#InterMilan: tattica e pagelle

Seconda parte

Difficile capire i perché di questa scelta, che è una scelta talmente reiterata da essere programmatica: potrebbe avere un senso (e per me non ce l’ha mai comunque) nel caso in cui l’avversario si disponga a triangolo con il vertice basso, così da giocare uno contro uno: così, invece, il Milan guadagna un uomo, Brozovic non trova mai le misure su Bennacer (su Kessié non servirebbe neanche)… e per fortuna che l’inquadratura ci risparmia il vuoto alle spalle di Vecino e Barella…

Altra variazione sul tema ed è ben chiaro come questo faccia saltare i ritmi di Brozovic, che poi si trova spesso costretto a rincorse a rotta di collo verso la propria trequarti:

 

Come in questo caso: è l’evoluzione dell’azione precedente (è passata una dozzina di secondi), Candreva è costretto a scalare verso Rebic, la difesa dell’Inter prima collassa indietro e poi non riesce ad accorciare su Ibrahimovic, trequarti interista tutta del Milan.

Non è necessario che un calciatore faccia una partita di livello per essere decisivo: a volte basta che la sua posizione sia illeggibile per l’avversario, tanto da comprometterne l’equilibrio difensivo.

La partita di Calhanoglu è durata relativamente poco, l’incostanza è nelle sue corde ed è stato un bene per l’Inter, ma l’eccesso di libertà ha creato scompensi su tutta la difesa nerazzurra. Conte decide di intervenire solo dopo 30/35 minuti, quando ormai l’Inter ha perso misure e confidenza.

Altro motivo di fastidio è lo svariare di Ibrahimovic: De Vrij lo ha seguito relativamente poco nel primo tempo, molto di più e meglio nel secondo. Ma il continuo svariare dei due “trequartisti” rossoneri è stato un rompicapo per la metà campo nerazzurra.

Altra immagine con una cattiva disposizione delle posizioni nerazzurre: tutte le linee di passaggio sono disponibili per la squadra di Pioli.

 

 

In queste due immagini è ancora più esplicativo: Brozovic diventa un vero e proprio trequartista in fase di non possesso, ma lo fa “salendo”, quindi macinando chilometri, stancandosi, non trovando poi mai la posizione né davanti né dietro. Con Vecino che non riesce a misurare i suoi interventi in scalata (non è il suo mestiere, e non lo è neanche di Barella e comunque di qualunque interno) e Calhanoglu che trova spazi e varchi importanti.

Qui è ancora più netta la scelta di Pioli, con Rebic che si butta dentro appena può, diventando punta, e Theo Hernandez libero di fare quello che vuole: nel primo tempo da quel lato ci hanno capito poco, con Candreva, Godin e Vecino spesso saltati dai triangoli milanisti. Ma non è colpa loro, visto che spesso sono arrivati a difendere l’area di rigore già con posizioni squilibrate.

Questa che segue è l’immagine definitiva: Bennacer libero, Barella costretto a uscire largo, Brozovic che resta a metà e trequarti al Milan.

 

Conte ci mette una pezza troppo tardi e, a posteriori, è probabilmente un errore non avere schierato Eriksen: quando è entrato in campo, il danese ha contribuito pesantemente alla gestione della palla, diventando play aggiunto così come ci si aspettava e come vi avevamo raccontato la settimana scorsa (cliccate sull’immagine per aprire l’articolo di approfondimento).

Chiaro che, avendola vinta, difficile dire “hai sbagliato”, soprattutto perché l’ha ribaltata con gli stessi uomini del primo tempo: col senno di poi, però, viste le differenze in campo, ci saremmo risparmiati volentieri questa sofferenza…

Ed è un errore perché né Vecino né Barella hanno doti di regia importanti, avendo la tendenza a scappare in avanti perché questo sono, questo fanno. A Pioli è “bastato” incollare Calhanoglu su Brozovic a tutto campo, chiedendo ai suoi attaccanti di impedire la ricezione a De Vrij e Godin, tecnicamente dotati, costringendo l’Inter a scaricare spesso su Skriniar: non è un caso che lo slovacco ha primeggiato per palloni toccati, 82 lui, 64 Brozovic.

Marcatura a uomo, vecchio stampo.

 

 

Anche in questo caso, soprattutto considerando la libertà concessa a Skriniar (e, nel caso, anche a Godin) con Calhanoglu che se ne disinteressa, Kessié che è lì più per interrompere le linee di passaggio che altro.

Quello che è importante notare in questa azione è il vuoto a metà campo: è una caratteristica dell’Inter di Conte, che preferisce spostare più avanti il “baricentro della ricezione”: in partite come questa, però, diventa un limite perché l’avversario ti costringe sugli esterni, potendo contare sempre su un raddoppio facile.

 

Il Milan, in questo modo, ha la possibilità di avere molti più uomini già in avanti rispetto a un eventuale recupero della palla o errore dell’Inter: il baricentro milanista nel primo tempo è nettamente più alto di quello interista, significa meno fatica, meno campo da fare, più corsa per l’avversario… corsa all’indietro, a rincorrere: quella più faticosa di tutte.

 

In questa immagine tutti i concetti espressi in precedenza.

 

Nel Secondo tempo, Conte ci mette la pezza definitivamente:

Barella e Vecino sono liberi di alzarsi in pressing alternativamente, che è quello che sanno fare di più e meglio: Calhanoglu non ha più quello spazio e, soprattutto, l’Inter diventa una “macchina da guerra” sulle seconde palle. La differenza tra primo e secondo tempo è tremenda, sia per la voglia che ci mettono, ma soprattutto perché si trovano già nella posizione giusta per intervenire, senza dover fare metri su metri. Come in questa azione che proponiamo in sequenza e di cui la precedente immagine è la prima:

 

A palla a campanile, Brozovic è comunque  nella zona del turco, che non ha più libertà:

 

Tanto che è Brozovic a recuperare palla nell’occasione, ma lo farà sempre più spesso.

 

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