#LazioInter la sveglia post derby

Terza parte

Il ragazzo si è applicato con costanza, è stato anche discretamente continuo ed efficace, ma questo lavoro è qualcosa che non puoi insegnare dall’oggi al domani, perché Lautaro è giovane, è un istintivo, è uno che vive la posizione centrale come un’esigenza, ed è per questo che l’ho sempre considerato un centravanti: la marcatura su Leiva gli ha tolto tempi di gioco, facendolo risultare costantemente in ritardo rispetto allo sviluppo dell’azione nerazzurra ma soprattutto rispetto al suo desiderio istintivo di essere in un’altra zona del campo.

Vantaggio guadagnato? Zero. E ogni tanto mi chiedo perché gli allenatori insistano su una scelta nonostante questa sia palesemente inefficiente. Nel senso, funziona nello specifico, nel caso particolare: se, però, guardi al quadro generale, non puoi non pensare che sia un elemento di deficit.

Se lo ha fatto, comunque, è perché Conte ha capito che non appena cala l’intensità poco sotto il 100%, questa squadra non può permettersi due uomini sopra la palla. Ma capisco anche che qualcuno non voglia sentirselo dire neanche da Conte perché dovrebbe rivedere molte idee passate.

 

Fa anche sorridere, sempre in ottica di “opinioni passate” sentir dire “la prima cosa è sempre l’equilibrio: e devi mettere giocatori che lo concedano. La squadra non si cambia con un giocatore, siamo arrivati qui senza Eriksen”… oh, un po’ di coerenza: se questa cosa l’avesse detta Spalletti, metà interismo avrebbe diluviato (concedetemi la licenza poetica) insulti.

Posizione comprensibile? In parte sì, se non fosse che non si comprende perché la Lazio possa concedersi un centrocampo del genere e l’Inter no: la prima risposta è che la Lazio ha due attaccanti molto più partecipi in fase di non possesso:

Quando è necessario, i biancocelesti sono 11 sotto palla, l’Inter non lo è mai.

Non solo, nasce la domanda “perché Sensi sì e Eriksen no”, e a questa difficilmente trovo una risposta, se non nello storico: quante partite hanno giocato insieme Barella, Brozovic e Sensi? Poche, Udinese e Milan prima della Juventus in cui si infortuna Sensi, poi Lecce. Ergo, domanda, è anche una necessità di Conte avere qualcuno di fisicamente più prestate in campo? L’idea è quella di Eriksen alternativo a Barella invece che alternativo a Vecino?

Lo scopriremo a breve, rimane un punto interrogativo.

 

Grosso, però, quanto una casa, perché sembra impensabile non poter schierare i due play più portati, l’equivalente di Luis Alberto e Leiva, e dover per forza cercare corsa e contrasto, contrasto e corsa: il danese ha giocato pochissimo, ma ha creato una occasione da rete (in realtà rete, ma fuorigioco di Lautaro su assist di Young) e un assist delizioso a Lukaku. In 10 minuti ha creato più lui che tutta la metà campo nerazzurra nei 90 minuti.

Equilibrio? Capisco il concetto, così come lo capivo in Spalletti, ma in questo caso la scelta delle due punte è fatta, è consolidata, non si deve inventare nulla se non rispondere alla necessità di minori distanze tra i reparti, difesa più alta, Brozovic più staccato e ben piantato da vertice basso. Perché, e qui non sono per niente d’accordo con Conte, Eriksen da solo, se inserito adeguatamente, se l’Inter “gli si cuce addosso”, non cambia la squadra, la stravolge letteralmente, ne amplia le possibilità.

Sei Conte, non sei un Mazzarri qualunque, perdio!

Tornando alla partita, più in breve (analisi tra domani e mercoledì), l’Inter dopo 20/25 minuti riprende possesso del campo, trova i meccanismi per impedire soprattutto le ripartenze laziali e il gol è la naturale evoluzione di quello che succede in campo.

 

Nel secondo tempo la partita si fa brutta, nessuna delle due squadre convince granché ma è l’Inter quella meno in palla, che corre meno e arretra di più. Detto questo, la Lazio non segnerebbe se non fosse per l’invenzione di Rocchi… ma ci torniamo a parte.

Il rigore è una sberla che per qualche minuto manda in bambola l’Inter, che arretra e si allunga, lasciando ripartenze e campo ai laziali. Il tempo di riassestare le cose e l’Inter cade nella trappola di alzarsi troppo. Anche qui, però, la convinzione che la Lazio non avrebbe segnato se non per errore di arbitro o Inter: ci pensano i nerazzurri, con una grande mischia in confusione in cui è Candreva a commettere l’errore più grande, perché è l’uomo più vicino, frontalmente, rispetto a Milinkovic Savic:

Eppure non fa nulla per contrastare il serbo.

 

L’Inter non ragiona più e, se per questo, neanche Conte che sbaglia (a  mio avviso) i cambi: Moses al posto di Candreva e Eriksen al posto di Brozovic (?) a 13 dalla fine, Sanchez a una manciata di minuti. Perplessità a gogò già in diretta:

 

Quando entra Sanchez per Godin ci si aspetta una difesa a 4: Conte ci stupisce e mette Barella da terzo difensore di destra. Quale sia il senso della scelta lo sa solo lui e rimarrà una cosa sua, perché non c’è un dannato giornalista che faccia il suo mestiere chiedendogli il perché questa scelta che può catalogarsi soltanto con una parola: delirio.

 

L’Inter, poi, non ha più gambe né testa per emergere, non fosse per Eriksen che inventa un tiro da fuoir parato da Strakosha sulla cui deviazione Young assiste Lautaro che va in gol, ma è fuorigioco. Poco dopo, un cioccolatino per Lukaku che però viene murato da un difensore laziale: perché così poco in campo Eriksen?

 

Ultime due cose di campo.

Sul rigore, l’errore più grossolano non è di Padelli, bensì di Skriniar che arretra senza ragione, tenendo in gioco Milinkovic Savic:

Rocchi fa il suo.

Sul secondo gol, più Candreva che altri, anche se c’è lo zampino di Rocchi e Var. Parliamo di Rocchi allora.

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