Le domande/verità di Napoli-Inter 1-1

Introduzione

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Metto subito le mani avanti: Napoli-Inter vale quanto la partita precedente e quanto quelle che verranno, utili a portare a compimento una stagione svuotata di ogni possibile senso calcistico e sportivo. Detto in parole povere: a niente.

Faccio una gran fatica a pensarlo calcio, tanto che il primo titolo che avevo pensato era il più provocatorio “i primi riscontri dell’amichevole estiva”.

 

Ma — ci sono tanti ma in questo caso — di una qualche forma di calcio si tratta, ne parliamo tutti, ci sono 22 in mutande che corrono su un campo… e, di più, è un finale di stagione che, per quanto fasullo, inciderà moltissimo per almeno le prossime due. Inutile nasconderlo: tra quello che accadrà in sede di calciomercato, le possibili ripercussioni in caso di qualche lungo scivolone (da parte di chiunque) e il fatto di accavallare due stagioni, può portare a vere e proprie catastrofi nel breve tempo.

Il tutto per salvare una stagione che ai protagonisti non interessava quasi più, che si sta giocando solo per evitare querelle legali, ma soprattutto una perdita secca di valore in sede di rinnovo dei diritti tv.

La mia posizione è… come dire? Una specie di gnosticismo applicato al calcio. La mia è una ricerca della verità, se ce n’è una, che parte anzitutto dalle domande: credo che oggi sia difficilissimo poter emettere sentenze:

 

O perché il fatto non sussiste o perché mancano le prove. Purtroppo viviamo un’epoca manichea, in cui non esistono zone grigie: c’è il mio bianco e il tuo nero, la mia ragione e il tuo torto, la mia intelligenza e la tua stupidità, la mia superiorità e la tua innegabile quanto profondissima inferiorità. Su tutti gli argomenti, figuriamoci in un ambiente come quello del calcio che, per sua natura, stimola i fondamentalismi.

Quindi ciascuno di noi tende a trarre dei giudizi universali, su chiunque e su qualunque cosa, anche fosse un giudizio che parte da un solo fatto: l’importante è che quello sia aderente al pensiero, se non proprio pregiudizio, e quindi lo avvalora.

Ma proprio perché stiamo parlando di una stagione ben più che “sui generis”, credo sia più importante farsi domande prima ancora che emettere giudizi. Che verranno, presto o tardi, più facile nella prossima che in questa, ma almeno le domande sono lecite, porsi dei dubbi e fissare delle pietre miliari per ragionamenti futuri.

Ah, da buon gnostico, pratico l’astinenza sessuale: questo calcio non mi fa proprio godere per niente.

 

Conte sbaglia e/o ritarda i cambi?

Se più indizi fanno una prova, qui ne abbiamo parecchi. Di Conte ho parlato molto su questo sito e, se avete un po’ di memoria storica, sapete che glielo rimprovero da sempre: più bravo a preparare le partite che non a leggerle. Forse è proprio per il suo modo così viscerale di vivere il match, non so dirlo, ma spesso i cambi sono tardivi e in molti casi incomprensibili.

Dopo 3 mesi di inattività, erano tutti con i polmoni sparsi per il campo: perché aspettare il 72esimo per fare i primi cambi, quando sulla fascia c’erano già evidenti segni di fatica e apnea? Con questo Lautaro, perché non inserire prima Sanchez? Oppure, dovendola vincere, perché non provare a schierarli tutti e tre, magari togliendo uno tra Brozovic e Barella, davvero esausti?

 

Inoltre, con De Vrij acciaccato, perché fare entrambi i cambi, togliendo Eriksen, che calcia benissimo da fermo, e inserire Ranocchia per poi chiedergli di fare il centravanti?

Le domande sono legittime, le risposte possono essere molte. Sufficiente per dare dei giudizi? L’allenatore conosce meglio di tutti la situazione dei singoli individui, quindi tutti dobbiamo pensare che abbia il polso della situazione e che decida con questo metro: il dubbio, però, che qualcosa di “sistemico” manchi c’era e c’è, solo che non è Napoli-Inter di Coppa Italia, dopo 3 mesi di lockdown, la partita buona per parlarne in termini assoluti.

Perché aggredire subito e poi rimanere a corto di fiato?

Molti allenatori fanno una scelta opposta, Conte vuole spesso partire a razzo, salvo poi ritrovarsi tutti col fiatone dopo metà gara. Insomma, anche qui ci troviamo di fronte a un refrain di quello che abbiamo visto in questi primi mesi di Conte allenatore dell’Inter.

 

Si tratta proprio di una scelta dell’allenatore, non c’è dubbio. Lecita o meno conta poco, perché alla fine parleranno i risultati: solo, c’è più di un sospetto che questa Napoli-Inter fosse più una partita da gestire con più calma, proprio perché l’Inter era apparsa, ed è, squadra migliore di quella partenopea, non solo nel complesso dei valori tecnici, ma anche in panchina. Gattuso è un allenatore molto pragmatico ma, con lui, l’opera di programmatica distruzione del sarrismo partenopeo è arrivata a compimento: non c’è più assolutamente nulla di quel Napoli, nessun concetto, niente. Quella squadra che era complicatissima da affrontare è diventata molto più malleabile, avvicinabile, aggredibile leggibile.

Va bene la necessità di recuperare, ma contro una squadra così era proprio necessario sparare tutto nei primi 30 minuti e poi trovarsi senza fiato per la successiva mezz’ora, salvo poi riprendere quando anche il Napoli è calato?

Il discorso lo approfondisco anche più avanti.

 

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