Su Amazon “THE LEGEND ONE”: il Triplete raccontato da ilMalpensante

PREMESSA: il libro è già online su Amazon https://www.amazon.it/dp/B088R6PPJC  E comunque potrete cliccare anche sull’immagine che troverete a metà articolo.

Il tempo di pubblicazione (ufficialmente esce il 22 maggio) mi consente piccole ma necessarie correzioni entro stanotte, poi non potrò più modificare fino al giorno dell’uscita: pertanto potreste avere qualche ora di “buio”. Vi basterà tornare dopo un paio d’ore per ritrovarlo online.

Ho sempre voluto scrivere un libro sul Triplete, non credo che ci sia bisogno di spiegare qualcosa a riguardo. Quando, nel 2012, alcuni lettori di Fabbrica Inter mi suggeriscono l’idea di raccogliere tutti i miei scritti e pubblicarli (da qualche parte, poco importava il medium), ho pensato che potesse essere l’idea giusta. Solo che la quantità di scritti a disposizione era gigantesca, tra cui la copiosa produzione sul glorioso IoStoConMancini di Simone Nicoletti. Il lavoro di raccolta e cernita lo completo nel 2017, poi avrei dovuto fare sul serio, ma c’era questo sito da portare avanti, ormai in solitaria o quasi, il lavoro, la famiglia… insomma, lo sapete, per questa è esclusivamente passione. Un progetto abbandonato, di fatto, con una catasta di scritti che mi guardavano di sottecchi, dalla parte oscura del mio computer, offesi per il destino che avevo loro riservato.

In questi 3 anni ci ho provato a riprenderlo, finché non mi arriva l’assist definitivo: il lockdown è l’arma finale, perché mi restituisce parte della mia giornata lavorativa e, di più, non c’è niente da scrivere sul sito. Scelgo, sapendo che queste pagine sarebbero state a lungo ferme sull’ultimo post di febbraio.

Dopo 3 mesi di fatiche, giusto in tempo per la ricorrenza dei dieci anni, The Legend One vede la luce: lo troverete disponibile il 22 maggio su Amazon. Inizialmente in versione ebook, poi in versione cartacea: giusto il tempo delle ultime correzioni che su kindle vi arrivano automaticamente, sul cartaceo no. Per chi fosse interessato alla versione cartacea, che le dimensioni del libro mi costringeranno a un prezzo che potrebbe essere impegnativo, tra 20 e 25 euro: non ho alternative.

Perché sono più di 700 pagine in formato 16,99 x 24,4 cm (6,69″ x 9,61″ pollici), che non è roba piccola per una libreria: ma se volevo stare nei limiti non avevo scelta, non avrei potuto pubblicare su carta altrimenti.

Sul libro troverete la prima versione de ilMalpensante, ovvero quell’ADV che prima su ISCM e poi su FabbricaInter ha provato a parlare esclusivamente di Inter con tutta la passione e l’onestà (intellectuale) possibile. Produzione alla quale ho aggiunto tutto quello che sono riuscito a rastrellare dal mio vecchio archivio, comprese produzioni sui social e bozze mai completate… se mi conoscete, sapete che per ogni 3 articoli che pubblico ce ne sono almeno 2 che non riesco mai a terminare.

Come lo abbiamo vissuto? Con quali emozioni? Cosa pensavamo? Come eravamo? Con questo libro provo a raccontarvi tutto questo, ovvero come è stato il Triplete visto dalla prospettiva di chi ne poteva scrivere con una leggerezza che oggi invidio e che, sinceramente, mi manca. A questi articoli ho aggiunto tutta una produzione copiosa su Mourinho, la sua storia di allenatore, la nascita della prostituzione intellectuale, le polemiche montate ad arte; e poi le emozioni, le critiche, le speranze, le disillusioni, le analisi sul calcio europeo e italiano, tante uscite di pancia che, se volete, sono anche un po’ il marchio di fabbrica.

Non contento, ho inserito tutte le partite, le formazioni, numeri e tutto quello che può dare la misura dello scorrere del tempo, dall’addio di Mancini alla finale di Madrid e oltre: tutto il contenuto è in rigoroso ordine cronologico, fatta eccezione per qualche datazione spuria per articoli che ho completato successivamente. Ma sapete una cosa? Che, è vero, c’è una struttura interna che ha una sua logica temporale, ma fatta eccezione per la prima parte, potete leggere i capitoli a saltare: d’altra parte sono articoli, parlano di singoli fatti all’interno di una stagione.

Solo che non mi bastava, così a metà aprile mi imbarco in una follia che oggi, tornando indietro, mi eviterei: troverete le analisi e le pagelle malpensanti sulle partite della fase finale, Chelsea, Cska, Barcellona e Bayern. Per la serie: come le racconterei oggi? Ammetto che il lavoro è stato in gran parte facilitato da una catasta di appunti e annotazioni che al tempo conservavo con metodo… ma ho dovuto comunque riguardarle, anche più di una volta, come faccio oggi.

In totale si tratta di 177 scritti, a cui si aggiunge tutta la prima parte su Mourinho (capirete anche perché ho dedicato una 40ina di pagine al suo passato), più una cinquantina didascalici, di tabellini, numeri e statistiche. Dimentico qualcosa? Sì, certo. All’interno troverete anche 5 articoli di persone a me molto care (nel libro capirete perché): Simone Nicoletti, Stefano Massaron e Adriano 5th of November… più una sorpresa speciale.

Un libro che non è solo racconto, ma un vero tuffo nel passato, tutto è raccontato secondo l’atmosfera dell’epoca. A dieci anni del Triplete, un modo per tornare con la mente, e non solo, a quelle emozioni, a quella stagione straordinaria che ha reso quella squadra una Leggenda.

Per chiudere, il libro cartaceo: mi dovrete aiutare! Nel senso che il formato elettronico si può modificare e vi arriva aggiornato all’istante, quello cartaceo no: aiutatemi a scovare errori, inesattezze, anacronismi (quando le fonti sono diverse può accadere!), sbavature e quant’altro… ci conto! L’unica cosa, scrivetemi messaggi su Facebook o Twitter o via posta [email protected], perché rischierei di perdermi i vostri messaggi.

Adesso qualche estratto:

[da “il guardiolismo e i fenomeni da baraccone”, approfondimento]

Perché solo in Italia poteva nascere una “moda simile”. In queste settimane abbiamo sentito di “Guardiola all’italiana” o di “Guardiolismo nostrano”. Come se bastasse il termine per attribuire poteri magici all’allenatore di turno, e trasformare Amauri e Huntelaar in Eto’o, Iaquinta e Pato in Messi, Gattuso e Melo in Xavi, Ambrosini e Marchisio in Iniesta… come se bastasse l’idea, l’intenzione per rendere tutto perfetto.

Per essere chiari: definizioni del genere sono inesatte perché il “guardiolismo” esiste solo in Italia. Ed il “guardiolismo” non è che l’altra faccia della paura di osare, di scommettere sul serio; il “guardiolismo” è la ricerca di un paracadute semplice in caso di fallimento, serve per dire che l’idea è ambiziosa ma gli uomini no, pertanto l’errore è degli uomini, non delle idee; è l’incapacità di programmare, scegliendo una navigazione a vista come mai usate in Italia.

I “Guardiola italiani” non sono altro che capri espiatori di società allo sbando e, proprio per questo, delle straordinarie figure di garanzia: se si vince, vince il progetto; se si perde, per il “Guardiola” di turno.

[…]

[da “Seppelliteci qui”, successivo a Kiev-Inter]

Seppelliteci qui. Adesso.

Non nel momento in cui leggerete, ma adesso che è appena finita la partita di Kiev, adesso che il gelo s’è disciolto in un urlo liberatorio come non lo si sgolava da tempo, adesso che l’adrenalina ci impedisce di chiudere gli occhi e dormire il sonno di chi ha giustamente meritato il riposo e la pace dei sensi.

Adesso che abbiamo battuto anche la sfortuna materializzatasi nei due pali, nel rimpallo maledetto del Cuchu sul tiro di quel maledetto Malasorte di nome Andriy Shevchenko, nella zolla che infetta il sangue blu e freddo come una steppa russa di Mario, nel piede del difensore che si frappone tra il merito paziente di nome Samuel ed il goal tanto atteso.

Adesso che abbiamo fatto pace con noi stessi.

Adesso che abbiamo goduto come dei ricci in un’orgia di emozioni come solo l’Inter le sa dare.

Seppelliteci qui, e che il resto del mondo vada avanti, noi restiamo qui. Perché noi non ce la facciamo più: non duriamo fino a fine anno di questo passo… quanti cuori hai, cara Inter, sulla coscienza?

Un’ecatombe di cuori, di emozioni, di mani trepidanti e voci che si smarriscono nella frenesia della gioia festeggiata come se in palio ci fosse una finale.

Seppelliteci qui, perché stasera è la serata perfetta, è il giorno perfetto. Il giorno in cui, un attimo prima di morire riscopriamo la via per risorgere

[…]

[da “per volontà divina”, successivo a Inter-Lazio, Supercoppa]

Nel primo caso, sui media sarebbe un profluvio di commenti aggressivi sulla brutta prova dell’Inter, che vince nonostante la schiacciante, netta, indiscutibile supremazia biancoceleste, commento che si accompagnerebbe con tutta una serie di rimproveri allo Special One su come si deve organizzare una squadra, qual è l’esatto modo in cui si gioca a calcio divertendo, e soprattutto che divertire è un obbligo indispensabile: che diamine è venuto a fare in Italia se deve fare il catenaccio?

Nel secondo caso sarà una inondazione di “Lazio brutta ma intelligente e brava a portare a casa un risultato storico” e via discorrendo. Accanto al nome “Lazio”, l’aggettivo più abusato di domani sarà “cinica”. Sapete, benché io lo usi di tanto in tanto per pigrizia, e d’altra parte non sono un professionista e quindi posso permettermi il vizio d’esserlo, non ho mai capito le ragioni per insistere sull’aggettivo. I dizionari definiscono “cinico” colui che “è indifferente ai sentimenti e alla morale comune e che è privo di sensibilità”. Se usate l’avverbio “cinicamente” state indicando un’azione “amorale” in qualche modo, “senza sensibilità”.

E io un po’ ci ammattisco su: le squadre “ciniche” che dovrebbero fare? Accorgersi del “più bel calcio” — quello che non fu mai scritto! — prodigato a piene mani dall’avversario e, pur in vantaggio, fermarsi e farlo pareggiare e vincere nel nome di chissà quale divinità della bellezza calcistica? Cioè, cosa vuol dire “vincere senza sensibilità”?

[…]

[da “la ragione e il sentimento di tifare Eto’o”, un ritratto]

Da poco più di 200 secondi il Chelsea ha pareggiato con un tiro di Kalou, Eto’o gioca in attacco e ha visto non solo lo svolgersi di tutta l’azione, ma anche la reazione al pareggio: la disperazione delle mani in testa di Cambiasso, Lucio e Stankovic (i tre che si sentono più colpevoli di non aver fatto qualcosa in più), l’arrendevolezza delle mani sulle gambe di Motta (che di più avrebbe potuto certamente fare), il pessimismo cosmico di Maicon a sguardo basso e l’impalpabilità di Capitan Zanetti che li guarda con lo sguardo ancora più spento di quello dei compagni.

Sammy ha esperienza, conosce il linguaggio del corpo di una squadra che rischia il tracollo emotivo, e lo conosce da entrambe le parti, perché ha giocato con squadre di seconda fascia in Spagna provando a renderle migliori, ma anche perché ha giocato in una delle squadre più forti della storia del calcio: quando ha visto quegli sguardi e quei gesti ha sempre capito d’aver vinto lì la partita. E non è un caso che nei due minuti successivi l’Inter non c’è stata e il Chelsea ha creato un gran pericolo, sventato da un capolavoro di Cambiasso, e altre due mezze occasioni.

Quando la palla va fuori, Eto’o sa già che c’è da trasmettere qualcosa alla squadra, perché in attacco ci sono soltanto lui e Milito, il resto dei compagni è rimasto indietro senza la forza mentale di tornare ad aggredire l’avversario.

[…]

 

Ci vediamo giorno 22 per i festeggiamenti!

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