Quanto Twitter è meglio dei giornali: Inter-Ajax Nextgen 2012

Introduzione

Ultimamente capita meno spesso per tante ragioni personali, ma questo sito ha spesso ospitato idee e opinioni che ho trovato sparse per il web: alzi la mano qualcuno che ha trovato qualcosa che non fosse farina del mio sacco e non abbia reso omaggio al suo ideatore/creatore.

Il motivo è semplice, e secondo me è una delle più grandi mancanze del giornalismo moderno: per quanto si possa essere intelligenti, brillanti, capaci etc…, la possibilità di “abbeverarsi” nella profonda diversità di idee che ti sottopone “il web” può avere effetti strabilianti, aprendoti la mente a nuove idee e prospettive.

Molti giornalisti, molti di quelli che definirei senza remore “cariatidi”, usano web e social come punching-ball, definendolo orizzontalmente “merda”, scusate il termine. Se non peggio.

Per inciso, è vero che “la  massa”, quale che sia, tende a essere omogeneamente stupida (nel senso più esteso del termine) e prevedibile, altrimenti non esisterebbero concetti come quelli di marketing che si fondano, appunto, sulla prevedibilità della “massa”. Ma non sono qui per questo.

Se, però, cerchi con attenzione, dal web e dai social possono arrivare infinite possibilità di crescita e interesse. Purtroppo le tante vicende personali che ho dovuto affrontare non mi hanno consentito un approfondimento su Zaniolo (ci torneremo comunque, presto o tardi), ma uno dei due articoli che avrei voluto scrivere sull’argomento riguardava la storia dei tanti giovani della Primavera dell’Inter: che fine hanno fatto?

Il web e i social sanno essere meravigliosi, talvolta, e stavolta si sono superati, in un’analisi che supera di gran lunga il prodotto medio giornalistico italiano sportivo di oggi, no contest: se ci aggiungi che “nasce per gioco” ti accorgi di quante potenzialità ci siano dietro i singoli individui.

Così, due account Twitter interisti hanno dato il via a due “thread” che voglio riproporvi in forma di articolo per una migliore leggibilità, lasciando che sia tutto loro il merito di un’idea anche portata avanti con leggerezza e competenza allo stesso tempo. Di più, vi consiglio anche di seguirli. Nel caso di Giorgio Crico si tratta di un giornalista free lance (se la definizione non è corretta, prego correggermi) mentre MilesTemplaris (omonimo di chi vi scrive) è collaboratore degli amici di BausciaCafé (e non venite a dirmi che non li seguite!), una vera miniera sul calcio olandese, paese in cui vive, ma tra i più illuminati nerazzurri che io conosca online.

Insomma, due account che per me non possono mancare tra i vostri follow.

 

Cominciamo? Da qui in poi scrive Giorgio Crico, alla fine qualche considerazione malpensante.

Ricordate la primavera dell’Inter campione della NextGen Series 2012? Già, proprio la squadra che consentì ad Andrea Stramaccioni di fare il balzo sulla panchina nerazzurra in qualità di primo allenatore. Ma che fine hanno fatto i giocatori? Scopriamolo!

Raffaele Di Gennaro.

Classe 1993, a oggi portiere con vicende altalenanti tra Serie B e C. Fino a tre o quattro stagioni fa, sembrava in possesso di un potenziale superiore mentre oggi parrebbe poter puntare solo a essere un mestierante di categoria.

Simone Pecorini.

Altro classe 1993, attualmente al Monopoli, in Serie C girone C. Conta quasi 100 presenze in B e un discreto girovagare in cerca d’autore.

Ibrahima Mbaye

Nato nel 1994, salito a caso sul treno del Bologna direttamente dall’Inter quand’era in B, ora è un giocatore di rotazione dopo anni da riserva, sempre nel club felsineo. Comunque un centello di presenze in A, che schifo non fanno.

Lukas Spendlhofer.

Sempre classe 1993, dopo la NextGen nemmeno al disastrato Varese di allora, in B, gli hanno dato spazio ed è tornato in patria. Ha dovuto andare allo Sturm Graz per giocare, squadra di cui è capitano\vicecapitano (comunque un elemento cardine).

 

Marek Kysela

Del 1992, si è già ritirato a causa di una serie impressionante di sfighe assortite, dal tumore al cervello all’epilessia. Si è svincolato dopo la stagione 2017/2018 dallo Jablonec (90 presenze circa fin lì) per salvaguardare la sua salute.

Oggi sta abbastanza bene. La cosa bella è che ha intenzione di lavorare con gli atleti professionisti nella riabilitazione dagli infortuni per, parole sue, «mettere a disposizione l’esperienza che mi sono fatto in questi anni». Chapeau.

Andrea Romanò

Ennesimo classe 1993, si è svincolato dall’Inter, con cui era ancora sotto contratto, a luglio 2019. Attualmente senza squadra, ne ha girate otto e il meglio l’ha dato al Prato, unico club in cui ha messo insieme più di 13 presenze. Ultimo club: l’FC Südtirol.

Lorenzo Crisetig

Anche lui del 1993, forse ai tempi uno dei più talentuosi e cercati, visto il ruolo. Probabilmente proprio per quello ha spesso trovato un club (e 80 presenze in A). È appena andato al Mirandés, 10a in classifica di B spagnola, dopo aver rescisso col Bologna.

Samuele Longo

Nato nel 1992, ai tempi fuori quota, è il mio preferito. Zero gol in Serie A nonostante quasi 50 partite, ha segnato tre gol da agosto 2018 a oggi. Attualmente al Venezia, suo TREDICESIMO club in carriera in di fatto otto stagioni da professionista.

Daniel Bessa

Daniel Bessa Di nuovo un 1993, di nuovo un altro che sembrava un fenomeno. La sua carriera: prima si perde, poi si riprende, poi va al Genoa (e quindi sprofonda). Dopo essere tornato al Verona, ora è andato al Goiás, nel patrio Brasile.

Marko Livaja 1993

Pupillo di @PeChiaramonte. Oggi dipinge calcio all’AEK Atene, dov’è diventato campione di Grecia nel 2018. Giocatore di culto (?), vanta oltre 30 gol in carriera (SamuLongo farebbe cambio oggi, per dire) e una sequela di club senza alcuna logica.

Andrea Sala

Ovviamente del 1993, attualmente al Rimini, in Serie C girone B. Lotta per un posto in squadra, l’apice della carriera sono trenta presenze in Serie B con la Ternana spalmate su diverse stagioni (inframmezzate da prestiti) tra il 2013 e il 2018.

Eugenio Giannetti

Indovinate? Sì, è nato nel 1993,. Oggi al Ladispoli. Tecnicamente, non essendo mai andato oltre la D, non è mai nemmeno stato un professionista.

Rodrigo Alborno

1993 e un hype veramente insensato. Si è limitato a giocare una 30ina scarsa di partite col Cittadella dopo la NextGen prima di comprendere che ci sarebbe stato più spazio per lui in Sudamerica, dove ha messo insieme anche qualche presenza in Copa Libertador

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Marco Benassi

Classe 1994, si contende con Duncan la palma del migliore (col senno di poi). Nasce tuttofare del centrocampo, oggi possiamo dire che è diventato un discreto box to box/incursore ma sembra sempre che gli manchi qualcosa per imporsi davvero nel suo contesto.

Giovanni Terrani
Anche lui del 1994, solido role player di Serie C. Il picco della sua carriera sono state le sue due stagioni da elemento delle rotazioni del Perugia, in Serie B. Ora è sceso di categoria ma è spesso titolare nel Bari.

Gianmarco Falasca

Di nuovo un 1993, è attualmente disperso nella Serie D laziale – difende i colori dell’Atletico Fiuggi – in cui risiede stabilmente da tempo. L’apice della sua carriera sono state le presenze in C (allora Lega Pro) con l’oggi defunto Racing Club Roma.

Francesco Forte

Classe 1993, altra vittima di un hype allora fuori scala. Ha girato molto (otto club in altrettante stagioni da pro) finendo anche in Belgio, allo Waasland-Beveren; ora è in Serie B con la Juve Stabia, dove sta vivendo la miglior stagione della sua carriera.

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