#LazioInter la sveglia post derby

Seconda parte

Dall’altra parte, Barella su Milinkovic Savic è ancora meno comprensibile, perché la Lazio si appoggia molto sul serbo con palle alte e, chiaramente, non può esserci storia.

 

Tutto, però, parte dagli esterni laziali, che costringono l’Inter a una tattica più accorta, a schiacciarsi indietro e rimanere sempre e comunque in inferiorità numerica a metà campo:

La descrizione della faccenda in due immagini:

Luis Alberto è bassissimo, Savic si allarga dall’altro lato, con Barella che sarà costretto a coprire questa distanza mille volte in partita (idem Vecino dall’altra parte): Caicedo è specchio per le allodole (immaginiamo che Immobile stia attaccando la profondità).

Pochi minuti dopo, ancora più chiaro:

 

L’Inter sceglie, consapevolmente, di giocare con la difesa più larga (la Lazio fa la scelta opposta: quando i due esterni si abbassano, stringono quasi immediatamente), nessuno dei difensori centrale sale e si gioca un uno contro tre in mezzo che è abbastanza incomprensibile. Dal lato debole, l’esterno nerazzurro rimane in inferiorità e a dargli una mano è sempre l’interno di metà campo, costretto a correre per tre.

A complicare le cose, Lautaro su Lucas Leiva. Si tratta di una assoluta novità in casa nerazzurra, perché i due attaccanti sono rimasti, fino a ieri, all’asciutto di precisi compiti tattici in fase di non possesso, almeno parlando di quelli diversi rispetto al “semplice” pressing: la marcatura di Lautaro su Lucas Leiva è, invece, costante, deliberata, a uomo, sulla falsariga di quello che subisce quasi ogni domenica Brozovic.

Funziona? No, perché la Lazio allarga uno tra Luis Alberto e Milinkovic Savic, mentre l’altro si abbassa a dirigere il gioco: quando a farlo è lo spagnolo, paradossalmente la Lazio ne guadagna rispetto a Leiva: l’Inter non ha un interno di qualità superiori a Brozovic, quindi non può adottare questa soluzione. O meglio, adesso c’è, è Eriksen, ma è argomento che lasciamo per dopo.

 

Quando, poi, l’Inter arretra il baricentro, i laziali sganciano un ulteriore difensore, perché non c’è motivo di lasciarne tre contro il solo Lukaku:

Il predominio a metà campo è inevitabile, incontestabile, la corsa dei centrocampisti nerazzurra è sempre in ritardo:

En passant, guardiamo anche come la Lazio decide di difendere molto più stretta, disinteressandosi delle (pur rare) discese di Young e di quelle (più frequenti) di Candreva, che non a caso sarà il problema principale per i biancocelesti.

Un’Inter molto più accorta di quanto non sia stata la Lazio, ben più decisa a portare a casa il risultato: nello stesso numero di secondi in cui gli esterni laziali diventano attaccanti aggiunti, allargando le maglie nerazzurre, i corrispettivi interisti ancora devono pensare se salire o meno, se proporsi in ricezione o meno:

 

Per inciso, questa parte del gioco interista non è una novità o un adattamento all’avversario: è lo “schema uno”, nel senso che il tentativo è di allargare le maglie a metà campo per consentire i filtranti verso gli attaccanti e aggredire lo spazio solo in un secondo momento.

A complicare le cose, per l’Inter, è un dettaglio visibile in alcune di queste immagini: Lautaro Martinez marca Leiva.

 

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