Due passi indietro di Conte, tre avanti dell’Inter

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Contro il Milan è stata la prima occasione quest’anno per vedere di nuovo il 3-5-2. In questo caso, il cambio è stato dettato da una necessità tattica: Conte ha deciso di marcare a uomo i centrocampisti rossoneri. Qui vediamo Kessié marcato da Vidal, Bennacer da Barella.

E qui anche Chalanoglu da Brozovic:

E tre, accontentiamoci di sole 3 immagini:

Genoa-Inter, con Eriksen in campo: è un 3-5-2 chiarissimo (così come lo è stato quello del debutto del danese)

Attenzione, è giusto precisare che quest’anno il “trequartismo” contiano è stato diverso da quello dell’anno scorso e che probabilmente aveva già deciso da tempo di tornare al passato: se riguardate le partite (ma succederà, pur meno, anche nelle prossime), una delle due mezze ali va sempre più avanti dell’altra, che va dietro per impostare, facendo salire uno dei tre difensori centrali e consentendo all’esterno una posizione nettamente più avanzata.

Questo ha comportato una “impressione” di trequartista, ma non si può confondere una dinamica da una scelta di modulo. Sempre contro il Genoa, per esempio, Brozovic va basso per impostare: se fosse un 3-4-1-2, Vidal sarebbe nettamente più centrale per coprire preventivamente, mentre invece quel lavoro lo fa proprio Eriksen perché gioca, di fatto, da mezz’ala.

Come accade qui, con Brozo basso a destra e Eriksen che ne prende il posto in mezzo.

Nel caso specifico, tra l’altro, va anche considerata l’indole di Eriksen, che è uno che in campo si muove moltissimo in verticale per cercare palla: ma, anche in questo caso, non si può confondere una dinamica con una scelta di modulo.

Con conseguenze estreme dal punto di vista dell’equilibrio tattico, come si può vedere in azioni come questa, in cui alle spalle dei tre centrocampisti si formava una voragine indicibile:

Nel caso specifico, per una frazione di primo tempo Conte ha chiesto ai tre di “ruotare” costantemente, perdendo equilibrio e logica, facendo una fatica non da poco nel trovare il filo logico della conduzione: nella fase finale di tempo ha riportato la squadra al 3-4-1-2, abbandonando le marcature a uomo.

Contro il Parma un’ulteriore, con più apparente libertà data a Eriksen in fase di non possesso (più spesso con 3-4-1-2 che non 3-5-2) ma con più rigidità tattica in fase di possesso, visto che al danese è stato chiesto di partire sempre un po’ più decentrato, da mezz’ala:

Ho scritto “apparente” perché anche con il Parma si sono viste marcature piuttosto strette sui centrocampisti avversari: i movimenti dei nostri erano più condizionati da quelli degli avversari che non viceversa. Ci si aspettava un Parma disposto diversamente, ma alla Eriksen è finito per marcare Hernani praticamente a uomo.

Ma se qui ancora si era ancora in una fase di “ibridazione”, contro l’Atalanta via ogni dubbio.

Anche in fase di possesso:

Delle ultime 3 sappiamo già.

Se non è cambiato il modulo, cosa è cambiato allora? È cambiato l’atteggiamento complessivo, con annesso baricentro.

Conte si è liberato del personaggio, ha stracciato la narrazione del Conte gegenpressing azzannalitutti ed è tornato a quello che gli ha dato più rendita nella sua carriera: baricentro più basso, squadra più compatta, niente più (o comunque molte meno) strane invenzioni sia in fase di impostazione che di non possesso. Distanza tra i reparti che finalmente è tornata a essere umana dopo mesi di robe raccapriccianti da questo punto di vista.

Non vorrei ricordare male (ho verificato a campione, ma non su tutta la stagione), ma l’Inter rarissimamente è scesa sotto i 55 metri di baricentro in fase di possesso, e praticamente sotto i 45 in fase di non possesso. Idem all’inizio di quest’anno.

Analizzando quella fetta di stagione scorsa:

  • Atalanta: 60 metri baricentro proprio, 50 avversario;
  • Lecce: 65 proprio, 58 avversario;
  • Napoli: 48 proprio, 45 avversario;
  • Genoa: 58 proprio, 55 avversario;
  • Lazio: 56 proprio, 47 avversario;
  • Cagliari: 54 proprio, 49 avversario.

Questa stagione:

  • Milan: 55 proprio, 52 avversario
  • Genoa: 58 proprio, 58 avversario
  • Parma: 66 proprio, 61 avversario

Poi il cambio:

  • Atalanta: 52 a 42
  • Torino: 55 a 52
  • Sassuolo: 51 a 39
  • Bologna: 55 a 42

Cosa è successo? Probabile che si siano parlati e abbiano deciso insieme di rinunciare al pressing alto? Può darsi, ma certo è che la squadra difende in maniera completamente diversa, molto più compatta e stretta, molto più logica.

Secondo voi è un caso che, arretrando il baricentro, Skriniar ne abbia giovato e, con lui, tutta la squadra? Perché distanze più corte significano anche più sicurezza in difensori che non sono velocissimi, che magari sono abituati a giocare un calcio diverso come nel caso di De Vrij e di Skriniar, meno in quello di Bastoni che ha un atteggiamento diverso in fase di non possesso.

Il sano realismo di Conte ha dato i suoi frutti e ne darà ancora, perché questa squadra ha queste due caratteristiche: deve sempre sentirsi in tensione e non può avere atteggiamenti scriteriati, perché più si ampliano le distanze tra i reparti e più fa fatica. Attenzione, succede a tutte se i reparti si slegano, ma c’è chi ha giocatori che nascono per un pressing alto, che hanno sapienza tattica e letture sapienti e di pregio (vedi il Real di Zidane con i migliori Modric e Casemiro), mentre l’Inter ha giocatori per gran parte istintivi, irrazionali soprattutto nella fase di pressione. “Contenerli” è un modo per farli rendere al meglio.

Ma partire 10/15 metri dietro aiuta anche gente come Lukaku, che può giocare più spesso fronte alla porta e libero di esprimere la sua velocità, così come Hakimi che con più campo è devastante. Ne guadagna anche Perisic, che non brillerà di luce propria e non diventerà il miglior esterno sinistro del mondo, ma inquadrato tatticamente, con meno pressione (2/3 anni fa era lui uno dei 3 top player, oggi è appena un comprimario), in una squadra molto corta può dire la sua. Ne guadagna anche Barella che, come dicevo poco dopo il suo acquisto, “ha bisogno di spazi più ristretti”, sono quelle “tonnare” dove rende nettamente di più. Ne guadagna persino Handanovic, toh.

Insomma, senza stravolgere la sua amata difesa a 3, Conte è riuscito a riportare, almeno in buona parte, i pezzi là dove devono essere per rendere al meglio.

Dove può arrivare? C’è poco da discutere: è per distacco l’allenatore più pagato della Serie A, il più “titolato”, gli hanno fatto due buoni mercati (sì, anche quest’ultimo nonostante le perdite post Covid): la miglior difesa della Serie A, quello che penso di Brozovic (nel nuovo-vecchio contesto) l’avete letto, di Barella sappiamo, Hakimi è un’iradiddio così come Lukaku: è un organico certamente con molti limiti, soprattutto dal punto di vista tecnico, ma è probabilmente la rosa migliore in Serie A, dotata di esperienza e spessore.

Non è la prima? Sarà la seconda, ma dietro alla Juventus meno dotata degli ultimi anni, con un allenatore alle prime armi e che sta facendo più confusione che altro; un buon Milan, organizzato bene, ma che dovrà fare i conti, presto o tardi, con Pioli e la sua tendenza a perdere il filo durante la stagione; il Napoli e la Roma a corrente alternata, che diranno certamente la loro però…

Conte sa di avere una chance unica e credo che sia uno dei motivi che lo hanno convinto a restare: avrebbe voluto una rosa migliore, in condizioni normali gliel’avrebbero anche concessa, ma dall’altra parte non ha schiacciasassi, sono tutte avversarie alla portata, soprattutto se è lui ad assecondare la rosa e non viceversa. Proprio come avviene da 5-6 partite a questa parte.

Non vincere in queste condizioni sarebbe un delitto.

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