Quel problema chiamato Eriksen

Terza parte

L’abbiamo vista prima, in questo caso ammetto che trattasi di didattica più che di opportunità: ma tra giocare “sicuro” verso un compagno che non perderà mai quella palla (la terrà mille volte su mille!), Perisic preferisce sparacchiarla in avanti verso Lukaku, colpendo l’avversario.

Questa è discretamente clamorosa, perché il centrocampo genoano è messo malissimo e Lautaro ha “spostato” l’attenzione dei difensori genoani, lasciando Eriksen solo: per uno della qualità di Vidal, girarsi fronte alla porta e servire verso Eriksen sarebbe uno scherzetto. Palla, invece, verso Darmian.

Facciamo vedere un video (mi costano molto più tempo, sorry, devo sceglierne pochi).

Bastoni si gira, vede Eriksen che si libera: è, sì, un passaggio rischioso, ma è un passaggio che l’Inter non fa raramente, anzi. Sbagliandolo qualche volta di troppo, ma se devo rischiare lo faccio verso uno che poi “vede verticale”. Purtroppo, invece, nel meccanismo che Conte ha messo in piedi c’è questa salita dei due difensori (centrale di destra e quinto) con arretramento di un centrocampista a far gioco: soprattutto quando lo fa Barella me ne sfugge l’utilità, ma questo è e questo ci teniamo.

Altro giro, altra riproposizione dello stesso concetto: Brozovic che diventa “finto terzo” di difesa per impostare e riceve palla. Ora, sono convinto che molti di voi, vedendo questa immagine, protesteranno: è un passaggio troppo rischioso. Avete ragione, ma non prendetevela con me: guardate la prossima partita e vedrete quante volte facciamo questo passaggio quando non è Eriksen in quella posizione.

Quando l’ho vista, mi sono detto “è la volta buona”, perché tutto sembra disegnato pre far partire Eriksen largo (come nei primi mesi di Tottenham) e inventarsi qualcosa. Palla a De Vrij.

Va sottolineata una cosa che le immagini statiche non mostrano: la lentezza della scelta, da parte di chiunque. Spesso queste soluzioni arrivano per necessità, perché si è perso l’attimo (o gli attimi) giusto (o giusti) per fare la scelta più intrigante, anche se forse più rischiosa.

Tra le tante possibilità, ho scelto forse la più clamorosa: Inter in ripartenza, con palla a Vidal (e chi meglio di lui?), Eriksen, Lukaku e Lautaro che scappano, ma col danese che fa il suo mestiere, ovvero si propone per un triangolo, una giocata, per aprire varchi.

Per Vidal questa palla è davvero una roba di una facilità mostruosa, eppure fa due tocchi in più che bruciano tutto, portano Eriksen quasi pure a inciampare.

Qui non c’entra la tattica, ma solo l’opportunità: Lautaro potrebbe battere subito verso Eriksen lanciato in porta, ma perde tempo e l’azione sfuma.

Guardate le gambe dell’avversario di fronte a Eriksen, in mezzo: è quella tipica posizione di chi non può muoversi rapidamente, perché ha deciso di temporeggiare: la palla dovrebbe andare in mezzo per una giocata veloce in cerca della profondità e invece l’Inter si perde… perdendo tempo, palla dietro.

Anche questa è clamorosa.

Bastoni esce bene palla al piede, ha subito l’appoggio perfetto a Eriksen che poi avrebbe il corridoio diagonale ideale per scatenare una ripartenza. In questa immagine ho disegnato quello che avrei voluto vedere già in diretta…

La realtà, invece, ci racconta questo: Bastoni ha deciso di portare palla di una ventina di metri per darla a Eriksen quando aveva già interrotto la corsa per forza di cose, risultando persino sgraziato. E ci tocca pure sentire da Bergomi “brutto stop Fabio, e mi taccio qui”, come se fosse colpa del danese.

Ultima immagine di questo filotto: Bastoni potrebbe darla lì dove farebbe male all’avversario, decide di appoggiarsi su Vidal, passaggio che non ha alcuna utilità perché non ci sono sbocchi.

Un capitolo a parte merita la questione Lukaku, anche se ripeto che ci tornerò a parte.

Lukaku potrebbe giocarla con Eriksen vicino, preferisce Brozovic: qua un po’ più comprensibile di altre volte, però è azione che non porta da nessuna parte.

 

Questa è clamorosa, perché riceve palla da Darmian, dovrebbe stoppare verso il centro, al limite basta giusto un tocco per un triangolo col danese. Ma Lukaku preferisce stoppare d’esterno, imbottigliarsi e poi servire comunque Eriksen, ma con clamoroso ritardo e molte complicazioni in più, con palla che finisce troppo lenta per Lautaro Martinez.

Questa è l’azione in cui i 3 sembra si siano scambiati più di una opinione… ma aveva ragione Eriksen.

Stesso identico concetto, fotocopiato: ovviamente Lukaku fa la giocata sbagliata invece che servire Eriksen.

Questa è più difficile da leggere nel fermo immagine, ma vi garantisco che vederla in movimento fa capire quale sia l’errore di non giocarla di prima verso il centro invece che stopparla e giocarla su D’Ambrosio, anche qui con il tempo di ritardo che complica la vita al compagno.

E c’è un’azione che lo dimostra senza appello, forse la migliore azione dell’Inter: Lukaku qui dovrebbe semplicemente toccarla una volta, “a scorrere”. Ma lui preferisce stopparla, perdendo l’attimo giusto: chiunque ha giocato a calcio sa che Eriksen è costretto a rallentare la corsa e, in quel momento, la ricezione è davvero difficile per chiunque.

 

E se ho preso Lukaku come cartina di tornasole è perché non vorrei che qualcuno pensasse a una mia forma di manipolazione: che adori Lukaku lo sapete, che lo adorassi già da prima pure, che lo abbia raccontato con entusiasmo anche… insomma, Lukaku core mio mi aiuta a spiegarvi Eriksen.

Ma che succede quando Eriksen riceve palla? Detto che 99 volte su 100 succede col tempo sbagliato, Eriksen avrebbe necessità di avere movimento accanto a sé. E invece nessuno si muove.

Le tre immagini ve le do così, senza commento specifico perché sono autoesplicative: sono tutti fermi… e se mi seguite sui social, lo avrete già letto. In uno dei casi, i due attaccanti pensano entrambi a scappare, nessuno che si propone per un’alternativa. Gli altri fermi.

 

In questo contesto, giocare il suo calcio è quanto di più difficile gli potesse capitare. Quando ha la possibilità, verticalizza e inventa. Questa è la visione da urlo che strappa persino a Bergomi un entusiasta “ma hai visto che prestazione Rovella?”.

Eppure sarebbe facile cercarlo più spesso per tentare questo tipo di giocate: se ne sbaglia dieci, state tranquilli che riproverà con la undicesima e la dodicesima, perché rischiare gli piace, è il suo mestiere.

Così come succede in queste due occasioni per Lautaro Martines, due video senza commento:

 

Oh, dite che sono stato esagerato? Dite che ho visto cose impossibili?

Magari, peccato però che l’Inter stessa mi dia ragione: il gol di Lukaku nasce proprio da un passaggio rischioso in verticale di Brozovic, il primo della partita, là dove fino a quel momento si era rifiutato di farlo verso Eriksen, preferendo la fascia anche quando invece di due, come in questo caso, trovava un solo compagno.

Guardare l’Inter quando gioca così è per me una sofferenza, mi arriva sempre uno “spasmo” quando si perde quell’attimo di gioco che sarebbe fondamentale per diventare davvero pericolosi con più frequenza. E dire che basterebbe davvero pochissimo…

Insomma, siamo sicuri che sia tutta colpa di Eriksen? Che c’entri qualcosa la bava alla bocca o la presunta mollezza? Che lui dovrebbe comunque fare la differenza nonostante giochi un calcio con un ritmo diverso dal contesto che lo circonda? Oppure allenatore e squadra potrebbero fare scelte diverse per sfruttare meglio il giocatore che, senza alcun dubbio, è tecnicamente il top in rosa?

Voi pensate che sia io a cercare giustificazioni per un giocatore ce mi paice? L’avete vista la partita contro lo Shakhtar Donetsk? Ecco, nel finale del secondo tempo avete visto una cosa del tutto identica a quella che avete letto finora. Protagonisti? Lukaku e Eriksen! Sempre lui, il mio amore belga.

 

Da oggi, so che voi che siete passati da qui guarderete la partita in maniera diversa e noterete anche voi quelle occasioni in cui la palla potrebbe finire al danese e invece non arriva, se non in ritardo.

A sua colpa, aggiungiamo che mentalmente sta soffrendo la mancanza di fiducia di Conte (e in questo, invero, deve metterci molto del suo: non può pretendere fiducia a occhi chiusi), ma soprattutto una posizione non ideale per un calciatore che non è abituato all’ipertatticismo italiano, e che avrebbe vantaggio nel giocare in una posizione più arretrata, quantomeno da mezz’ala, per consentirgli più spazio, respiro, campo da “osservare”.

L’ho scritto a febbraio, lo riscrivo ora: per Eriksen, adattarsi a questo modo di giocare significa doversi snaturare, è fuori dalla sua dimensione, significa scalare 2 o 3 marce. È l’Inter che deve “cucirsi” addosso a Eriksen, rischiare di più, accelerare, tentare un calcio fatto di meno possesso palla ma più rapido, fatto di verticalità, più imprevedibile.

Come dite? Che sarebbe il calcio fatto da Conte per buona parte della permanenza alla Juventus? Eh, appunto. E me lo aspetto proprio perché considero Conte più intelligente di quanto non lo faccia il più accanito dei suoi fan.

 

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