#BarcellonaInter: la strada è quella buona

Ultima parte

 

Qui l’atteggiamento remissivo della difesa, che resta troppo bassa, mentre nel primo tempo era stata fantastica nell’accorciare immediatamente: Brozovic chiaramente è in ritardo su Vidal, che ha tempo e modo di stoppare, guardare e passare; dall’altro lato, Candreva continua a dare occhiate a Suarez (in totale saranno 4) senza mai far seguire una strategia difensiva, senza mai prenderlo.

Nel secondo, brutta l’indecisione di Asamoah sulla ripartenza del Barcellona, così come l’uscita di Godin su Suarez, che è un vero maestro nel primo controllo di palla. Ma anche qui, il problema principale è la distanza tra i reparti… o meglio, l’atteggiamento della squadra, soprattutto della difesa, nell’abbassarsi troppo: la sequenza è esplicativa, soprattutto se raffrontata a quanto accadeva nel primo tempo, cosa che approfondiremo in serata (voi leggerete domani, credo).

 

Qui ci sta anche la distanza, è un contropiede e anzi l’Inter sta difendendo in 6, con altri due che arriveranno a breve.

Ma quando la palla arriva a Messi, Asamoah fa una scelta che è figlia del primo tempo, mentre il resto della difesa rincula: è il ghanese a sbagliare, ed è anche un brutto errore, ma è un errore “indotto”, come quello successivo di Godin.

È questione di un attimo, ma guardate la successiva immagine: mentre Asamoah prova il contrasto, la difesa si abbassa di quasi due metri: in quello spazio, che l’argentino ha trovato solo una volta nel primo tempo, lui è il re assoluto, incontrastato.

 

Qualcuno ha visto un errore anche di D’Ambrosio, almeno come posizione: ma lui ha il suo uomo ed è correttamente nella via di mezzo. L’errore è di Godin, troppo frettoloso, ma è anche questo un errore “indotto” dall’atteggiamento complessivo.

Non sono “critiche” tanto per criticare o trovare fantomatici “peli nell’uovo”. Ribadisco, dal mio punto di vista può accontentarsi solo chi non ha capito il primo tempo, chi non ha capito il significato di quella frazione corposa di gara che ha visto il Barcellona preso a sberle dall’Inter, che pure qualcosa ha concesso in quel frangente.

È l’espressione di un potenziale, che è tanto più importante quanto più attenuanti si vogliano prendere in considerazioni, che ci stanno tutte: dalla stanchezza fisica per aver giocato una partita dispendiosa (e una in 10 pochi giorni prima) alla gioventù del progetto alla mancanza di vere alternative a metà campo.

 

E anche i fuoriclasse del Barcellona… ma qui vale anche il ragionamento inverso. I fuoriclasse fanno la differenza? Certamente,  chi non vorrebbe un Messi in squadra? Ma come l’Inter era stata bravissima nel fermarli, la stessa Inter ha commesso l’errore di concedergli troppo spazio nel secondo, soprattutto nell’azione del secondo gol: scommetto che fra tre mesi questa Inter avrà maturità e forza fisica a sufficienza per portare avanti un match seguendo un preciso (o più d’uno) disegno tattico per tutti i 90 minuti.

Non per ultimo, l’attenuante Skomina è tutta lì, perché per l’Inter c’è un rigore clamoroso su Sensi che non viene visto neanche al Var: una roba pazzesca che può succedere solo al Camp Nou. Ma non solo: Skomina nel primo tempo ha fatto una buona partita, ammonito il giusto e fischiato in maniera equilibrata… ovvero sbagliando, in qualche caso, sia dall’una che dall’altra parte.

Nel secondo tempo ha cambiato metro, diventando molto più casalingo e concedendo respiro, o azioni nuove, al Barcellona quando non avrebbero meritato punizioni.

Sapete come la penso: l’arbitro è una variabile dentro il campo, non è asettico né può essere considerato estraneo al gioco o al risultato. E Skomina ha influito eccome, no contest.

 

Non lo si può negare, così come non si possono negare i tanti pregi, i progressi, la personalità, ma anche quei difetti evidenziati, i progressi ma anche il calo del secondo tempo: le partite raccontano tante storie e va detto che, pur con tutto quello che non è andato proprio come avrebbe dovuto/potuto, la direzione sembra quella giusta, senza ombra di dubbio.

Il bicchiere è più che mezzo pieno ma fa bene Conte a non dirsi soddisfatto, a non far cullare la squadra dopo una lunga frazione di partita giocata in maniera eccellente: perché sui pregi ci si lavora, sui difetti ci si deve insistere. E, fortunatamente, lui sembra saperlo alla perfezione.

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