La difesa dell’#Inter va bene così com’è col 3-5-2?

Ultima parte

Alcuni degli affanni del calciatore uruguaiano nascono proprio da questa sua disabitudine alla difesa a 3, che lo costringe a dover uscire più spesso sugli esterni e fare movimenti nettamente diversi. Chi pensa che un grande difensore debba saper fare il “grande salto” a prescindere, evidentemente ha poca dimestichezza con i meccanismi che si creano dopo anni di gioco, figuriamoci a livello professionistico.

Lo stesso problema per Skriniar, che aveva già patito qualcosa nello spostarsi dal centro-destra al centro-sinistra della difesa a 2, mentre quasi inevitabilmente sta subendo oggi qualcosa nelle sue prestazioni, che individualmente restano di ottimo livello, ma tatticamente e di squadra lasciano intravedere delle incertezze dovute alla posizione.

L’unico quasi senza problemi è De Vrij.

 

Il motivo è semplice: Stefan è l’unico calciatore ad aver giocato con tutti i moduli, ma anche ad avere cambiato più ruoli, visto che nasce mediano e ha fatto anche il terzino destro. Ecco, una delle cose che mi attendevo da Spalletti era vedere l’olandese a destra che gli avrebbe consentito la “3 e mezzo” come alla Roma: fossi stato un giornalista gli avrei fatto la domanda, ma non lo sono… loro fanno solo domande intelligenti del tipo “hai sentito le parole del presidente Agnelli?”

Così come mi attendevo che Conte schierasse lui sul centro-destra e Godin centrale, o persino Skriniar a sul centro-destra e De Vrij sul centro-sinistra.

Perché a me appare chiaro che dei tre di difesa, quello più intelligente, più adeguato ad adattarsi, più pronto a farlo, è proprio l’olandese: quindi è quello che puoi spostare senza timore di far danno alle sue prestazioni individuali.

L’Inter ha solo due difensori che hanno la tendenza del “marcatore”, ovvero quella di alzare rapidamente la propria posizione per seguire l’attaccante di riferimento: Bastoni e Ranocchia, in parte anche D’Ambrosio quando è schierato lì tra i 3. Non è un caso che Conte abbia dato molta fiducia al primo.

Ne servirebbe uno costantemente in campo, insistendo sugli attuali titolari, potrebbe essere De Vrij se si invertissero i ruoli: tolto dal centro, avrebbe più libertà di alzare il suo raggio d’azione sull’attaccante avversario che svaria a metà campo.

 

L’inversione dei tre avrebbe effetti collaterali positivi:

Metti Skriniar in un luogo dove gli piace giocare e rende nettamente di più, centro-destra.

Porti Godin in mezzo dove per esperienza può emergere meglio che sul centro-destra: spesso in Spagna si staccava da “libero” e potrebbe farlo anche all’Inter.

De Vrij, svincolato da compiti di “regia”, potrebbe avere un impatto positivo sia seguendo l’avversario sia adattandosi sulla fascia consentendo a Conte un modulo ibrido, sia sul centro-sinistra che sul centro-destra se giocasse Bastoni: entrambi garantirebbero all’Inter di potersi schierare anche a 4 in partita.

Senza bestemmiare troppo leggendo questa formazione, ma una difesa a 3 moderna e con caratteristiche diverse sarebbe D’Ambrosio, De Vrij e Bastoni, anche se il tasso complessivo di “bravura individuale” sarebbe più basso, ma è quella che somiglia di più alle esigenze di Conte in questa squadra. O, quantomeno, uno tra Bastoni e D’Ambrosio sembra necessario.

 

Conte ha parlato chiaro: l’obiettivo è il campionato, anche a costo di sacrificare l’Europa League. Per me sbaglia, ma ci torneremo, ma questo alza l’asticella ancora un po’.

Per tentare l’assalto al titolo di campione d’Italia serve fare un ulteriore step in avanti, se non in termini di gioco quantomeno in termini di efficacia.

Nelle prime 13 partite (fino a dicembre) l’Inter ha subito 12 gol, nelle ultime 11 ne ha subiti 10; facendo lo stesso raffronto, siamo passati da 2,23 gol a partita a 1,82.

La difesa non sembrerebbe l’indiziata numero 1 del drastico calo di media punti: da 2,62 a 1,82. Se il primo era quasi inverosimile (quasi 100 punti di proiezione su 38 partite), il secondo lo è altrettanto (69 punti su 38 partite).

Eppure, il discorso “difesa” è per me centrale (nel 2020 i gol subiti sono più di 1 a partita), perché gli avversari hanno studiato e preso contromisure, mentre l’Inter ha arretrato di più il suo raggio d’azione, talvolta quasi rinculando: l’effetto sorpresa, chiamiamolo così, è passato.

 

Adesso serve qualcosa di più, dare un giro di vite in più alla difesa ma offrire delle soluzioni diverse: accorciare la squadra, staccare Brozovic, invertire i ruoli dei difensori e, soprattutto, inserire Eriksen a me sembrano passaggi tra l’interessante e il necessario.

Il danese diventa il punto cruciale di questa stagione, perché l’Inter che è rimasta a galla al vertice fino a dicembre non è squadra sufficiente per arrivare fino in fondo. Se c’è un calciatore che può dargli questa ulteriore spinta è proprio il danese, sia per qualità che per esperienza, visione di calcio.

A volte le partite rimangono bloccate perché, correndo sugli stessi binari, non c’è possibilità di invertire la rotta se dall’altra parte hai un allenatore bravo che ti ha studiato per bene e una squadra che segue perfettamente il disegno tattico: le variazioni aiutano anche mentalmente, danno qualcosa in più in termini di motivazione e di atteggiamento, parola che tanto piace ai nemici della tattica.

 

Cambiare modulo e sposare il rombo o il 4-2-3-1? Appare improbabile conoscendo Conte, almeno non in questa fase del campionato, non con la Juventus alle porte… a meno che non ci sorprenda con un sistema ibrido che consenta all’Inter di muoversi con disinvoltura sia che la Juventus si schieri con 2 attaccanti sia che si schieri a 3.

Ecco perché la via dei piccoli, ma significanti, correttivi può essere una vita auspicabile: il tempo degli errori è certamente finito, ma quello delle piccole evoluzioni mai, soprattutto quando la stagione arriva nel su momento clou.

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