Godo come un riccio… 10 anni dopo

Introduzione

ilMalpensante.com ha attraversato un periodo tribolato piuttosto lungo e tortuoso, tanti cambiamenti che mi hanno tenuto lontano dal sito e, spesso, anche dai social che hanno una maggiore semplicità di intervento e/o interazione… che poi qualche articolo ci sarebbe stato anche, visto che ci sono almeno una dozzina di bozze che non hanno mai visto la luce perché incomplete, ma tant’è!

La tentazione di mollare c’è stata ma avere letto tutti i Vostri reiterati messaggi di apprezzamento e incitamento mi hanno fatto decidere diversamente: per quanto oneroso a titolo personale (il lavoro è tanto ed è “a gratis”), ilMalpensante non molla e, quando sarà possibile, rilancerà con qualche piccola (o magari, chissà, grande) sorpresa e, sempre se possibile, un paio di collaborazioni extra.

Ma bando alle ciance e alle moine, ché siamo di fretta e dobbiamo ottimizzare i tempi: ci vorrà un po’ di tempo prima di recuperare l’operatività di una volta, però si tratta solo di attendere…

Grazie per il sostegno, la vicinanza, l’amicizia, le belle parole che mi avete inviato in questi mesi. E, in particolare, grazie anche alla community del sito, almeno quella parte che ha resistito finché ha potuto. Speriamo di ritrovarci presto…

Godemmo come dei ricci.

Era febbraio 2009 quando mi arriva uno spiffero che nessun giornale ha riportato per molte settimane in avanti (e, invero, nessuno in quel modo): il Real Madrid era seriamente interessato a Maicon, l’Inter aveva chiesto una valanga di soldi e, tra il pour-parler, nel calderone era finito il nome di Wesley Sneijder. La trattativa per il brasiliano poi si era fermata, chissà perché, il nome di Sneijder era rimasto lì sul tavolo, sospeso. “Se entro la fine dell’estate non riescono a darlo via, arriva all’Inter.”

Ne parlai immediatamente con l’amico Stefano Massaron, come me fan dell’olandese, lasciando qualche traccia sull’allora glorioso (dio l’abbia sempre in gloria) IoStoConMancini di Simone Nicoletti.

“Oh, ma ti immagini Sneijder? Sneijder e Ibrahimovic?”

Non passarono molti giorni da lì alla disfatta di Manchester, più nel risultato che nel gioco e nel merito: ma, si sa, il calcio è divinità capricciosa che non si addomestica neanche con i risultati, figuriamoci con l’etereo sacrificio del “merito”: qualche parola di troppo nello spogliatoio, Ibrahimovic indicato come maggiore responsabile, la rottura è servita.

Ciao sogni di gloria.

 

Sempre la stessa divinità, però, ci riservava delle sorprese inimmaginabili: a due scarti del calcio spagnolo e uno del calcio tedesco, l’Inter riesce ad affiancare prima un altro scarto del calcio spagnolo, poi un cioccolatino lasciato per terra dallo sbadato Lotito.

Tutti i protagonisti di quel Triplete sono fondamentali, ne togli uno e azzoppi il concetto stesso di quella squadra.

Se, però, c’è da scegliere un giocatore davvero insostituibile, che l’Inter non poteva rimpiazzare in alcun modo se non cambiando modulo, concetti di gioco, dinamica etc… quello era proprio Wesley Sneijder.

Non so se quella vicenda di Maicon/Wesley fosse verità o un terno a lotto, ma arrivò all’Inter e ricordo perfettamente il titolo dell’articolo dopo la firma con l’Inter?

Godo come un riccio.

Perché Wesley Sneijder era semplicemente l’uomo giusto.

 

Eriksen, l’uomo giusto.

Se tornaste indietro nel tempo di qualche settimana e chiedeste a qualunque interista minimamente sapiente di cose calcistiche (una percentuale altissima, invero) i difetti dell’Inter, la risposta sarebbe più o meno la stessa: mancanza di leadership, di qualità a centrocampo, di uno che sappia cosa fare del pallone, ovvero velocizzare o gestire a seconda dei casi, muoversi con e senza palla; un top top top, insomma, di quelli che sanno farti fare il salto di qualità senza per forza inventare numeri da circo, dribbling funambolici, festeggiamenti siuuueschi festeggiati con moine gatteggianti dellavallesche.

Sempre a quell’interista, però, dovreste fare una domanda precisa: ovvero, non basta l’identikit, dacci un nome.

Forse non direbbe “Eriksen”, perché c’è anche una forma di pudore nel nostro tifo: sapete, non è che arriva un Momblano qualunque a straparlare di Guardiola e abbocchiamo in due secondi. Eriksen (come, per dire, De Bruyne) per molti era, semplicemente, il sogno proibito, quel nome che non si vuol dire perché basta dirlo per farlo svanire, stessa sostanza dei sogni, nulla di più, nulla di meno.

“Oh, ma ti immagini Eriksen con Lautaro e Lukaku?”

 

Eppure, dietro suggerimento specifico, avrebbe risposto quasi certamente con una esclamazione simile, qualcosa che si possa tradurre con un sospiratissimo “magari”: perché la straordinarietà dell’acquisto risiede nel fatto che in un solo calciatore sono racchiuse le qualità e le caratteristiche tali da colmare quasi tutte le necessità contingenti della metà campo nerazzurra.

Sic et simpliciter.

Ecco, fissate l’avverbio: semplicemente.

Recap: il “mio” Eriksen

Discutere del “primo” Eriksen potrebbe essere fuorviante, anche perché ne ho scarsa cognizione come esperienza diretta. Ma poco conta, perché quello che ci serve è l’evoluzione del ruolo del danese, anche se ammetto di essere tentato di raccontare quella volta in cui Eriksen fece un provino per il Milan e non se ne fece nulla.

 

Possiamo dire che lo descrivevano come un trequartista puro e (questa sì, è un’idea personale) più vicino a Van Der Vaart che a qualsiasi altro accostamento fatto, benché con De Boer in panchina gioca più da interno di metà campo nel 4-3-3 di marca olandese. Ma quello che conta, per noi, è l’Eriksen “inglese” e, soprattutto, l’evoluzione del suo ruolo visto con gli occhi malpensanti… che è anche il motivo per cui siete qui, no?

Chi segue questo sito da tempo sa della mia passione per la Premier League, così come dovrebbe sapere della mia eterna allergia a una delle peggiori tendenze di molti allenatori, ovvero quella di “maltrattare” il talento di alcuni calciatori, pensando che “qualità” significhi per forza “posizione più avanzata”, nascondendo dietro le larghe spalle della qualità l’incapacità di far quadrare i conti tatticamente. Sono rari i casi in cui una posizione più avanzata è una vera necessità, una soluzione non rimpiazzabile: Sneijder all’Inter, per esempio, non poteva che giocare lì, visto che tra Cambiasso, Motta e Stankovic c’era sempre qualcuno di perfettamente adeguato al ruolo che avrebbe potuto e dovuto occupare. Meglio più avanti, insomma.

 

Eriksen al Tottenham è una di quelle felici epifanie che ogni tanto il calcio sa regalarti: “hanno trovato il sostituto di Modric”, l’esclamazione più ovvia che poteva venirmi in testa. E con Modric condivide, secondo me, tante cose, soprattutto la tendenza (degli allenatori) di essere spostato un po’ ovunque per trovargli la posizione “meno dannosa” sullo scacchiere tattico, almeno in quella fase in cui doveva dare senso, lui stesso, alla sua ragione tattica in campo, al suo impegno in fase di interdizione (che è ancora tutto da esplorare e far fruttare).

 

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