Le domande/verità di Napoli-Inter 1-1

Seconda parte

Ci manca più la lucidità o la qualità?

C’è un momento preciso di Napoli-Inter in cui questa domanda diventa più che legittima: manca lucidità? Coesione? Qualità?

Una delle cose che ci insegnano quando siamo piccoli e cominciamo a giocare a calcio (ed è cosa sulla quale i giornalisti insistono spesso) è che, quando vedi la porta, si tira e basta. Dopo una partita contro il Catania (la famigerata Catania-Inter 3-1), Mourinho prese a parte Eto’o dicendogli che da quella partita non sarebbe più stato titolare. Motivo del contendere? Invece che andare in porta, Eto’o ha passato palla a Milito per un gol facile. L’episodio non è citato in The Legend One perché ne sono venuto a conoscenza qualche anno dopo leggendo la biografia di Eto’o, in cui racconta anche di aver risposto “ho dato tutto, stai sbagliando: riguarda la partita e ne riparliamo”, pare che Mourinho si sia anche scusato.

 

Sappiamo com’è andata: era strategia mentale del portoghese. L’assist era la scelta più logica, più intelligente. Più di qualità. Più lucida.

L’azione è questa: in molti sosterranno che Candreva ha fatto bene a tirare, secondo me no, perché proprio da questa immagine si vede che lo spicchio di porta disponibile è davvero ristretto, è troppo defilato per potere essere davvero pericoloso, tanto che Candreva mira proprio nell’unico angolo in cui può sorprenderlo: Ospina non deve neanche tuffarsi per pararlo.

 

Nel frattempo, a rimorchio c’era Eriksen che avrebbe avuto non solo molta più porta per mirare e essere più pericoloso, ma avrebbe costretto Ospina a muoversi e, pertanto, a perdere quell’equilibrio sui piedi che per un portiere è fondamentale.

Fissiamo un altro paletto, ovvero che non è come dice ilMalpensante, ovvero che di errore trattasi perché è una scelta scellerata. Poniamo che sia una scelta più che legittima… non giusta, perché l’esattezza nel calcio non esiste, ma legittima. L’assist a Eriksen sarebbe stata una scelta migliore? Decisamente sì.

Quello di Candreva è solo un esempio tra l’abbondante mezza dozzina di situazioni in cui nasce questo dubbio: è questione di qualità o di lucidità? Non parliamo di cose complicatissime, non parliamo di cose tecnicamente difficili: il concetto di “qualità” non riguarda soltanto i piedi ma la testa. Sin dall’inizio dell’anno (ma è questione che ci tiriamo appresso dall’inizio della gestione Spalletti e perdura tutt’ora nonostante in campo ci siano molti interpreti diversi) sbagliamo molte cose negli ultimi 15/20 metri, scelte che a volte sembrano banali, tecnicamente elementari. È questione di egoismo? Di lucidità? Di tecnica in senso più esteso?

 

Meritavamo di vincere, ma siamo stati stupidi: non è la prima volta. Di chi è la colpa?

Domanda che si aggancia alla precedente ma anche al discorso lasciato in sospeso prima. Questa squadra ha totalizzato 7 vittorie senza subire reti, 1 solo 0-0 e in una sola altra occasione non ha realizzato gol, contro la Juventus. Se in 3 partite ci sono state delle rimonte (Milan, Bologna e Verona), contro Lazio si perde in rimonta, contro Fiorentina, Cagliari, Lecce e Atalanta si pareggia in rimonta, contro il Sassuolo rischiamo di buttarla in malora.

Questa squadra ha subito 8 gol nei primi 45 minuti, appena 1 nei primi 15: negli stessi segmenti ne realizza 25 e 5. Cioè, facendo un pourri, vince 25 a 8 nei primi 45 minuti e 5-1 nei primi 15.

Ne subisce 16 nei secondi 45, ci cui 6 negli ultimi 15: ne realizza 24 e 5. Ovvero, vince 24 a 16 nei secondi tempi e perde  6 a 5 negli ultimi 15.

La cosa che più impressiona è che ha questi due momenti di furia quasi, nella sezione centrale dei due tempi (tra 15esimo e 30esimo), in cui realizza 11 e 13 gol, ma nel 2° tempo, prima e dopo, subisce spesso il ritorno avversario.

Contro la Lazio, il gol di MS è 70esimo; Cagliari 78esimo; Lecce 77esimo; Atalanta 75esimo; Fiorentina 92esimo; il Sassuolo ce ne fa 2 tra il 74esimo e l’82esimo.

 

I numeri sono troppo eclatanti per non sbilanciarsi un po’ di più rispetto a tutto il resto: c’è un problema di gestione mentale e/o fisica nei 90 minuti. Quello che mi chiedo è: più mentale o più fisica? Questa è una squadra che non si sente forte a sufficienza e quindi, non ampliando il vantaggio, appena si apre una breccia si accascia? Oppure è l’esatto contrario, è presuntuosa e viene castigata per la sua presunzione?

Conte è stato preso per vincere subito o comunque alzare nell’immediato la competitività della squadra. Questo “salto di qualità” c’è stato?

Oggi la Gazzetta titola in prima pagina di un Conte sCONTEnto, con un gioco di parole che farebbe anche un bimbo delle elementari, ma tant’è. Quando è stato scelto Conte, l’assunto era: con lui si guadagnano 10/12 punti di più. Io in estate ero un po’ provocatorio, qualcuno credeva fosse un atteggiamento “anti-Conte” e invece non era così (lascio anche il tweet dell’amico Hendrik perché in sintonia col concetto):

 

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