#LazioInter, pagelle e riflessioni malpensanti

Introduzione

 

Come vi ho scritto molte volte, rivedere le partite spesso te le fa apparire diverse: la… propensione del tifoso, ma anche del semplice osservatore, all’attesa del gol condiziona tutta la visione, inevitabilmente. Rivederla fa inquadrare meglio le cose e, così come spesso le cambia, talvolta le conferma in toto.

Lazio-Inter fa parte della seconda categoria, ovvero partita da letture abbastanza evidenti sin dalla prima visione che le successive non possono che confermare.

Il motivo principale della partita è il predominio laziale a metà campo, dovuto a un paio di ragioni: il primo, la quantità di movimento ad arretrare dei due attaccanti, cosa che i due nerazzurri fanno nettamente meno, visto che tendono a “scappare” oppure a proporsi come terminale di riferimento per far salire la squadra, lavoro per il quale la Lazio ha ormai deputato, sin dall’inizio della sua esperienza biancoceleste, Milinkovic Savic, probabilmente (uso l’avverbio per non dire “per me”) il centrocampista  più efficace in questo specifico contesto di gioco.

 

Il secondo aspetto, che abbiamo visto ieri, riguarda soprattutto il lavoro degli esterni laziali, col compito di aggregarsi prima possibile sulla linea del fronte offensivo bianconceleste: i dirimpettai nerazzurri costretti a scalare subito e a metà campo rimanevano Barella e Vecino a fare l’elastico tra centro e esterno.

Mi pare giusto ricordare in questa sede che il modo di rispondere all’offensiva avversaria è una scelta dell’allenatore, scelta molto spesso meditata nei giorni precedenti e “consegnata” ai calciatori. Candreva e Young avevano l’indicazione precisa di abbassarsi subito, restare larghi e seguire gli esterni laziali. Quelli laziali, invece, di stringere immediatamente in mezzo quasi disinteressandosi dell’esterno (parliamo, chiaramente, di lato debole) per occupare lo spazio lasciato da uno dei centrali laziali in uscita sugli attaccanti nerazzurri.

Altra differenza, infatti, è che i tre centrali nerazzurri non alzano quasi mai il loro raggio d’azione, uomo contro uomo: quelli laziali sì.

Se le vedi stampate sui fogli, sono due 3-5-2 tali e quali, ma le interpretazioni non possono essere più diverse, almeno nello scontro diretto.

 

La domanda che mi è sorta durante la partita è semplice: perché Conte, accorgendosi di alcune scelte non funzionanti (una su tutte, Lautaro su Leiva) ha insistito tanto sulle stesse, senza fare passi indietro. Per esempio, perché non esonerare Lautaro dal compito di marcatura su Leiva? Avrebbe costretto i centrali laziali a muoversi molto di più, perché Lautaro non ha mai trovato la sua posizione “comoda”, preferita, a metà campo e sulla trequarti.

Chiaro che col senno di poi è facile, però mi chiedo perché gli allenatori talvolta si ostinino tanto sulle loro idee…

Un motivo ci sarebbe: l’Inter in realtà non ha sofferto moltissimo, fatta eccezione per i primi 25 minuti e una frazione di secondo tempo, quella dopo il rigore farlocco di Immobile. Poco, almeno rispetto alla narrazione diffusa da molti media: quello che ha colpito di più è la relativa sterilità nerazzurra, la sua difficoltà a far gioco, a essere brillante.

 

I meriti della Lazio sono emersi non tanto per i demeriti dell’Inter, quanto per il fatto che non è sembrata essere… l’Inter. Tanto che, rivedendola, si è fatto più forte la domanda post partita: “perché l’Inter ha perso?”… ma non fatemi parlare di Rocchi, va bene?

I limiti di questa squadra sono rimasti gli stessi da inizio anno, qualcuno acuito da una forma non proprio al top, per essere eufemistici. Alcuni di questi li analizzeremo domani in un approfondimento ad hoc.

Le pagelle alternative

In breve, perché il tempo è tiranno e perché siamo in ritardo.

PADELLI 6

Ci vuole anche il coraggio di sostenere le proprie idee fino in fondo: Padelli ha quasi zero colpe sul rigore di Immobile, nel quale subisce fallo da Milinkovic Savic, e sul gol del serbo non ne ha nessuna, perché probabilmente il pallone è leggermente deviato (ad allargare) e 95 portieri su 100 prendono quel gol: non essendo un top 5 (e in Italia forse l’avrebbero parato in due senza essere top 5…), pretendere un salvataggio monstre è semplicemente rimanere fuori dalla realtà.

 

Indeciso sulle uscite? Ribaltiamo, non è lui a essere indeciso, sono i compagni abituati a un portiere che non esce mai: meccanismi che non puoi controllare né ribaltare in pochi giorni e che fanno sembrare loro, i difensori, degli eroi salvatutto e lui, il portiere, un pirla. E non è così.

Su Immobile, invece, una parata super che più super non si poteva.

Vero problema con Padelli? La lentezza nel far ripartire l’azione e la sostanziale inutilità in fase di palleggio: la mancanza di Handanovic io la sento soprattutto su questo aspetto.

 

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