Due passi indietro di Conte, tre avanti dell’Inter

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Chi racconta del cambio modulo (chiamiamoli da adesso 3-5-2 e 3-4-1-2) focalizzandosi su Eriksen e non sulle difficoltà nerazzurre di dicembre e di inizio anno, imbastisce una narrazione a uso e consumo non si sa di cosa, ma che non racconta la verità. Perché non è solo cambiato il modulo, ma è cambiato anche il modo di impostare la partita, sia in fase di possesso che in fase di pressing, con delle scelte sempre più estreme soprattutto da questo punto di vista.

Perché se, del primo, era di fatto rimasta una sola arma (il “palla a Lukaku”, che prima era alleggerimento e poi è diventato arma tattica principale), dall’altro Conte ha estremizzato, rimanendo imbrigliato nel personaggio Conte, che pian piano è andato alla deriva rispetto alle necessità della squadra.

Il “cambio a causa di Eriksen” è talmente flebile come motivazione da non trovare conferme in campo. L’anno scorso contro il Torino, per esempio, 32esima giornata, con Gagliardini e Brozovic interni di metà campo, Borja Valero è andato sulla trequarti, come raccontavo su Twitter:

Così come contro la Roma era toccato a Brozovic:

Contro il Genoa l’anno scorso, sempre per esempio, in fase di impostazione Borja Valero scalava dietro e si formava un centrocampo col vertice basso, mentre in fase difensiva era l’opposto, ovvero era lo spagnolo a chiamare spesso il pressing con Vecino e Gagliardini a rimanere più staccati. Focalizziamoci su questo aspetto perché è la stessa dinamica che si è vista spesso con Brozovic, che sembrava letteralmente perso per strada perché… faceva casino.

Nel derby contro il Milan, 11 Febbraio 2020, Brozovic di fatto marca a uomo Bennacer e va sempre a pressare altissimo, come scrivevo al tempo:

Per me si tratta di un errore concettuale: non puoi far marcare il loro regista dal nostro regista, perché alla lunga è il nostro che scoppia, non il loro. E questa Inter è (ancora) troppo brozocentrica per consentirsi un Brozovic che sfasa, e il croato lo fa per due ordini di ragioni: quando è marcato troppo da vicino oppure quando è costretto a correre troppo… o quantomeno tanto da perdere la lucidità nell’impostazione.

Ecco, Brozovic, il calciatore rimasto schiacciato più di tutti in quello che è stato il cedere di Conte al richiamo del personaggio. A Marcelo è stato chiesto di tutto, di fare il regista/mediano e, al tempo stesso, di doversi alzare in marcatura sul regista avversario, facendolo spesso correre a vuoto, ma soprattutto slegando la squadra, ampliando i buchi alle spalle degli interni e sottraendo a Marcelo la cosa che gli ha salvato la carriera: rimanere sempre “sul pezzo”, dentro la partita, toccare molti palloni, muoversi di meno senza palla per essere sempre punto di riferimento.

Errore, questo su Brozo, che gli ho “rimproverato” per molto tempo, per quello che valeva e vale la considerazione di un oscuro profilo Facebook/Twitter:

Per fare quel ruolo lì con quelle dinamiche lì ci vogliono tempi che Brozo non ha mai avuto, testa che non ha, sensibilità tattica che possono permettersi i Cambiasso o i Casemiro, non lui, che ha qualità eccelse anche, ma sotto altri aspetti. Se gli chiedi di fare quel lavoro, il risultato è sempre lo stesso: “Brozovic fa casino”, e se c’è una cosa che fa male a questa Inter è proprio perdere Brozovic.

Talmente casino che non era raro vedere schizzare verso la trequarti le sue heatmap persino al di sopra dei compagni di reparto:

Sono arrivato quasi ad avere il tono della supplica, perché Brozo ha delle qualità indiscutibili: se “recintato” nei suoi 20 metri di campo, se non gli si chiede di impostare i tempi del pressing (che non ha mai avuto, né per indole né per intelligenza tattica), è un giocatore formidabile:

Ergo: Conte aveva capito che l’Inter era diventata prevedibile,  che non c’era più una uscita di palla pulita e rapida, aveva capito di essere stato… “letto” per bene dagli avversari, oltre a vedere una squadra che correva nettamente meno e peggio che nei primi mesi. Va dato atto che non c’erano alternative tecniche (Eriksen a parte… giuro, non sono sarcastico) in grado di riportare da questa parte il favore degli dei calcistici, pertanto non gli restava che l’altro lato della coperta, ovvero la fase di non possesso di cui ha estremizzato i concetti, basandosi proprio principalmente sui movimenti di Brozovic (anche se, chiaro, non solo suoi).

Per come l’ho vista io, nella sua idea di pressing, Conte sentiva la necessità di un uomo che alzasse tutto il baricentro della squadra. Ma è una scelta che nel lungo termine si è rivelata fallimentare, visto che l’Inter subiva gol sempre allo stesso modo, sempre d’infilata, sempre nel mezzo. Non riuscendo più a reggere, fisicamente e tatticamente, con Brozovic da solo in mezzo, ha invertito il triangolo a metà campo.

Chi mi segue su Twitter e Facebook sa di cosa parlo perché ne ho parlato spesso:

Giusto precisare che probabilmente Eriksen è arrivato nel momento sbagliato, ovvero quando il “trequartista” di Conte doveva spremersi fino all’estremo anche a costo di durare 50 minuti: ed è per questo che lo ha chiesto a Brozovic, lo ha chiesto a Barella, lo ha chiesto persino a Borja Valero, ma lo ha fatto meno volentieri con Vidal, che ha una autonomia ridottissima.

Quel lavoro lì Eriksen non può farlo, perché gliene manca la disciplina tattica, viene da un calcio troppo diverso: poco conta che, pur facendolo, gli altri facevano più casino che altro.

Di fronte al baratro, l’ha visto anche Conte, che ha deciso di fare un’inversione di marcia. Purtroppo, però, il calcio è come il Tutto, ovvero è narrazione anche lui, di quella narrazione che spesso spazza via anche i fatti… per cui è passato che l’inversione di tendenza è avvenuta grazie al cambio di modulo.

Narrazione sbagliata, perché i fatti raccontano altre cose.

Ora, purtroppo la vita va come deve andare e spesso non segue i nostri desideri, quindi mi sono trovato spesso a metter su articoli che poi non hanno visto la luce perché non sono riuscito a finire. Ci sarebbe tutto il materiale per analizzare tutte le singole partite ma qui non si può, sono costretto a fare una cosa che odio ai massimi livelli: ridurre un ragionamento a un paio di immagini appena, sì e no un paio di video. Ma devo accontentarmi di questo, altrimenti non la finiamo più.

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