#InterMilan: tattica e pagelle

Terza parte

L’Inter nel secondo tempo, va detto, non fa nulla di particolarmente straordinario, se non quello di “esserci”, di opporsi al Milan con energia, tempismo e posizioni corrette: il resto l’ha fatta la differenza di caratura tra le due squadre, 22 punti di differenza non si possono che giustificare soprattutto con questa ragione.

Va detto, però, che nel secondo tempo c’è stato il tentativo di Maresca di cambiare le sorti dell’incontro: il Milan ha cominciato a randellare, ma inizialmente Maresca ha interrotto più l’Inter (4 falli a 2) nonostante i continui spezzettamenti del gioco da parte dei milanisti.

Maresca, insomma, cambia metro, non si capisce perché: la partita non è più cattiva che nel primo tempo, eppure lui cambia ritmo, diventa più nervoso, fischia di più. Se nel primo tempo chiude con appena 6 fischi, nel secondo ne fischia più del doppio, provando a rallentare i ritmi della partita proprio quando l’Inter ha provato ad alzarli…

 

In più, alcune scelte clamorosamente sbagliate, come nel caso di Vecino che prende nettamente la palla in un normale contrasto di gioco: lui invece ammonisce anche l’uruguaiano.

 

Kessié graziato non meno di 4 volte, come nel caso specifico, in cui interviene pesantemente su Barella: ti aspetteresti il giallo e invece Maresca non fischia neanche.

 

Decide di non segnalare neanche un gioco pericoloso di Ibrahimovic su Skriniar.

 

Così come non fischia questo fallo di Theo Hernandez su Vecino.

Ora, i giornalisti dovrebbero fare informazione e spiegare il regolamento, tra le altre cose. Il concetto di “spalla e spalla” è valido quando i calciatori si contendono il pallone, con correttezza, in condizioni di “parità” o quasi: qui invece c’è un calciatore nettamente in ritardo che spinge altrettanto nettamente l’avversario facendolo volare per aria: è fallo senza alcuna possibile contestazione, eppure Maresca non fischia nulla.

 

Altro “salvataggio” su Kessié, con telecronista Sky che si affretta a dire “cercava il pallone” quando invece l’intervento da dietro del milanista è deliberato e punta anche a far male all’avversario: in un campionato normale, Kessié avrebbe dovuto prendere 4 gialli… più un quinto: quando nel primo tempo vola, letteralmente, davanti a Maresca simulando un intervento di Barella che non c’è affatto.

Va detto, per amore di cronaca, che il palo di Calhanoglu del primo tempo nasce da un fallo su Barella non fischiato, mentre il gol del Milan è quantomeno questionabile: io tenderei a non considerarli mai falli, ma se il metro è quello usato dagli arbitri italiani da qualche anno a questa parte, è fallo, così come prevede il regolamento. Così come è fallo di Ibrahimovic nel secondo tempo quando prende palo.

 

L’Inter, però, è più forte del Milan con Maresca e oppone le giuste contromisure, sia in attacco che in difesa: palla più veloce, salite più rapide, più uomini in attacco da una parte; squadra più corta, difensori che accorciano nettamente prima sugli attaccanti, spazi più chiusi dall’altra.

Niente di straordinario per questa squadra, ma tanto basta per annichilire un modesto Milan che nel primo tempo ha vissuto soprattutto sugli allori dei demeriti nerazzurri: su questo non c’è né ci può essere dubbio alcuno, perché l’Inter “normale” del secondo tempo (abbiamo visto Inter nettamente migliori…) è bastata ad annichilire un Milan rientrato in campo con presunzione, mollo, con l’idea di poterla gestire e proseguire sulla falsariga degli ultimi 20 minuti, quando l’Inter si è trovata letteralmente senza pallone, priva di idee e mordente.

Nel primo tempo, l’Inter aveva proprio perso il controllo del pallone, tanto che negli ultimi 15 minuti il possesso si era distribuito così: Inter 189 secondi, Milan 461. Nell’ultima mezz’ora, Inter 372 secondi, Milan 777 secondi. Senza nessuna ragione specifica.

Ma tutto funziona nettamente meglio.

Qui si chiude bene la trequarti: la differenza è abissale.

Nella successiva, invece, si può apprezzare come l’Inter sia molto più presente sul fronte rossonero.

 

Il prosieguo è interessante…

… perché è l’azione del gol di Vecino: anche Young è nettamente più avanzato e, nonostante non tocchi pallone dalla trequarti in su, la sua posizione (ricordate il concetto espresso prima su Calhanoglu?) diventa un pensiero in più per il Milan

Stesso discorso per Candreva, che passa da difensore aggiunto a attaccante aggiunto. Questa è la sua touchmap del primo tempo:

Questa quella del secondo tempo:

Anche la disposizione sulle ripartenze rossonere cambia, con De Vrij più attaccato a Ibrahimovic (anche sulle scalate a metà campo dello svedese) Godin e Skriniar più pronti a uscire sugli esterni, come nell’azione di cui sotto:

 

Insomma, un’Inter diversa: al tempo stesso più lunga e più corta. Più lunga in fase di possesso, più corta in fase di non possesso, più padrona del campo e soprattutto della metà campo, come si evidenzia in queste due immagini:

LE PAGELLE

PADELLI 4

Spiace, ma non c’è voto diverso possibile nonostante la consapevolezza che sia arrugginito. Insicuro nelle uscite ma soprattutto lento e insicuro quando deve impostare: gli interisti avranno potuto “apprezzare” la mancanza di Handanovic, che spesso rilancia (con le mani) l’azione con estrema rapidità.

L’Inter, senza i piedi e le mani di Handa, perde moltissimo, a dispetto di tutti gli hater del portiere sloveno.

 

GODIN 6+

Soffre nel primo tempo quando Candreva rimane spesso fuori posizione e Vecino non è mai sul pezzo: lui anzi ci mette le pezze che può.

Sul gol, c’è mezzo fallo di Ibrahimovic, ma lui avrebbe dovuto contrastarlo col corpo, non sul salto. Molto meglio in impostazione e, soprattutto, illuminante l’idea per Sanchez sul gol di Vecino.

 

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