#InterNapoli: cosa cambia per l’#Inter dopo la vittoria nel #Derby

Introduzione

Mi sono posto una domanda nell’articolo precedente, quello dell’analisi post partita… ovvero quell’articolo che nasce mentre si gioca, con appunti sparsi qua e là, segni, minuti, croci, matite nere e blu e rosse. Domanda senza risposta, lasciata in pasto al maestoso e ineluttabile corso della storia.

 

Che cosa può significare questa vittoria in termini di stagione e storia a breve/medio termine?

L’impressione è che sia un mattone pesantissimo, ma è ancora troppo presto per poterla inserire in un contesto più grande, o almeno appare inutile farlo in questa precisa fase: perché il derbi si innesta come inizio di un periodo che potrebbe essere decisivo per tutta la stagione: da qui al 5 marzo ci saranno andata e ritorno di Coppa Italia, andata e ritorno di Europa League, la sfida contro la Sampdoria assetata di punti e soprattutto i due big match contro le dirette concorrenti per lo scudetto: Lazio alla prossima, la Juventus il primo di marzo.

A metterla così, come la prima pietra di questo ciclo, ci si accorge già di quanto sarebbe stato dannoso perderla: immaginate le polemiche, la crisi Inter, la tensione pre-Napoli e pre-Lazio: sinceramente troppo per una squadra e un ambiente che ancora mostrano segni di atavica instabilità emotiva.

Vincerla, invece, dà quella dose di convincimento in più che può portare l’Inter ad affrontare con spirito totalmente diverso le sfide che verranno.

 

Quindi un impatto c’è già: l’inizio di un ciclo di ferro che parte con una grande vittoria, maturata in rimonta, in casa, dopo un primo tempo che più brutto non si poteva. Sembra poco? Non lo è, affatto: vincere aiuta a vincere, sempre.

Ma i mini-cicli che possono decidere la stagione in negativo (ed è il nostro caso) possono anche determinare percorsi virtuosi in senso opposto? Ovvero, uscire indenni o quasi, sempre in testa e con i due turni superati, a che punto può spingere questa squadra?

In coppa, l’Inter ha un’occasione più unica che rara: praticamente nessuna vera big ha fallito l’appuntamento importante e, benché ci siano tanti ostacoli degni di attenzione, gli avversari più importanti sono Roma, United e Arsenal, che stanno affrontando una stagione con moltissimi bassi e pochi alti. Oltre a loro, l’Ajax, primo in Olanda.

Non provarci sarebbe un delitto imperdonabile.

Ragionamento a parte merita la questione scudetto: questa Inter può ambire a qualcosa di più del 2° o 3° posto?

 

Quando è arrivato Conte io ho spesso reagito piuttosto duramente di fronte a un ragionamento “al ribasso” sulle potenzialità della squadra. Ovvero, se l’assunto di molti era che Conte porta 10/12 punti in più di Spalletti, lo stesso assunto doveva essere esteso nel reale, ovvero che l’Inter 2018-19 di Spalletti aveva realizzato 69 punti con gli Abissi e i Rocchi in mezzo, con l’assenza di Icardi per metà stagione, Nainggolan quasi mai sul pezzo perché vittima di continue ricadute fisiche dopo il pestone di Biglia, Perisic ormai un separato in casa. In condizioni normali quella squadra avrebbe fatto 4-5 punti in più (minimo): se Conte ne vale 10/12, il minimo che ci si possa aspettare è 84 punti.

84 punti con la stessa squadra del 2018-19.

Ma è stato fatto mercato, oneroso, si sono tolti i pesi morti, i separati in casa, giocatori privi di continuità, inserendo giovani e di talento, forti fisicamente e con il dinamismo giusto per una formazione contiana: insomma, l’aspettativa malpensante era persino cresciuta, perché sarebbe stupido aspettarsi meno. Ovvero 84-85 punti e finale (o vittoria nel caso la finalista non fosse la Juventus) di Coppa Italia, con percorso dignitoso in Europa League.

 

A questa squadra si sono aggiunti due esterni a coprire parzialmente lacune ataviche ma, soprattutto, si è dato un vero top-top a metà campo, un goicatore in grado, da solo, di cambiare il volto di una squadra: se ve lo siete persi, andate in homepage e cercatevi l’approfondimento su Eriksen.

Le aspettative, se non crescono, quantomeno si consolidano trovando riscontro nell’andamento della stagione e nei due mercati.

Per quanto si possa essere fiduciosi e avere aspettative credibili, però, esiste pur sempre quantomeno un avversario abituato a vincere da 8 anni, con un giocatore formidabile in attacco e un Chiellini in più nel finale di stagione, squadra liberatasi anche di alcuni equivoci tattici e comportamentali come Mandzukic e Emre Can.

 

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