La difesa dell’#Inter va bene così com’è col 3-5-2?

Introduzione

Questo articolo nasce poco dopo l’acquisto di Eriksen e doveva essere pubblicato poco prima dell’andata contro il Ludogorets. Le vicende di questi giorni mi avevano fatto desistere dal pubblicarlo immediatamente: le ultime evoluzioni mi portano a pensare che così torto non avevo e che, a questo punto, approfondire è doveroso…

Si può discutere della (non “la”, precisiamo: “della”) difesa che fino a pochi giorni fa in Serie A era la meno battuta e che oggi è comunque seconda per minor numero di reti subite?

 

I numeri non sempre raccontano tutto, men che meno come arrivano a formarsi: se non racconti come si formano, non racconti i numeri stessi. Questo è uno dei veri grandi problemi delle analisi moderne, soprattutto quando fatte dopo molto tempo.

Guardando i gol subiti, dato estrapolato da tutto il resto, la Lazio è sopra tutti: ha la difesa più forte? Chi l’ha vista afferma che sta raccogliendo i frutti di una stagione eccezionale da parte di alcuni interpreti, per inciso Strakosha e Acerbi, ma sta maturando soprattutto quanto seminato in termini di organizzazione, di adattabilità all’avversario, di contributo complessivo alla fase di non possesso.

Tanto che, in termini di prestazioni individuali, l’unico a emergere davvero è proprio Acerbi. La difesa dell’Inter, che pure tanto bene sta facendo, se volete, anche considerando i vituperevolissimi voti dei giornalisti, vede invece tante prestazioni individuali di livello, da De Vrij a Skriniar, da Bastoni a D’Ambrosio ma anche Godin, pur con qualche giornata di pausa, che stanno disputando un campionato individualmente fantastico.

 

Se aggiungiamo Kumbulla e Faraoni, Gosens e Toloi, Theo Hernandez, difficile trovare prestazioni individuali migliori.

Parlando di difensori, esiste un’idea diffusa (non so quanto, ma che in linea di massima condivido) secondo la quale le prestazioni individuali di un certo livello tendono a nascondere i difetti di organizzazione: non è sempre così, chiaramente, ma in linea generale mi piace affermare che una squadra e una difesa più sono organizzate e meno lasciano emergere le individualità.

Ci sono anche quei casi in cui un difensore può risultare molto scenico a prescindere dall’organizzazione, e molti di questi spesso sono scenici per riparare a propri individuali errori: un caso su tutti in casa nerazzurra, Ivan Ramiro Cordoba, mentre fuori dal contesto difensivo l’ultimo è stato Medel.

Appare rarissimo il contrario, ovvero che un difensore sia talmente bravo da essere per certi versi “invisibile” e in casa nerazzurra abbiamo avuto il maestro dell’invisibilità, probabilmente uno dei difensori più sottovalutati della storia e, a mio avviso, uno che potrebbe mettere uno o due argomenti sul suo inserimento in una potenziale top 10 di sempre: Walter Samuel.

 

La Lazio è organizzata e l’Inter no? Detta così è una banalizzazione, ma in linea di massima è apparso chiaro che ai nerazzurri è mancato qualcosa in termini di distanze tra i reparti, di compattezza, di unità in termini complessivi di squadra, che l’Inter non ha pagato perché ha individualità fantastiche in difesa. Al netto dei tanti episodi che si possono discutere dei laziali (e avere 14 rigori aiuta anche a gestire le partite…), in termini di organizzazione complessiva in fase di non possesso la Lazio sembra più avanti dell’Inter.

Aggiungo un ulteriore elemento del tutto personale: sono convinto che quella di Conte sia una scelta consapevole, perché le sue ultime squadre erano discretamente diverse da questa Inter. Direi quasi una scommessa che si basa proprio sulla consapevolezza di avere individualità importanti: se leggete ilMalpensante da tempo, sapete che la penso così praticamente dall’inizio della stagione.

È una scommessa che sta pagando… ma quanto può durare? Si può fare affidamento per tutta la stagione sulle singole individualità, sacrificando qualcosa? Oppure c’è qualcosa che si può migliorare?

 

In termini di organizzazione di gioco ci sono almeno un paio di aspetti da migliorare, li abbiamo visti soprattutto contro la Lazio: per consentire agli esterni di alzarsi prima nello sviluppo dell’azione, è necessario che Brozovic non sia abbandonato a sé stesso in fase di costruzione e che a uno dei suoi fianchi trovi un palleggiatore di migliore qualità rispetto a Barella e Vecino: non a caso le prestazioni migliori sono venute con Sensi in buona forma.

Inoltre, la posizione di Brozovic è apparsa troppo spesso troppo avanzata in fase di pressing, sistema scelto per liberare da troppi compiti gli attaccanti e che si fonda su scalate continue dei due interni, costretti a fare costantemente su e giù, destra e sinistra, a seconda di come si sviluppa l’azione. Aggiungo oggi 28 gennaio: lo abbiamo visto fare a Borja Valero contro il Ludogorets, evidentemente è una scelta di Conte.

Le due cose sono legate e spiega anche l’insistere di Conte su Vecino: con Eriksen in campo al posto di uno dei due interni, appare chiaro che l’allenatore dell’Inter non può permettersi la stessa scelta: l’obiettivo diventerebbe tenere Brozovic staccato, cosa che a mio avviso non solo è naturale, ma anche auspicabile perché il croato rende meglio così.

 

Ma prima di arrivare al nocciolo della questione e alle conclusioni, introduciamo un altro argomento, da sempre dibattuto e che di certo non troverà su queste pagine una soluzione: quanto conta il modulo? Non è più importante l’atteggiamento complessivo piuttosto che i numeretti per indicare come si posizionano da fermi?

 

Indice

Loading Disqus Comments ...