#InterNapoli: cosa cambia per l’#Inter dopo la vittoria nel #Derby

Terza parte

Cristiano, soprattutto, sembra essere il meno contento di tutti: Sarri si è adattato moltissimo al fuoriclasse bianconero, non è accaduto il contrario. Fino a 4-5 anni fa, CR7 sarebbe stato il più sarriano dei fuoriclasse in circolazione, perché questo è stato: un fuoriclasse in grado di inserirsi perfettamente in un contesto tattico senza per forza stravolgerlo o adattarlo alle proprie esigenze, così come invece accade a Barcellona con Messi.

 

L’esperienza alla Juventus, l’arrivo in una realtà decisamente meno “galactica” che è diventata cristiano-centrica da tutti i punti di vista, compresa grancassa, prona e piaciona, mediatica giornaliera ininterrotta, lo ha messo nella stessa posizione dell’argentino: tutto si muove attorno a lui, ovvero il più antisarriano dei concetti di calcio.

La Juventus ha tutto il potenziale per faremo (almeno) 2,5 punti a partita: ha 9/10 partite storicamente e potenzialmente facili, se aggiungete 4 pareggi sono 88 punti minimo, ovvero la soglia nerazzurra individuata prima. Che è il minimo che la Juventus deve fare se vuole vincere lo scudetto.

In mezzo a questo percorso, però, ci sono le incognite degli scontri diretti con Inter e soprattutto Lazio, anche se arriverà più tardi nella stagione, il 26 aprile, e ancora non sappiamo se la gittata della Lazio è così lunga. Altre piccole incognite, ma il percorso dei bianconeri sembra più semplice delle altre due.

 

Ma, dicevamo, tra il cortocircuito possibile chiamato Sarri e l’arrivo della Champions League, le incognite crescono: sia che la Juventus vada in fondo sia che si fermi, il sacrificio in termini di stanchezza fisica nel primo caso, mentale nel secondo (con innesco definitivo del cortocircuito), potrebbe pesare moltissimo in termini di campionato.

L’Inter del Triplete insegna che febbraio e marzo possono pesare tonnellate, anche perché i bianconeri sono squadra più corta stavolta: Rabiot e Ramsey sono esperimenti falliti che altrove sarebbero già stati processati senza ritegno (ma figuriamoci, gli hanno fatto passare in cavalleria il nuovo Robben, Pjaca…), Demiral è fuori, Chiellini ancora non rientrato, Douglas Costa e Khedira pronissimi agli infortuni, Danilo fuori, Bernardeschi a rischio ricadute… insomma, non è la stessa Juventus granitica degli anni scorsi, non ha la stessa profondità pur essendo, almeno nelle “figurine”, squadra più completa e lunga.

 

Al momento, pertanto, l’Inter e lo scudetto sono ancora lontani, ma meno di quanto non lo fossero un mese fa, molto meno. Rimane ancora in mano ai bianconeri, ma è una mano inviscidita da poche ma pesanti incognite.

L’Inter ha i suoi problemi, che riguardano certamente gli infortuni, soprattutto di Sensi e D’Ambrosio (quanto è importante Danilone lo stiamo capendo tutti solo adesso…), che fornirebbero alternative importanti sia a metà campo che in difesa.

Idem vale per gli attaccanti titolari, per ora non sfiorati da nessun malessere fisico, mentre Sanchez sembra in ripresa: la presenza di Eriksen può essere un discreto sfogo perché l’Inter potrebbe anche decidere di giocare a una punta, nel caso servisse.

Ma Eriksen serve soprattutto per il salto di qualità a metà campo: se il potenziale di 84 punti può salire a 88 o più, è dovuto proprio all’innesco positivo di un calciatore di questo calibro calato in una realtà affamata e assettata di talento a metà campo. In positivo, Eriksen è come The Mule di Asimov nel Ciclo della Fondazione: è quella anomalia in grado di cambiare il percorso statistico della storia.

 

Se, a volte, deve servire una grande massa per influenzare gli eventi storici (ma più cresce la massa e più è prevedibile!), la presenza di una anomalia potente e condizionate può portare a risultati imprevedibili. Eriksen è il nostro The Mule: può valere da 0 a 6/7 punti in più, dipenderà dal suo ambientamento e dal suo stato di forma.

L’Inter, pertanto, non è ancora da scudetto, non è una squadra completa anche se ha un’ossatura di ottimo livello, una base di partenza su cui poter costruire anche un mini-ciclo importante. Le condizioni oggettive e soggettive del campionato, però, così come le variabili in gioco, sono tali e tante da poterla trasformare ancora: è passata da outsider a potenziale contender, la sfida di inizio marzo e questo ciclo di 20 giorni può farla diventare anche qualcosa di più.

Non dipende solo dall’Inter, ma l’Inter deve mettere dentro tutte quelle qualità morali e mentali che Le hanno consentito di ribaltare il derby, partita che torna a chiudere il cerchio, perché magari un giorno ci guarderemo indietro e diremo che tutto è (ri)partito proprio da questa vittoria epocale.

Discorso diverso per la Coppa Italia, in cui oltre al Napoli c’è l’ostacolo derby o Juventus, tutte partite dall’esito talmente incerto da essere impronosticabile: ma anche qui, tentarci è il minimo indispensabile.

 

Oggi c’è il Napoli a Milano e vincere diventa un obbligo, non solo perché la Coppa Italia diventa un obiettivo credibile (datemi la Coppa Italia, 86 punti, un percorso dignitoso in Europa League con almeno semifinale e mi dirò almeno soddisfatto) e importante, ma soprattutto perché le vittorie importanti aiutano.

Vincere aiuta a vincere, soprattutto se gli altri arrancano e hanno mani scivolose che rischiano di mollare la presa…

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