#InterNapoli: cosa cambia per l’#Inter dopo la vittoria nel #Derby

Seconda parte

 

Dal punto di vista matematico è complicato fare previsioni, perché la Serie A è letteralmente drogata dalle vittorie juventine degli ultimi anni, in parte arrivate per meriti propri, in gran parte per una pazzesca congiuntura negativa (positiva per loro) che ha visto Moratit, Sensi e Berlusconi smantellare tutti nello stesso lustro, con il solo De Laurentiis che ha provato il colpo di coda per un paio d’anni, soprattutto azzeccando i relativi mercati e l’allenatore giusto per quella piazza.

Gli ultimi due scudetti non bianconeri sono del Milan e dell’Inter del Triplete, e sono gli ultimi due che si possono dire davvero combattuti: l’unico del periodo bianconero che può essere considerato, ai fini del ragionamento che segue, è il 2017-18 con Napoli e Juve separate da 6 punti appena. Il famoso scudetto vinto in hotel, quel modo di vincere tanto ambito da Sarri al punto da fargli sposare la causa bianconera nonostante… ma ci arriviamo a breve.

Il Milan di Allegri conquista il campionato realizzando 2,27 punti a partita nelle ultime 15: porterebbe l’Inter a 88 punti.

La Juventus di Allegri, in lotta contro il Napoli, ne fa uno in più dei rossoneri, sono 2,33 a partita: porterebbe l’Inter a 89 punti.

 

L’Inter del Triplete, in questo senso, è un’anomalia, perché ha investito moltissimo, in termini di energie fisiche e mentali, sulla conquista della Champions League. Se è vero che le ultime 15 registrano un deludente 1,93 punti a partita (che oggi porterebbe l’Inter a 83 punti a fine stagione), è anche vero che, dopo la sconfitta nello scontro diretto con la Roma, l’Inter registra un solo mezzo passo falso, contro la Fiorentina, inanellando poi solo vittorie: sono 19 punti in 7 partite, alla stratosferica media di 2,71 a partita che è impensabile in questo campionato.

Perché questo ragionamento sui punti? Perché si possono cominciare a delineare delle soglie scudetto.

Al momento non c’è motivo di dubitare che, chiunque voglia vincere lo scudetto, debba fare meno di 2,4 punti a partita o poco più: per me 2,47, sotto la soglia dei 2,5, che porterebbe Inter e Juventus a 91 punti.

 

Si tratta di una soglia ancora un po’ troppo alta, a mio avviso, per la squadra di Conte, che sulle corde ha un potenziale di 87/88 punti, anche guardando il calendario e tenendo conto di tutte le variabili o quasi: sarebbe, appunto, quel 2,27 punti a partita che comunque sarebbe un ottimo percorso per un finale di stagione.

Per un semplice fatto statistico, è complicato che la Lazio mantenga una media molto alta: è stata la squadra più in forma delle tre, fisiologicamente ci si aspetta un calo fisico che già con derby e Verona ha mostrato i primi segnali.

Al momento, pertanto, la più accreditata rimane la Juventus che ha certamente puntato moltissimo sulla Champions dal punto di vista fisico, pertanto è lecito attendersi che la forma e il gioco miglioreranno da fine febbraio in avanti.

Ma ci sono alcune incognite importanti in questo caso.

La prima, ed è la più importante, si chiama Maurizio Sarri, probabilmente l’allenatore più distante possibile dalle logiche juventine. Ricordate cosa scrivevo a inizio stagione?

 

Per i bianconeri è un enorme cambiamento, un salto nel vuoto verso un allenatore che può portarli indifferentemente alla Champions, perché è bravo, ha idee, gioca un calcio non speculativo che in Europa rende un tantino di più… e presto parleremo anche di questo “un tantino”; oppure al disastro perché Sarri è un cortocircuito potenziale, è un pezzo che rischia di non incastrarsi, di aver bisogno di più tempo di quel che buona parte dell’ambiente vorrebbe concedergli: dal punto di vista ambientale, Sarri e Conte come scommessa si somigliano.

Inter e Juventus hanno scommesso su allenatori per molti versi lontani dalla proprio storia. Ma se per Conte la lontananza riguarda soprattutto aspetti “morali” (consentitemi il termine), per Sarri è una lontananza siderale da tutti i punti di vista: di gioco, di mentalità, di impostazione, di rapporti, di modo di intendere calcio, allenamenti, partite…

Conte in qualche modo rispecchia l’atavica necessità nerazzurra di avere un solo uomo al comando, un motivatore ancora prima di un allenatore: Sarri è, invece, un alieno.

 

Entrambi sono potenziali cortocircuiti e dicevo che il primo a esplodere avrebbe deciso molto delle sorti della Serie A. In questi giorni si è tornati ad associare il nome di Guardiola alla Juventus (e anche quello di Messi, ma tant’è: un giorno parleremo diffusamente del responsabile della comunicazione bianconera), in un momento della stagione critico, con i primi malumori che filtrano dall’ambiente… e non sono certamente i primi in assoluto, ma solo i primi che qualcuno ha deciso che era il momento di far filtrare.

 

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