la gente pensi.

Questa intelligenza si estrinseca nell’abbandono di certi “dettami filosofici”, chiedendo ad Arthur di andare a pressare Brozovic molto più in alto e, soprattutto, di non abbandonarlo mai neanche dopo il fallimento del primo pressing: Arthur lo fa benissimo finché non entra Vidal, che si piazza su quella mattonella e non abbandona più il croato, marcandolo ancora meglio del compagno.

L’Inter è Brozovic-dipendente e lo sappiamo, e il suo calo coincide sempre con un calo di tutta l’Inter: Conte non reagisce come potrebbe, ovvero abbassando Sensi e giocando col doppio centrale, lasciando a Barella l’onere di cercarsi gli spazi sulla trequarti, e l’Inter subisce di più il pressing.

 

A questo si aggiunge anche un atteggiamento più remissivo, sia tatticamente che fisicamente, con la difesa che non è più così brava in quel “sali-scendi” perfetto del primo tempo: i due gol nascono da errori individuali (di Brozovic e Candreva il primo, di Asamoah e Godin il secondo), ma si innestano in un contesto tattico nettamente diverso dal primo tempo, un contesto in cui i nerazzurri hanno concesso spazio e campo ai blaugrana, proprio quello che non voleva Conte, perché sa che è il campo in cui il Barcellona vincerà sempre.

Ed è questo quello che ha influito di più: il tweet “incriminato” racconta questo, ovvero uno spezzone di partita, così come gli altri raccontavano altri spezzoni.

 

Conte prova a porre rimedio, con Gagliardini al posto di Sanchez: ma è cambio sbagliato, sia per concetto che per risultato, perché in quel momento hai due scelte: o puntare sulla velocità, e in quel caso non c’erano cambi, oppure sul possesso palla per “addormentare” un po’ l’avversario. Gagliardini non ha quella velocità di pensiero né di gamba (ma a questa si sopperisce con la prima) necessari in partite come questa.

È un errore, amen, ci sta, non è un processo né la qualifica a asini: è un errore come se ne commettono allenando, al quale rimedia soltanto troppo tardi, 13 minuti dopo, con Politano, quando l’Inter ha già perso distanze e sicurezza, senza più la forza per ricompattarsi: la pezza è peggio del buco, insomma. Vi piace? Non vi piace? Non importa, è quello che succede e qui si raccontano le cose che succedono.

I due gol.

Già al 19esimo del primo tempo, Bergomi (che ho potuto ascoltare solo oggi) aveva preannunciato il pericolo: quando arrivano sul fondo o giocano sul largo, non attaccano mai la profondità, ma almeno due attaccanti si staccano dietro.

 

Lo vedremo meglio nell’analisi della serata, con le pagelle, ma l’Inter si lascia schiacciare troppo nell’occasione del primo gol, rimanendo troppo statica come difesa, troppo a ridosso di Handanovic: gli errori di Brozovic (che non esce su Vidal) e di Candreva, che si accorge di Suarez ma non lo prende mai) sono, sì, errori individuali, ma figli di un errore di sistema.

Qui l’Inter è messa “normalmente”, ma Brozovic non va dove dovrebbe/potrebbe andare: Candreva “vede” Suarez, sa di averlo, sa che è suo, ma non lo segue.

 

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