#InterMilan: tattica e pagelle

Introduzione

Nell’arco di una stagione ci sono partite, ma talvolta anche semplici eventi, in grado di cambiare il corso di un’intera stagione. O meglio, di essere dei veri e propri crocevia facilmente rintracciabili a fine stagione, un po’ più complicati da capire all’interno della stessa.

Chi di noi avrebbe detto, dopo la vittoria a Kiev nel 2009, che da lì sarebbe partito tutto? Così come anche il coraggio di José di schierare Sneijder due giorni dopo il suo arrivo, o anche la decisione di virare sul 4-2-3-1 contro il Chelsea al ritorno…

Ricordo ancora che c’era una specie di usanza in quella stagione, tra me e l’amico Simone Nicoletti (IoStoConMancini e FabbricaInter), di sentirci poco prima delle partite: quel giorno mi disse la formazione al telefono, “non ci crederai”, e io per tutta risposta: “o è pazzo o è un genio. Se è un pazzo, falliamo; se è un genio, vinciamo tutto.”

 

Questo derby, giocato talmente male nel primo tempo da essere, no contest, la peggiore esibizione di Conte all’Inter e tra le peggiori negli ultimi anni, e poi risollevato nel secondo quasi esclusivamente di personalità, può essere, nel suo piccolo, la Kiev della stagione?

Quanti di noi avevano pensato di aver buttato tutto, per l’ennesima volta, all’arrivo dell’intervallo?

Quanti di noi hanno preso l’abaco, facendo di conto sulla media punti da dicembre a oggi, ovvero ieri? Io, per esempio: l’Inter sarebbe scesa di nuovo sotto i due punti a partita, da dicembre in poi, attorno a 1,8 a partita.

Nessun sogno di gloria possibile: se rimani sotto i 2 punti di media per un periodo troppo lungo, sognare non è più possibile, la condanna quasi senza appello.

 

Questa vittoria, invece, rimette le cose a posto. Vedete, non è solo questione di punti, come dicevo dopo la vittoria contro il Bologna:

È proprio così: vittorie del genere entrano sotto pelle, diventano dna, diventano convinzione. Vale per tutti, valeva per Spalletti e vale per Conte, perché l’assunto che “vincere aiuta a vincere” vale per chiunque: le vittorie portano serenità, ma portano regalano soprattutto quella sottile, ma durissima, patina di persuasione di essere forti. Diventa convincimento individuale e collettivo, sicurezza.

Le pagine di sport che raccontano di outsider che diventano invincibili, o quasi, sono innumerevoli.

Oggi non sappiamo cosa potrà diventare questa vittoria, se un “semplice derby”… aspettate, nessun derby è “semplice derby”, figuriamoci uno rimontato (in casa!) dopo uno 0-2 e un primo tempo indecente… però, dicevo, non sappiamo se sarà ricordato semplicemente come un derby, atipico, anomalo, fantastico, storico, di quelli che si tramandano a lungo, ma pur sempre relegato nell’alveo dei “semplici derby”; oppure se avrà cambiato qualcosa all’interno della stagione e nella storia a breve e medio termine.

Anche nei tifosi, magari…

 

Mentre in tanti si lasciavano prendere dallo sconforto, in tanti altri mi scrivevano di una fiducia sottesa, come se fosse impossibile perdere, inevitabile recuperare. Ne cito uno soltanto, e che citazione!, con il piacere di inserirlo finalmente tra queste righe per la stima e il piacere, mio, di seguirlo quando posso.

Messaggio di Michele Dalai (scrittore e conduttore di tv e radio, tra le altre cose) che è presente anche su Twitter, piattaforma dalla quale ci segnala questa perla sfuggita ai più:

Dicevamo, se anche nei tifosi nerazzurri, così spesso (e volentieri) proni al disfattismo, si instilla questa convinzione, chissà che nella testa e nelle gambe dei calciatori…

La partita (in breve)

Ormai dovreste averlo capito: ilMalpensante.com deve cambiare registro se vuole restare in vita. E, invero, c’è una ragione per la quale è rimasto appeso, anche agonizzante, alla sua esistenza: ed è un motivo particolare che presto, prestissimo, dovrà vedervi protagonisti e per la quale dovrò chiedervi tutto l’aiuto e il supporto possibile e immaginabile… anche di più.

 

Ma non è questa la sede, non è ora il momento.

Dicevamo, dovrò ingegnarmi a essere più breve di quanto non fatto finora… anche se poi, chissà, accorpo tattica e pagelle e mi dilungo uguale. Quello che ci interessa è capire il motivo, o meglio i motivi, che hanno portato l’Inter di Conte a quelli che probabilmente si possono definire i 45 minuti più brutti della stagione.

La prima considerazione è di tipo mentale: il linguaggio del corpo era autoesplicativo, sulle seconde palle l’Inter non c’era quasi mai e la distanza tra i reparti lascia gioco facile a un Milan disposto decisamente meglio in campo, più corto e più stretto, tutto votato all’intasamento delle vie centrali: se l’Inter vuole uscire, deve farlo per vie esterne. La posizione media (in fase di possesso, è piuttosto indicativa delle due scelte:

Inter ha sfogo solo sulle fasce ma Candreva e, soprattutto, Young troppo timidi e arretrati: ma è il pressing a mancare… o, almeno, a essere portato con i tempi sbagliati.

 

Il primo errore Conte lo fa con Brozovic, chiedendogli questa cosa del pressing alto, una cosa che “rimprovero” a questa Inter da inizio stagione:

Per me si tratta di un errore concettuale: non puoi far marcare il loro regista dal nostro regista, perché alla lunga è il nostro che scoppia, non il loro. E questa Inter è (ancora) troppo brozocentrica per consentirsi un Brozovic che sfasa, e il croato lo fa per due ordini di ragioni: quando è marcato troppo da vicino oppure quando è costretto a correre troppo… o quantomeno tanto da perdere la lucidità nell’impostazione.

Nel primo tempo accadono entrambe le cose: il Milan rinuncia a una punta, con Calhanoglu deputato alla marcatura a uomo (letterale) del croato, Ibrahimovic libero di muoversi. I due esterni, Rebic e Castillejo, a metà campo in fase di non possesso, mentre si aggregano a Ibrahimovic quando la palla ce l’ha il Milan: se l’azione parte da sinistra, è Castillejo che si accentra da vera seconda punta, se parte da destra, Rebic lo fa ancora più volentieri lasciando campo a un Theo Hernandez in palla in attacco, ma davvero scarso e disorientato in difesa.

Il tutto con Calhanoglu e Ibrahimovic a gestire tempi e ritmi della partita: soprattutto il turco è apparso davvero troppo libero.

 

 

In questa immagine vediamo il compito di Brozovic, chiamato spesso da Conte a fare un pressing altissimo, un “elastico” che lo costringe a consumare moltissime energie: sono Barella e vecino a dover scalare in mezzo in caso di necessità.

Due gli ordini di problemi: l’Inter si trova in inferiorità numerica sulle fasce, e lo notate dal fatto che Rebic si accentra molto, portandosi dentro Candreva e lasciando tutta la fascia libera al terzino milanista. Il secondo, la trequarti è in totale balia delle lune milaniste, che per 20/25 minuti buoni ne fanno quello che vogliono.

 

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