#LazioInter la sveglia post derby

Introduzione

Si torna sotto i due punti a partita da dicembre a oggi. Con uno score di 5 vittorie, 5 pareggi e 1 sconfitta, 20 punti in 11 gare, difficile pensare che si possa fare quel salto che manca per competere fino alla fine.

Avevo raccontato il derby su queste pagine con una precisa indicazione: l’Inter del secondo tempo non era stata straordinaria, si era “limitata” all’ordinario, ad avere distanze più corrette, Brozovic più staccato a coprire le linee di passaggio su Ibrahimovic e Calhanoglu, più presenza sulle palle definite “sporche” e maggiore intensità sugli uno contro uno. Se proviamo a tradurre con meno parole, è il minimo indispensabile per una squadra che vuole competere per i primi posti in classifica.

 

Il fatto che si trattasse di un derby, il fatto che fossero due i gol da rimontare e che la vittoria riportava l’Inter prima in classifica ci avevano fatto ubriacare un po’ tutti. Nel caso specifico di chi vi scrive, era soprattutto l’aspetto mentale a lasciarmi speranzoso, perché vittorie come quella possono raccontare una stagione diversa perché la testa, spesso, può sostituirsi alle gambe quando queste sembrano piantarsi un po’.

E quelle dell’Inter si piantano sin troppo spesso da dicembre a oggi, perché si è ampiamente dimostrato che non si dura 90 minuti e che una Inter quantomeno normale si può sperare soltanto per una frazione di partita, o una frazione di tempo: troppo poco, soprattutto se pensiamo alle aspettative di molti (non mie, invero) sul “trattamento Pintus” e l’effetto sui nostri.

Tornando sempre al post-Milan, mi occorre anche far notare che, al momento, l’Inter è a 85 punti di proiezione stagionali con 2,25 di media. È appena sopra quanto mi aspettavo a inizio stagione, considerando il profilo di Conte e il mercato fatto in estate, mentre ancora non si vedono gli effetti del pur buonissimo mercato invernale.

 

Ecco, se ve lo state chiedendo, almeno dal mio punto di vista questa formazione non sta “overperformando”: è dove ha i mezzi, l’esperienza, il carisma in campo e fuori, per essere.

La partita con la Lazio era scoglio importantissimo dal punto di vista strettamente numerico: la proiezione sarebbe balzata a oltre 90 e le ambizioni scudetto, benché sovradimensionate se si pensa a un confronto diretto Inter-Juventus, avrebbero avuto un po’ più ragione d’esistere.

Sarebbe stato fondamentale anche per mozzare, in maniera violentissima, l’entusiasmo di una squadra, la Lazio, che non ha più nulla da giocarsi e che, pertanto, può diventare l’ostacolo più grosso da qui a fine stagione, anche se ci sono scogli piuttosto corposi ancora sul suo cammino: Atalanta, Milan, Napoli (all’ultima) e soprattutto Juventus, più qualche sicura concorrente per la retrocessione in B.

19 partite senza sconfitte con appena 4 pareggi sono uno score straordinario per i laziali, uno score che, fosse esteso su tutte le 38 partite in stagione, porterebbe la squadra a quasi 98 punti: questo per dare la misura dell’eccezionalità del cammino. Non è soltanto una sottolineatura positiva: appare inevitabile che, da qui a fine anno, la Lazio ceda molto di questo 2,58 punti a partita insostenibile… ma l’assenza di impegni nelle coppe e la fatica delle due avversarie dirette potrebbero essere spinta propulsiva importantissima.

 

Era una partita troppo importante e l’inizio non proprio brillante lascia pensare a due cose: eccesso di fiducia, ovvero l’altra faccia della medaglia “sottovalutazione”; oppure la consapevolezza di essere fisicamente in riserva. Non so delle due ipotesi quale sia la più preoccupante.

I primi 25 minuti, soprattutto i primi 15, sono la cartina di tornasole di qualcosa che non funziona: il possesso palla Lazio è un problema per l’Inter, soprattutto perché i biancocelesti attaccano con molti uomini, tenendo i due esterni altissimi e larghissimi sin dalle prime battute dell’azione. Questo comporta un arretramento dei corrispettivi nerazzurri, la squadra si schiaccia e si forma subito una difesa a 5.

Gli attaccanti laziali, però, si muovono moltissimo, soprattutto Immobile: la qualità di Luis Alberto e di Milinkovic Savic hanno fatto il resto. Soprattutto lo spagnolo è un rompicapo non risolvibile, perché Conte fa una scelta a mio avviso incomprensibile: mette dentro Vecino, che tutti aspettavano perché più indicato su Milinkovic Savic, salvo lasciarlo dal lato destro, dove invece opera lo spagnolo, riscopertosi grande mezz’ala.

 

A proposito, visto che sono discretamente bravo ad ammettere i miei errori, fatemela tirare un pochino quando ne azzecco una: che dovesse arretrare il raggio d’azione lo dico da moltissimo tempo, da quando addirittura era seconda punta. Inzaghi poi lo ha provato con alterne fortune fino a cucirgli addosso un ruolo perfetto:

Se oggi potessi scegliere un laziale, prenderei Luis Alberto, pur nella sua incostanza, nella sua indolenza e nella sua indeterminatezza, più che Milinkovic Savic (più “forte” del compagno) che potrebbe persino esasperare questo atteggiamento nerazzurro. En passant, se il calciatore spagnolo saprà adattarsi costantemente da interno di metà campo come contro l’Inter potrebbe diventare davvero un big del ruolo“)

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